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Tutino-Crocetta, "l'intercettazione non esiste": Libero svela i retroscena dell'inchiesta

Secondo il quotidiano diretto da Belpietro i giornalisti, intercettati, avrebbero ammesso di non avere mai sentito la famosa telefonata. Il Governatore su Facebook: "Svelata la bufala de l'Espresso". L'avvocato Caleca: "Nessun complotto"

I giornalisti intercettati avrebbero ammesso di non avere mai sentito la famosa telefonata. “Svelata la bufala de l’Espresso”, è sollevato il governatore Rosario Crocetta, che scrive sul suo profilo Facebook. Il presidente della Regione siciliana torna sull’argomento più caldo dell’estate 2015 e posta un articolo pubblicato da Libero che svela i retroscena dell’inchiesta che ha portato all’incriminazione dei giornalisti dell’Espresso, Piero Messina e Maurizio Zoppi.

I due giornalisti pubblicarono nel luglio scorso la notizia di una presunta intercettazione di un colloquio fra Matteo Tutino, medico personale del presidente della Regione, e lo stesso Rosario Crocetta, in cui il professionista avrebbe detto di voler “fare fuori Lucia Borsellino, come il padre”. Intercettazione più volte smentita dagli inquirenti.

Secondo Libero le carte dei pm avrebbero fatto a pezzi l’Espresso e “smontato lo scoop su Crocetta. Nel pezzo si “parla di leggenda metropolitana che circolava da tempo nei palazzi siciliani da tempo, resa credibile ai timpani degli autori da due parole (‘va fatta fuori’), decontestualizzate, origliate di sfuggita da Messina da un apparecchio di un carabiniere senza sapere chi fosse stato a pronunciarle, come ha ammesso il cronista nel suo interrogatorio”.

Nell’articolo si fa riferimento a una trappola. Il 21 luglio Messina e Zoppi vengono iscritti nel registro degli indagati e “il giorno successivo – si legge nel pezzo – gli investigatori captano una conversazione tra i due che chiama in causa pesantemente la direzione del settimanale. Zoppi dice: ‘E’ un mega polpettone avvelenato questa cosa (…) Minchia dicono che noi sentiamo l’audio’. Messina ribatte: ‘Gli ho detto di smussarla molto questa cosa’. E Zoppi: ‘Il direttore parla col culo nostro… (…) Questi vogliono uscirsene puliti col culo nostro'”. E “questi” sarebbero proprio i vertici dell’Espresso. In quel momento, scrivono i magistrati, i due giornalisti “sono pienamente consapevoli di non avere ascoltato proprio nulla e sono terrorizzati dalla linea scelta dai colleghi romani che invece stanno scrivendo che essi avevano ascoltato l’audio”.

"Ricordiamo afferma l'avvocato difensore Nino Caleca - che il gip ha rigettato la richiesta giudizio immediato sostenendo che tutta la vicenda vada approfondita, che non c’è stato alcun complotto, nessuna volontà di calunniare qualcuno e che i cronisti hanno lavorato convinti svolgere al meglio il loro dovere".

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