Cronaca

La quarantena prima degli esami: "Il mio ultimo giorno di scuola, l'avessi saputo prima..."

Gli studenti che si apprestano ad affrontare la maturità potrebbero non sedersi più tra i banchi. Il Coronavirus gli ha tolto i classici rituali: dal viaggio d'istruzione alla festa per l'ultima campanella. Tre liceali raccontano cosa avrebbero voluto far loro...

Doveva essere un finale da manuale. La campanella che suona ancora alcune ricreazioni. La fine scritta con un gessetto alla lavagna. I gavettoni dell'ultimo giorno, il viaggio d'istruzione dell'ultimo anno. E poi l'addio ai prof, ai banchi di scuola, agli zaini pieni di libri. Il conto alla rovescia per gli scritti e poi dritto fino agli orali. E invece, da più di un mese ormai, la sveglia dei maturandi suona ben un minuto prima dell'inizio delle lezioni. Il sogno dell'ultimo anno di scuola è stato interrotto bruscamente. A svegliarli una pandemia. L'avevano studiata solo sui libri di storia, come quando durante la guerra del Peloponneso si scatenò una febbre tifoide, o su quelli di greco per scoprirne l'etimologia, "di tutto il popolo". 

Il Coronavirus, che prima di tutti ha lasciato a casa un esercito di studenti che dopo le vacanze di Carnevale non sono mai più tornati in aula, ha messo in forse il loro ritorno. E per chi, quest'anno, avrebbe dovuto affrontare l'esame di maturità e salutare per sempre la scuola ha un significato diverso. Come per Aurora, Maria Vittoria e Cesare che in questi giorni vedono compagni e professori attraverso uno schermo grazie ai portali di didattica a distanza, sono tantissimi gli studenti che si ritrovano a fare i conti con la loro ultima volta. E con una notte prima degli esami che, forse, non arriverà mai. Almeno, mai per come l'avevano immaginata.

Mentre il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina ha annunciato che le commissioni dell'esame di Stato saranno composte da membri interni e un presidente esterno, sono ancora tante le incertezze. Sarà a giugno o a settembre? Sarà a scuola oppure online? Ma soprattutto: gli studenti dell'ultimo anno potranno tornare per l'ultima volta della loro vita in classe?

Aurora Cannatella del Liceo Finocchiaro Aprile-2

Se Aurora Cannatella, studentessa del liceo Camillo Finocchiaro Aprile, avesse saputo che quello sarebbe stato, con tutta probabilità, l’ultimo giorno di scuola della sua vita non sarebbe stata assente. “Siamo stati costretti ad abbandonare per un po’ i nostri sogni e i nostri obiettivi - spiega a PalermoToday -. Proprio noi che siamo un tutt’uno con internet, coi computer e gli smartphone. Ora ci manca poterci lamentare delle sei ore passate tra i banchi di scuola. Ci manca tornare a casa stanchi, dover studiare per l’interrogazione del giorno dopo, provare ansia che questa possa andar male l’indomani. Ci manca immaginarci tutti insieme lì, a Praga, la meta del nostro viaggio d’istruzione, dove avremmo smesso di pensare per qualche giorno di essere ormai arrivati alla fine di un percorso durato 5 anni, ma vissuto insieme. Siamo tristi, demotivati, non abbiamo sfoghi”.

Adesso il loro piccolo mondo fatto di versioni, interrogazioni e compiti in classe sempre insieme, è stato archiaviato per far posto a uno del tutto nuovo, stretto tra le pareti di casa da soli. Senza abbandonarsi mai, per fortuna grazie alla tecnologia. Così via a compiti su whatsapp, videochiamate per ripetere, telefonate per sentirsi vicini anche se lontani.

Anche Maria Vittoria Nicastro, ultimo anno al Liceo Garibaldi, pensa al suo futuro. “E la cosa più triste di tutta questa storia è che il nostro futuro è già domani. Andremo all’università, abbandoneremo quella che per noi è stata una famiglia, un nido che ci ha fatto stare bene in questi anni. Siamo stati costretti a lasciare tutto prima dell’ultima campanella. Però, per farmi forza, penso che essere pessimisti non serva a nulla. Che in fondo i ricordi della scuola non sono determinati dall’ultimo giorno ma da ogni singolo momento che abbiamo passato lì. E noi ne abbiamo tanti. Certo, mi dispiace pensare alla canzone di Venditti, 'Notte prima degli esami', e capire che forse non la ascolterò come l'hanno ascoltata tutti gli studenti del mondo. Quel mondo che fino a poco tempo fa ci sembrava opprimente, adesso ci manca già ancor prima della fine”.

Maria Vittoria Varvaro del Liceo Garibaldi-2

Se gli chiedi cosa vogliono fare da grandi hanno le idee chiare. Chi proverà i test di medicina, chi sogna un futuro ancora a scuola, stavolta in cattedra. Meno chiare le idee su come affrontare questi ultimi mesi in attesa si faccia chiarezza un po’ su tutto. “Siamo confusi, sballottati da una vita regolare fatta di orari e campanelle a una scuola che resta in vita grazie a una webcam - racconta Cesare Firaux, maturando del Liceo Cannizzaro -. Abbiamo finito i nostri giorni di scuola, avrei preferito dirle addio piano piano piuttosto che da un giorno all’altro senza sapere se la rivedrò più. La scuola è sempre stata vista da noi studenti come uno sforzo anche se, in questi giorni di quarantena e a qualche mese dall’inizio dell’università, sto capendo che ne ho già nostalgia. Mi manca tutto, persino i miei professori”. Già, nostalgia. Nostalgia canaglia. E fu così che, per quest’anno, la colonna sonora ha la voce di Albano e Romina mentre Venditti va in soffitta.

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