Mazzette e appalti truccati nella sanità, via al processo per dieci imputati

La Procura ha chiesto ed ottenuto il giudizio immediato per gli arrestati nell'ambito del blitz "Sorella Sanità" dello scorso maggio. A giudizio, tra gli altri, anche l'ex manager dell'Asp di Palermo, Antonio Candela

Il frame di un'intercettazione dell'inchiesta "Sorella Sanità"

Ad appena cinque mesi dagli arresti, dieci persone coinvolte nell’inchiesta “Sorella Sanità” – quella in cui la Procura ipotizza un vasto giro di tangenti per l’assegnazione di appalti dal valore di circa 600 milioni – è già stata fissata la data del processo. Non sarà celebrata infatti l’udienza preliminare, perché il gip Antonella Consiglio ha accolto la richiesta di giudizio immediato formulata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Giovanni Antoci e Giacomo Brandini: il primo febbraio, davanti alla terza sezione del tribunale, inizierà quindi il dibattimento. Gli imputati hanno comunque quindici giorni per scegliere eventualmente un rito alternativo.

Secondo la Procura, che ha coordinato le indagini della guardia di finanza, le prove contro i dieci imputati sono lampanti e molte di esse, come è emerso con l’ordinanza di custodia cautelare dello scorso 21 maggio, si trovano nelle intercettazioni.

Il processo è stato fissato per Antonio Candela, ex manager dell’Asp di Palermo e, al momento dell’arresto, coordinatore della struttura sanitaria regionale per l’emergenza Coronavirus, per Fabio Damiani, manager dell’Asp di Trapani, nonché ex responsabile della Centrale unica regionale per l’affidamento degli appalti, per due presunti faccendieri, Salvatore Manganaro (che sarebbe stato a disposizione di Damiani) e Giuseppe Taibbi (ritenuto invece vicino a Candela), e poi per una serie di imprenditori: Salvatore Navarra della Pfe Spa, Crescenzo De Stasio della Siram, Ivan Turola della Fer.Co Srl, Francesco Zanzi e Roberto Satta della Tecnologie Sanitarie e Angelo Montisanti della Siram, nonché amministratore delegato della Sei Energia Scarl.

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