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Cronaca

Covid, sono 180 i medici "no vax" sospesi a Palermo e provincia

Oltre 25 hanno invece regolarizzato la propria posizione dopo i primi solleciti. Il presidente provinciale dell'Ordine Toti Amato: "Sono numeri contenuti, in linea con i dati regionali e nazionali. Molti colleghi, inizialmente restii alla vaccinazione, hanno cambiato idea e si sono messi in regola. La legge è chiara e deve essere rispettata"

Alcuni prestano servizio in ospedale, altri lavorano da convenzionati. O meglio lavoravano. Si tratta dei 180 medici di Palermo e provincia che a oggi risultano sospesi dall'Ordine professionale per non avere rispettato l'obbligo vaccinale anti Covid. Oltre 25 hanno invece regolarizzato la propria posizione. Per i camici bianchi, come noto, sottoporsi al vaccino non è una libera scelta ma un passaggio obbligato. C'è chi non lo ha rispettato e, una volta individuato, è scattato il provvedimento disciplinare. "Sono numeri contenuti, in linea con i dati regionali e nazionali. Molti colleghi, inizialmente restii alla vaccinazione, hanno cambiato idea e si sono messi in regola. Chi ancora non si è vaccinato rappresenta una fascia residuale", dice a PalermoToday il presidente dell’Ordine dei medici provinciale Toti Amato, membro del direttivo della Federazione nazionale, Fnomceo.

I controlli

Accertamento dell’inadempienza e sospensione dall’esercizio della professione sono passati in capo agli Omceo provinciali tramite la Federazione nazionale Fnomceo, che opera in qualità di responsabile del trattamento dei dati personali, avvalendosi della piattaforma nazionale Digital green certificate (Dgc). Qualora dalla banca dati centralizzata il medico non risulti vaccinato (anche con la terza dose), l’Omceo competente lo invita al rispetto dell’obbligo vaccinale. Ha tempo cinque giorni per produrre la documentazione che provi l’avvenuta vaccinazione, l’omissione o il differimento, ovvero di avere già presentato richiesta di vaccinazione. La somministrazione deve comunque avvenire entro 20 giorni dall’invito.

"Siamo in una fase di passaggio tra il vecchio sistema di controllo e il nuovo - spiega Amato - Stiamo affrontando alcuni problemi di carattere pratico come l'adeguamento delle piattaforme digitali. Ci sono poi delle difficoltà, comuni a tutte le grandi città, nel rintracciare tutti i medici. C'è chi esercita fuori, chi non risponde alle comunicazioni. Lentamente ma stiamo procedendo".

Decorsi i cinque giorni, qualora l’Ordine abbia accertato l’inadempimento vaccinale, viene data comunicazione alla Fnomceo e al datore di lavoro, determinando l’immediata sospensione dall’esercizio della professione, con relativa annotazione nell’albo di riferimento. La sospensione sarà efficace fino alla comunicazione del completamento del ciclo vaccinale primario (prima e seconda dose). Per i medici che hanno invece già completato il ciclo vaccinale primario, la sospensione sarà efficace fino alla somministrazione della terza dose, che dovrà comunque avvenire entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto. Il medico sospeso non potrà percepire alcuna retribuzione o altro compenso.

Non tutti i sanitari però, ricevuta la sospensione, hanno tolto il camice. C'è chi ha continuato a esercitare in barba a ogni regola. Non solo medici, è bene ricordarlo, perché attorno alla sanità ruotano migliaia di persone con specializzazioni e profili diversi. Solo la scora settimana i carabinieri del Nucleo anti sofisticazioni sono intervenuti in due farmacie della provincia proprio perché i gestori, sospesi perché no vax, avevano in realtà proseguito l'attività dietro al bancone. "Da quello che ci risulta - spiega Amato - non ci sono stati medici sospesi che hanno proseguito l'attività, almeno nel Palermitano, nell'Agrigentino e nel Trapanese. Molti colleghi che inzialmente non volevano vaccinarsi, quando è stata emanata la normativa si sono adeguati". Determinante su questo fronte la collaborazione con le forze dell'ordine per i controlli.

"Mi auguro che tutti i colleghi - sottolinea Amato - rispettino la normativa. La vaccinazione è un obbligo di legge e le leggi si rispettano. Le regole sono state fatte in base alla scienza ed è nostro dovere rispettarle. Come Ordine è nostro dovere anche farle rispettare e proseguiremo su questa strada". 

"I medici di famiglia - interviene Vincenzo Di Pietro, vicecoordinatore nazionale giovani medici del sindacato Snami e tesoriere Snami Palermo - devono essere un esempio per la popolazione. Ed è inaccettabile che ci siano colleghi che non credono nel vaccino, arma fondamentale nella prevenzione delle infezioni. Spingiamo quindi affinchè tutti si vaccinino. E' oggettivo che ci siano delle difficoltà nel raggiungere tutti i medici, soprattutto quelli che non sono inseriti in strutture ospedaliere. Speriamo quindi che si possano implementare i controlli ma che parallelamente si renda più efficace la comunicazione così da vincere le resistenze".

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