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La sala d'aspetto vaccini al Cto

La sala d'aspetto vaccini al Cto

Cto, disagi per gli anziani in attesa del vaccino: "Sala piccola e assembramenti inevitabili"

Nella struttura a due passi dallo stadio è partita la vaccinazione per gli over 80, ma non mancano le segnalazioni di problemi organizzativi. La figlia di un "nonno" che ha ricevuto la prima dose: "Abbiamo fatto tanti sacrifici per proteggerli e vedere tutta quella folla mette paura"

Arrivano con il loro passo un po' incerto, alcuni con la preoccupazione di uscire da casa dopo tanti mesi di "reclusione" più o meno rigida per non rischiare il contagio, ma nello sguardo hanno la gioia di avere un'occasione per tornare alla normalità - la loro - fatta di cose magari banali come accompagnare i nipotini a scuola o semplicemente un pranzo in famiglia. Sono gli anziani dagli 80 anni in su, che dal 20 febbraio hanno iniziato a ricevere il vaccino contro il Covid. Al centro vaccinazioni allestito al Cto, in via Cassarà, trovano però un ostacolo imprevisto: la sala d'attesa troppo piccola per contenerli tutti in sicurezza come impone il momento. Diverse le segnalazioni giunte alla redazione di PalermoToday, ma tutte più o meno simili: "Il personale è gentile e disponibile ma si creano pericolosi assembramenti, le sedie per chi attende sono poche. Visto il target sono necessari più accorgimenti". 

Chi ha scelto il Cto per la vaccinazione riceve una fascia oraria di riferimento. Viene indicato un margine di sessanta minuti. Una volta giunti nella struttura si deve prende il ticket per il turno. Un addetto, di volta in volta, chiama gli interessati. "L'organizzazione - racconta la figlia di un over 80 - funziona, ma ci sono chiari problemi 'logistici'. La sala d'attesa è evidentemente troppo piccola e poco areata per accogliere tutti. Innanzitutto si deve calcolare che, data l'età dei pazienti, ogni vaccinato si presenta con un accompagnatore. Non per capriccio ma per necessità. Le sedie, già poche, sono in numero ancora ridotto per via del distanziamento. E qui i primi problemi. Possono attendere anche un'ora senza sedersi e in una stanza affollata? Non è il caso. Abbiamo fatto tanti sacrifici per proteggerli e vedere tutta quella folla mette paura. Allora si opta per il giardino. Ma questa ipotesi è praticabile solo se c'è bel tempo. E anche in questo caso delle sedie neppure l'ombra. L'attesa si sconta sfruttando i muretti, ma non sono adatti. Alcuni punti sono oggettivamente troppo bassi per garantire una seduta agevole". Ma non finisce qui "un altro problema è dato dalla 'chiamata'. L'accompagnatore o il diretto interessato deve fare la spola fino alla stanza dei medici per informarsi sul turno".

Altro problema segnalato quello della tempistica con ritardi sulla tabella di marcia. "L'orario indicato nella prenotazione - dice la lettrice - è puramente indicativo. Le attese sono molto più lunghe e per alcuni è un serio problema. C'è chi ha aspettato anche un'ora e 40 minuti perchè, nel frattempo, facevano entrare gli operatori sanitari per la seconda dose di vaccino. La disorganizzazione acuisce i problemi degli anziani con le stampelle, in sedia a rotelle, o con le bombole d'ossigeno".

"Capiamo - racconta un'altra lettrice - che gli spazi sono quelli che sono, ma basterebbe poco. Sedie in più. Meno appuntamenti per turno. Soprattutto calcolando l'età media dei presenti. I problemi organizzativi rischiano di 'oscurare' il lavoro dei medici e del personale addetto che invece si dimostra paziente con gli anziani che spesso richiedono qualche attenzione in più".

La replica dell'ospedale

Nel pomeriggio è arrivata la replica del Villa Sofia-Cervello: "Oggi è stata una giornata particolare perché complessivamente abbiamo vaccinato più di 300 persone e vi erano anche seconde dosi, ma comunque gli over 80 hanno avuto la precedenza. Abbiamo cercato di rispettare il più possibile la fascia oraria attribuita, ma non sempre è facile. Gli spazi non sono così esigui, ma è pur vero che spesso l’over 80 giunge in sede vaccinale con più di un caregiver (colui che in famiglia si prende cura, che assiste e supporta il proprio caro, ndr) e questo influisce. Comunque ragioneremo su soluzioni migliorative dell’accoglienza”.

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