Cronaca

Il ragazzo nella chiesa della movida: "Quelle preghiere disturbate dalla musica..."

Dalla Sardegna a Palermo: la storia di Corrado, 26 anni, e del suo sacerdozio all'Olivella, tra le zone più "calde" del centro storico

Occhi neri, sorriso timido e poche parole, dotte e varie, come accade di rado nei ragazzi della sua età. Corrado Sedda ha soli 26 anni, viene dalla Sardegna ma a Palermo ha deciso di costruire la sua nuova vita, quella che lo condurrà nella dimora del Signore. E lo farà nel cuore della movida, all'Olivella, dove i giovani della sua età trascorrono spesso le serate tra eccessi. Un'emozione palpabile, difficile da spiegare, che il giovane prova a raccontare in una stanza piena di quadri del Marabitti e di Pietro Novelli, all'interno della Chiesa di Sant'Ignazio. Qui Corrado, sotto gli sguardi commossi dei genitori, ha affrontato il primo grande passo, quello della vestizione dell'abito filippino e dell'inizio del cammino di noviziato, che lo porterà poi al sacerdozio. A presiedere la celebrazione, monsignor Adriano Castagna. 

Una decisione per certi aspetti forzata quella di dover lasciare la sua terra ma di cui non si pente neanche un istante. Nella sua città natale, Cagliari, e in tutta l'Isola non sono presenti infatti Congregazioni di Padri filippini, in cui dopo anni di ricerca ha trovato la sua casa. Il 19 marzo scorso, dopo vari viaggi e studi, ha iniziato l'aspirantato in Oratorio. E proprio dell'Oratorio Corrado è il novizio più giovane. Nonostante l'età, però, sa bene il perché della sua scelta. "San Filippo incarnava la spiritualità del suo tempo, epurandola dagli aspetti più rigidi come il clericalismo e il formalismo. Raccomandava l'osservanza di consigli, come scelta di libertà, e senza voti. Praticare poi una vita fatta di moderazione, è poi una propria scelta". 

Ciò che balza, però, subito agli occhi varcando la soglia della chiesa cinquecentesca, è certamente la vicinanza fortissima con la movida notturna. "Non noto un particolare contrasto - spiega Corrado - sono giovane anch'io e capisco quei giovani che vogliono divertirsi. Certo qualche volta le nostre preghiere possono essere disturbate dalla musica ad alto volume o da chi non rispetta la pedonalizzazione dell'area. La mattina dobbiamo spesso ripulire i gradini e il muro della chiesa dai rifiuti, ma di questo non posso dare la colpa ai giovani. Se non trovano i cestini, dove dovrebbero buttarle?". E a proposito della sua vita in Congregazione, Corrado racconta che la sua vita, a pochi passi da pub e musica, comincia alle 7 con la preghiera. "Insieme viviamo anche i pasti, le riunioni, le ricreazioni. Io mi occupo della biblioteca. La giornata finisce alle 23. Facciamo le ore piccole", scherza il novizio.  

Una scelta coraggiosa quella di Corrado, che non nasconde che probabilmente nella sua terra sarebbe potuto essere felicemente fidanzato. "L'Amore per il Signore - precisa - è più forte di qualunque altra cosa. Lui vuole la nostra felicità. La vocazione realizza il meglio di noi stessi. Spesso siamo così distratti da tante altre cose che le mettiamo alla stregua della fede". Un messaggio che Corrado lancia anche ad altri giovani, come lui, che hanno paura di intraprendere un percorso simile anche perché non sempre ben visti dalla famiglia o dalla società. "C'è paura - ammette - e non ci si interroga abbastanza. E' importante, come è successo a me, incontrare le persone giuste che sappiano trascinarti e guidarti in questo cammino. Forse spesso non c'è la dovuta attenzione da parte dei preti all'ambito vocazionale. Forse è anche questo uno dei problemi più grandi". 

E, rispondendo alla domanda se ha mai paura che questa possa non essere la sua vera strada, Corrado risponde senza dubbi: "Ho imparato a fidarmi della Provvidenza, il futuro è nelle mani di Dio". Una stretta di mano e un saluto con una delle massime che più ama di quel Santo che ha deciso di far bruciare tutti i suoi libri, in punto di morte: "Fai il bene e non fallire, ama Dio e lassa dire". 

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