Coronavirus, l'ultimo report: "In Sicilia moderato il rischio di impatto sui servizi sanitari"

Nella Penisola il Covid non arretra. Ecco i numeri dell'ultimo monitoraggio del ministero della Salute e dell'Istituto superiore della Sanità

Nei prossimi giorni il governo prorogherà di cinque mesi lo stato d'emergenza Covid in Italia che scade il 31 luglio. E per martedì 14 luglio è atteso un nuovo Dpcm con le misure per contenere il contagio, con alcuni aggiustamenti rispetto ai divieti esistenti. Ma cosa dicono i numeri sull'andamento dell'epidemia nel nostro Paese? Una cosa è certa: abbiamo superato la fase critica dei mesi di marzo e aprile, quando i reparti di terapia intensiva erano al collasso e si contavano centinaia di decessi quotidiani, ma ogni giorno i positivi si aggirano sui duecento casi. In Sicilia il rischio di impatto del Coronavirus sui servizi sanitari è ritenuto "moderato"

Il Coronavirus però in Italia non arretra e non è scomparso, anzi: i nuovi focolai preoccupano. Secondo il monitoraggio settimanale targato ministero della Salute e Istituto superiore della Sanità, riferito al periodo 29 giugno-5 luglio 2020, nel nostro Paese si contano 636 focolai attivi. "Sebbene le misure di lockdown in Italia abbiano permesso un controllo efficace dell’infezione, persiste una trasmissione diffusa del virus che, quando si verificano condizioni favorevoli, provoca focolai anche di dimensioni rilevanti", si legge nel report (qui il documento integrale in Pdf). In dieci regioni - oltre alla Sicilia ci sono Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto - il rischio di impatto del Covid sui servizi sanitari è ritenuto "moderato", mentre in tutte le altre regioni è valutato "basso" o "molto basso". Tuttavia, ministero della Salute e Iss non segnalano una situazione di allarme: "Complessivamente il quadro generale della trasmissione e dell’impatto dell’infezione da Covid in Italia rimane a bassa criticità con una incidenza cumulativa negli ultimi 14 giorni (periodo 22/6-5/7) di 4.3 per 100mila abitanti (in lieve diminuzione)".

Ma, si legge nel report, "in quasi tutte le regioni sono stati diagnosticati nuovi casi di infezione nella settimana di monitoraggio corrente, con casi in aumento rispetto alla precedente settimana di monitoraggio in alcune regioni. A livello nazionale, si osserva una lieve diminuzione nel numero di nuovi casi diagnosticati e notificati al sistema integrato di sorveglianza coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità rispetto alla settimana di monitoraggio precedente, con Rt nazionale<1, sebbene lo superi nel suo intervallo di confidenza maggiore". "Le stime Rt – si precisa nel report - tendono a fluttuare in alcune regioni/province autonome in relazione alla comparsa di focolai di trasmissione che vengono successivamente contenuti". Nella settimana monitorata da ministero e Iss - dal 29 giugno al 5 luglio: verosimilmente molti dei casi notificati hanno contratto l’infezione due-tre settimane prima - sono sette le regioni con l'indice Rt sopra il livello 1: Emilia Romagna (1.12); Lazio (1.13); Lombardia (1.02); Marche (1,13); Piemonte (1,04) Toscana (1,48) e Veneto (1,11). L'indice Rt misura il tasso di contagiosità dopo l'applicazione delle misure decise per contenere la malattia.

Il report segnala anche alcune carenze regionali nelle capacità di tracciare i nuovi positivi e le persone venute a contatto con essi: Abruzzo, Campania, Friuli e Puglia non hanno raggiunto la soglia minima di personale (uno ogni diecimila abitanti) per il tracciamento del Covid. In Puglia e Umbria, invece, si registrano tempi troppo lunghi nel diagnosticare nuovi casi.

Queste le conclusioni dell'analisi Iss-ministero della Salute: "Il numero di nuovi casi di infezione rimane nel complesso contenuto. Questo avviene grazie alle attività di testing-tracing-tracking che permettono di interrompere potenziali catene di trasmissione sul nascere. La riduzione nei tempi tra l’inizio dei sintomi e la diagnosi/isolamento permette una più tempestiva identificazione ed assistenza clinica delle persone che contraggono l’infezione. Non sorprende pertanto osservare un numero ridotto di casi che richiedono ospedalizzazione in quanto, per le caratteristiche della malattia COVID-19, solo una piccola proporzione del totale delle persone che contraggono il virus SARS-CoV-2 sviluppano quadri clinici più gravi. Questo risultato, atteso in base alla strategia adottata nella fase di transizione, permette di gestire la presenza del virus sul territorio, in condizioni di riapertura, senza sovraccaricare i servizi assistenziali".

"La situazione descritta in questo report, relativa prevalentemente alla seconda metà di giugno 2020, è complessivamente positiva con piccoli segnali di allerta relativi alla trasmissione. Al momento i dati confermano l’opportunità di mantenere le misure di prevenzione e controllo già adottate dalle Regioni/Province autonome. È necessario mantenere elevata la resilienza dei servizi territoriali, continuare a rafforzare la consapevolezza e la compliance della popolazione, realizzare la ricerca attiva ed accertamento diagnostico di potenziali casi, l’isolamento dei casi confermati, la quarantena dei loro contatti stretti. Queste azioni sono fondamentali per controllare la trasmissione ed eventualmente identificare rapidamente e fronteggiare recrudescenze epidemiche".

Ecco l'ultimo monitoraggio del ministero della Salute e dell'Istituto superiore della Sanità con un'analisi che riguarda la Sicilia.

Sicilia. Casi in aumento in entrambi i flussi, soprattutto per casi importati. Rt minore di 1, anche nel suo intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 3 focolai attivi nella Regione (stabile), tre sono nuovi focolai nella settimana di monitoraggio in corso. Sono 9 i nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

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Fonte: Today.it

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