Cronaca

"Voti in cambio di cibo per i poveri", chiesti 2 anni per Cascio e Gualdani ma il reato è prescritto

La stessa pena è stata invocata per altre 5 persone tra cui un ex consigliere di circoscrizione. Gli imputati vogliono però essere assolti nel merito. L'inchiesta risale al 2013 ed era stata avocata dalla Procura generale. Poi un cambio di giudice, la morte del pm e pure di un altro imputato per Covid

Nasceva come un'inchiesta sullo spaccio al Villaggio Santa Rosalia e alla fine è diventato un processo per corruzione elettorale, in cui tra gli imputati figurano anche l'ex presidente dell'Ars, Francesco Cascio, e l'ex senatore di Ncd, Marcello Gualdani. Secondo la Procura, dei voti per le Regionali del 2012 sarebbero stati ottenuti in cambio di pacchi di pasta, biscotti ed altri beni di prima necessità destinati ai poveri. Dopo un iter giudiziario particolarmente complesso, la morte del pm Laura Siani che sosteneva l'accusa, quella di uno degli imputati per Covid, il sindacalista della Uiltucs Pietro La Torre, all'epoca candidato per l'Udc, venerdì è stata chiesta la condanna a due anni per Cascio, Gualdani ed altre cinque persone. Solo che proprio oggi è scattata la prescrizione del reato.

Oltre a Cascio e Gualdani, a processo ci sono l'ex consigliere della Quarta circoscrizione, Luigi Mazzagreco, nonché Salvatore Ficarotta, Luciano Virzì, Pietro Lo Casto e Filippo Fazzone. Nessuno di loro intende però sfruttare la prescrizone, ma anzi chiederà di essere assolto nel merito dall'accusa al giudice monocratico Fabrizio Lo Forte. Le arringhe degli avvocati Salvatore Ferrante, Enrico Sanseverino, Giovanni Di Benedetto, Corrado Sinatra, Domenico Trinceri, Francesco Paolo De Simone, Claudio Gallina Montana e Luciano Sarpi si terranno a partire dal mese di maggio.

L'inchiesta era nata nel 2013 e, intercettando Ficarotta, Virzì e Lo Casto, gli investigatori ipotizzarono che gestissero un giro di spaccio al Villaggio Santa Rosalia. Poi però venne fuori l'ipotesi di corruzione elettorale, ovvero che in vista delle elezioni regionali del 2012, fosse stata sfruttata la distribuzione delle derrate alimentare del Banco alimentare destinate ai più poveri per ottenere in cambio dei voti. I tre imputati, infatti, nel quartiere si sarebbero occupati anche del volontariato, ma pure di attaccare manifersti durante la campagna elettorale.

Dopo qualche anno, però, la stessa Procura, ritenendo di non avere gli elementi sufficienti per sostenere l'accusa, aveva chiesto l'archiviazione del fascicolo. All'epoca il gip Vittorio Jannelli aveva fissato l'udienza ed era quindi intervenuta la Procura generale che, attraverso l'allora sostituto Luigi Patronaggio, aveva deciso di avocare l'inchiesta. Poco tempo dopo era arrivata la citazione diretta a giudizio per gli imputati.

Il processo era iniziato davanti al giudice monocratico Elisabetta Stampacchia, poi passata all'ufficio gip. Il dibattimento era quindi passato all'attuale giudice, Lo Forte. Finché non è scoppiata la pandemia e l'estate scorsa per giunta il sostituto procuratore Siani si è tolta la vita. Poi la morte di uno degli imputati per Covid. Con il consenso degli avvocati, il processo non è mai ricominciato dall'inizio, ma comunque è passato tanto, troppo, tempo. E il reato è andato prescritto proprio oggi. Durante il dibattimento sono state sentite molte delle persone che avrebbero avuto diritto ai beni del Banco alimentare e tutte hanno negato di aver ricevuto indicazioni di voto nel 2012.

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