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Lunedì, 23 Maggio 2022
Cronaca Partinico

Covid, il primario dell'ospedale di Partinico: "Esplosione di contagi, ad ogni ondata riviviamo un incubo"

Sandro Tomasello in trincea contro il virus è già da oltre un anno: "C'è molta stanchezza. Tanti ci dicono di non essersi vaccinati perché hanno il terrore dell'ago o di essersi spaventati dopo aver sentito in tv dei casi di morti sospette. Qualcuno continua a ripetere di non voler essere una cavia, ma è una minoranza"

"Ci aspettavamo un incremento dei casi durante l'inverno, ma non questa esplosione di contagi. Vedere la luce e dopo tornare indietro è pesante psicologicamente anche per noi sanitari. Sembra di essere dentro un grande gioco dell'oca". Sandro Tomasello in trincea contro il virus è già da oltre un anno. Da novembre del 2020 dirige l'Uoc Terapia intensiva del Covid hospital di Partinico nel Palermitano. "C'è molta stanchezza - dice all'Adnkronos -. Ogni volta che superiamo una nuova ondata, quando torniamo alla 'normalità' della vita ospedaliera, c'è sempre molto entusiasmo. Poi a ogni picco dei contagi si rivive l'incubo. Il Covid non ci permette di fare una progettualità a lungo termine". I posti letto nel suo reparto oggi sono tutti occupati. "Sono 14 ma ieri mattina ho dovuto attivarne altri sei per rispondere anche alle richieste che arrivano dagli ospedali di Palermo".

Nell'ospedale Civico di Partinico, ormai alla sua terza riconversione dall'esplosione dell'emergenza pandemica, gli interventi chirurgici programmati non si fanno più. "Solo le emergenze", dice Tomasello, perché le risorse non bastano. "Da giugno fino a novembre siamo rimasti un ospedale misto - racconta -. I posti letto Covid erano una ventina, oltre la terapia intensiva. C'erano due sale operatorie attive e una regolare attività chirurgica. Ora è stata sospesa perché il carico dei pazienti Covid è aumentato".

Rispetto all'anno scorso i numeri, comunque, sono diversi. "Di questi tempi avevo 24 pazienti ricoverati: era pesante lavorare in quelle condizioni".  In terapia intensiva oggi finiscono soprattutto i non vaccinati. "Siamo intorno all'85 per cento - spiega Tomasello -. Su quattordici pazienti attualmente ricoverati: quattro sono vaccinati, ma fermi alla seconda dose, e dieci non vaccinati. I numeri sono chiari. Il vaccino protegge". No vax per paura soprattutto. "Tanti ci dicono di non essersi vaccinati perché hanno il terrore dell'ago o di essersi spaventati dopo aver sentito in tv dei casi di morti sospette. Qualcuno continua a ripetere di non voler essere una cavia, ma è una minoranza".

Quello che accomuna tutti, però, è il pentimento. "Un buon 80 per cento se potesse farebbe una scelta diversa - spiega Tomasello -. Ieri mattina abbiamo dimesso un ragazzo di 30 anni non vaccinato e senza patologie. Ci ha detto: 'Se avessi la possibilità di tornare indietro mi vaccinerei altre dieci volte'. In tanti si scusano perché la loro decisione di non proteggersi crea una pressione negli ospedali spesso insostenibile e di cui a farne le spese è chi da due anni ormai lavora in trincea". 

Chi arriva in terapia intensiva presenta le stimmate del Covid: insufficienza respiratoria. "Si tratta della quasi totalità dei pazienti. Cosa diversa accade nei reparti di degenza ordinaria, lì in questi mesi abbiamo assistito a un cambiamento radicale. Prima arrivavano pazienti con sintomatologia respiratoria per il 99 per cento dei casi. Ora con la variante Omicron i positivi sono tantissimi tra la popolazione, così accade che al pronto soccorso giungano per altri motivi e solo dopo viene fatta incidentalmente la diagnosi di positività".

Insomma sono pazienti Covid con altre patologie, nelle quali "il virus è secondario e non provoca alcuna sintomatologia o non è causa del loro problema principale, ma vanno gestiti e questo causa la saturazione dei posti letto".  Le prospettive? "La speranza è che nel giro delle prossime due settimane la curva scenda - dice -. Ma quello che ormai è certo è che dobbiamo imparare a convivere con il virus in modo intelligente. Il che significa ascoltare le indicazioni delle autorità sanitarie e, quindi, innanzitutto vaccinarsi. E poi rispettare le regole: distanziamento, igiene e soprattutto le mascherine. Quelle Ffp2 hanno dimostrato di limitare il contagio e se limitiamo la trasmissione del virus riduciamo anche il rischio che si sviluppino varianti più aggressive", conclude. 

fonte Adnkronos

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