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Giurisprudenza: tasse extra per tutti i fuori corso, servizi solo per alcuni

Il consiglio di facoltà ha stabilito di attivare i corsi per il superamento della 'materie scoglio' escludendo gli studenti dei corsi del nuovo ordinamento. Ma a pagare la contribuzione aggiuntiva saranno tutti, anche chi non potrà usufruirne

L'atrio della Facoltà di Giurisprudenza

Per pagare le tasse gli studenti sono tutti uguali, per usufruire dei servizi no. Il consiglio di facoltà di Giurisprudenza ha deciso questa mattina di non ampliare i corsi di recupero a tutti gli studenti fuori corso, limitandoli agli indirizzi ad esaurimento istituiti con la legge 509/1999. Ma secondo le delibere del consiglio d'amministrazione tutti gli universitari non in regola con il percorso di studi dovranno pagare indistintamente, oltre alla retta, un supplemento che nei prossimi due anni varierà da 50 a 300 euro.

"Per ricostruire il paradosso di questa vicenda - spiega Salvatore Di Chiara, consigliere nazionale in quota Rete universitaria mediterranea - bisogna fare un passo indietro. I corsi di recupero per la materie scoglio sono stati costituiti nel 2011, come misura per ridurre il numero di fuori corso, il cui alto tasso riduce i finanziamenti ministeriali all'ateneo. Questo nonostante sia stata sospesa la 'decadenza' per gli studenti che per diversi anni non hanno sostenuto esami. Ad aprile il rettore invita i presidi di ciascuna facoltà a comunicare, entro maggio 2013, la denominazione dei corsi per le 'materie scoglio' fruibili da tutti quelli dei vecchi ordinamenti, ma a giurisprudenza decidono di temporeggiare e sostengono di attendere comunicazioni dal senato accademico".

A luglio arriva un decreto rettorale che indica le modalità di attivazione dei corsi, ma la facoltà si riserva di sottoporre la questione all'assemblea di docenti e rappresentanti. E su questo punto, il 23 luglio, si esprime il consiglio: viene confermato il non ampliamento a tutti i fuori corso, prevedendoli solo una parte di essi. "La fregatura deriva dal fatto che i nuovi corsi, a giurisprudenza, sono partiti nel 2006, in anticipo di 2 anni rispetto a tutte le facoltà - spiega Di Chiara -. A questo si aggiunge il fatto che da un provvedimento generale stabilito dall'ateneo, le facoltà avrebbero dovuto muoversi sulla base delle loro esigenze e dei loro numeri. E invece si trincerano dietro le prassi burocratiche. Tra l'altro, mentre l'anno scorso era stato utilizzato il cinema Edison per i corsi di recupero, su richiesta degli studenti in considerazione della capienza massima di 500 persone, quest'anno pare sfrutteranno l'aula 1 della facoltà, che può ospitare meno di 50 studenti. Il tutto, ovviamente, a parità di spesa per l'affidamento dell'incarico ai vari docenti".

E sulla questione interviene duramente anche Sara Pizzillo, consigliere d'amministrazione dell'Unione degli universitari: "La scelta di quest'oggi del consiglio è l’ultima puntata di una vicenda che va avanti da mesi. Basti pensare che la facoltà aveva deliberato la non attivazione dei corsi, ma su invito di UdU e Rum hanno provveduto a dare seguito alla delibera del senato. I corsi sono stati intesi per tutti, quindi la scelta di escludere gli studenti della laurea magistrale a ciclo unico risulta ingiustificata. Esiste un decreto del rettore che spiega tutto. Da quest'anno gli universitari subiranno un aumento della tassazione che servirà a garantire i corsi di recupero. Dunque - conclude - ci saranno universitari costretti a pagare senza usufruire del servizio per cui contribuiscono. La facoltà vuole rinunciare ad uno strumento che si è dimostrato utile in tutti gli altri indirizzi". Lapidario il preside della facoltà Antonio Scaglione: "Ci siamo basati sulle delibere esistenti che individuavano il target di studenti fruitori. Cercheremo di chiarire la questione durante il prossimo consiglio, nel frattempo mi metterò in contatto con gli uffici competenti".

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