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Sanità

L'allarme dei chirurghi: "Non c'è solo il Covid, interventi fermi negli ospedali"

Il direttivo della Ssc chiede con forza l’intervento del governo e di tutto il Parlamento regionale affinché venga garantito un volume minimo di attività che non scenda a meno del 40% del periodo pre-pandemia

Interventi chirurgici fermi a causa dell'emergenza Covid. A lanciare l'allarme sono diverse associazioni nell'ambito sanitario. “I dati parlano chiaro – afferma il presidente della Ssc, Società siciliana di chirurgia Giuseppe Navarra -  attualmente in Sicilia si operano quasi dappertutto solo urgenze e pazienti classificati in classe A. I chirurghi avevano iniziato da qualche mese ad operare pazienti nel corso di sedute operatorie aggiuntive al fine di abbattere le liste di attesa lievitate a causa delle ondate pandemiche, ma i risultati di questo sforzo organizzativo saranno vanificati dallo stop di questi giorni.”

Il direttivo della Ssc, che rappresenta la comunità dei chirurghi siciliani, chiede con forza l’intervento del governo e di tutto il Parlamento regionale affinché venga garantito alla chirurgia un volume minimo che non scenda a meno del 40% del periodo pre-Covid, una omogeneità dei regolamenti organizzativi e la tutela delle reti ospedaliere. I chirurghi, dal canto loro, profonderanno un impegno ancora maggiore nella promozione della campagna vaccinale riconoscendo a quest’ultima un ruolo fondamentale ed insostituibile nel ridurre la pressione sul sistema ospedaliero consentendo la liberazione di risorse umane, strutturali ed organizzative indispensabili per il trattamento della patologia No-Covid.

“Garantire la necessaria assistenza, le cure e gli interventi anche ai pazienti con patologie non Covid, che continuano ad essere penalizzati a causa dell'attuale recrudescenza della pandemia, dovuta al dilagare della variante Omicron”. E' l'appello di Barbara Cittadini, presidente di Aiop, Associazione italiana ospedalità privata. “Condividiamo l’allarme dell’Associazione Chirurghi ospedalieri italiani (Acoi) e della Società italiana di chirurgia (Sic) per un’attività chirurgica programmata negli ospedali pubblici italiani che è praticamente ferma, limitata agli interventi d’urgenza o a salvaguardare quelli oncologici non rimandabili, con una riduzione dal 50 all’80% in tutta Italia”, aggiunge.

Secondo Cittadini “bisogna agire in fretta, per arginare un'emergenza che rischia di lasciare senza l’assistenza necessaria molti malati, che si confrontano con liste d’attesa che tornano ad allungarsi e reparti Covid e terapie intensive affollati. Occorre riorganizzare i servizi e il personale e servono nuovi investimenti per assicurare il diritto alla salute e alle cure anche ai malati non Covid” conclude.

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