Coronavirus, attivate le unità speciali per i pazienti domiciliari: 13 tra Palermo e provincia

Hanno in carico i pazienti Covid che però godono di buone condizioni e possono restare in casa o i casi sospetti. Istituite a marzo, sono entrate in funzione da alcuni giorni. Il racconto di un medico: "I pazienti hanno paura, ci vedono solo gli occhi... servono capacità diagnostiche ed empatia"

La "fase due" dell'emergenza sanitaria è quella delle riaperture, delle libertà riassaporate ma anche - come viene ripetuto tutti giorni - quella della convivenza col Covid-19. Questo si traduce in regole più o meno difficili da digerire e in una nuova gestione della sanità: si deve fare in modo che gli ospedali tornino alla normalità ma allo stesso tempo si devono garantire le cure a tutti i pazienti, quelli col virus (che richiedono ancora percorsi dedicati) ma anche tutti gli altri. In quest'ottica hanno un ruolo fondamentale le Usca (unità speciali di continuità assistenziale), sono loro che hanno in carico i pazienti Covid che però godono di buone condizioni e possono restare in casa o i casi sospetti. Istituite con un decreto dell'assessorato alla Sanità del 9 marzo, sono state avviate nei giorni scorsi.

A Palermo e provincia ne sono previste fino a un massimo di 25 e sono 13 quelle operative. "In città - spiega a PalermoToday Giuseppe Termini, coordinatore delle Usca di Palermo e direttore del poliambulatorio Palermo centro -  ci sono quattro unità: due 'Casa del sole' e altrettante 'Guadagna, poi una ciascuna a Cefalù, Termini, Corleone, Lercara, Misilmeri, Partinico, Bagheria, Petralia e Carini. Ogni Unità ha da sei a otto medici che si alternano per coprire un servizio sette giorni su sette dalle 8 alle 20. La squadra in servizio per ogni turno è formata da un medico, un infermiere e un autista". 

Sono, di fatto, medici e infermieri "di frontiera" che con il loro lavoro consentono di evitare il ricovero fino a quando non diventa strettamente necessario (alleggerendo il carico per gli ospedali), garantire il supporto ai pazienti e alleggerire i medici di base (tra le categorie che hanno pagato il tributo più alto nell'emergenza).

"Il nostro intervento - dice Simona Autunnali, medico di continuità assistenziale e in forza alla Usca 'Casa del Sole' -  viene richiesto dal medico di famiglia o dal pediatra di libera per la gestione pazienti Covid o per i casi sospetti. I pazienti vengono monitorati telefonicamente ogni giorno per cercare di intercettare i casi sul territorio. Nel caso dei già accertati Covd invece il controllo medico costante serve a prevenire che la patologia faccia 'precipitare' lo stato di salute. Al momento noi come 'Casa del sole' abbiamo circa quindici pazienti e i tamponi eseguiti su dieci sospetti fino ad ora sono stati negativi".

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I numeri sono però in evoluzione, la presa in carico di nuovi pazienti è rapida, così come rapidi sono i tempi per eventuali tamponi. "Il test - spiega Autunnali - viene eseguito tempestivamente ma sempre in accordo con la sintomatologia. Quando dobbiamo sottoporre il paziente a tampone siamo noi stessi a raggiungerlo in casa. Ovviamente in raccordo con il nostro coordinatore e indossando tutti i dispositivi di protezione. Sono infatti stati superati i problemi iniziali circa le dotazioni".

Centrale è la capacità di relazionarsi con il paziente. "Di solito - dice Autunnali - è abbastanza informato. Le campagne a mezzo stampoa hanno dato buoni frutti in linea generale e i medici di riferimento hanno già spiegato l'iter, però, il paziente ha spesso paura. Sono persone che si vedono affidate a un medico di cui conoscono solo la voce e verosimilmente non ci vedranno mai in volto. Se andiamo a casa loro abbiamo tuta, calzari, guanti, occhiali e mascherina. Si vedono solo gli occhi.. infatti scriviamo il nostro nome sulla visiera. L'empatia è fondamentale nel nostro lavoro, ma qua di più..Dobbiamo entrare subito in sintonia con il paziente Il momento più psicologicamente pesante è l'attesa dell'esito del tampone... aspettiamo con loro e il cuor nostro festiaggiamo con loro per ogni buona notizia".

Al momento le Usca sono previste fino alla fine dell'emergenza ovvero fino alla fine di luglio. "Potrebbero però rappresentare - sottolinea Autunnali - il futuro della medicina territoriale. Il lavoro di squadra che caratterizza l'Usca e la stretta collaborazione tra il medico di famiglia,il 118 e il dipartimento di prevenzione oltretutto piace molto ai giovani medici che spesso soffrono della solitudine che attualmente caratterizza la figura del medico di famiglia. Prevalentemente i medici usca sono medici già formati o in via di formazione in medicina generale che già lavorano sul territorio. Gli infermieri per buona parte sono neo laureati con contratti a termine e sperano che il loro lavoro nell’emergenza Covid possa valorizzarli con un riconoscimento ai futuri concorsi".

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