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Cronaca

Tangenti nella sanità, bloccati beni per un milione a un ex manager: "Deve pagare i danni all'Asp"

Il tribunale civile ha accolto l'istanza dell'Azienda sanitaria in relazione al risarcimento, stabilito in primo grado, per Fabio Damiani, condannato anche a 6 anni e mezzo di carcere nell'ambito del processo nato dall'inchiesta "Sorella Sanità"

La terza sezione del tribunale civile ha dato ragione all'Asp di Palermo e ha deciso di sequestrare - in via conservativa - beni per oltre un milione a Fabio Damiani, ex manager della sanità, condannato in primo grado a 6 anni e mezzo di reclusione per una serie di appalti pilotati e relative tangenti.

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Il blocco del patrimonio è legato al fatto che Damiani (per il quale è pendente il processo d'appello) è stato condannato anche a pagare un milione e 88 mila euro di danni proprio all'Azienda sanitaria. Che teme di non poterli recuperare. Da qui il ricorso al tribunale civile, dove il giudice Maura Cannella, ha accolto l'istanza di sequestrate i beni. L'ex responsabile della Centrale unica di committenza della Regione avrebbe peraltro venduto qualche mese fa l'unico immobile di cui era proprietario.

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Damiani, coinvolto assieme ad altri nell'inchiesta "Sorella Sanità", coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis, era proprio "Sorella": così lo chiamavano gli altri imputati. Ha ammesso le sue responsabilità.

L'avvocato Davide Orlando, che assiste Damiani, precisa che "in sentenza il giudice ha escluso tra le motivazioni che hanno condotto alla convalida del sequestro l'alienazione del bene immobile, peraltro assolutamente legittima. L'unica motivazione a sostegno è stata l'insufficienza patrimoniale rispetto al credito azionato".

 

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