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Foto Ansa

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Coronavirus, l'appello di Trizzino all'arcivescovo: "Sospenda tutte le messe"

Il deputato del M5S, ex direttore sanitario dell'ospedale dei Bambini, Giorgio Trizzino si rivolge a Corrado Lorefice: "In questo momento essere cristiani non significa difendere i propri diritti ma lottare per i diritti di tutti"

"Inviti tutti i fedeli ad astenersi dal recarsi la domenica alla Santa Messa e di prendere in considerazione la possibilità di sospendere tutte le celebrazioni per alcune settimane". Inizia così l'appello che il deputato del M5S, ex direttore sanitario dell'ospedale dei Bambini, Giorgio Trizzino lancia un appello all'arcivescovo Corrado Lorefice alla luce dell'emergenza Coronavirus.

"Siamo stati invitati a ridurre i nostri movimenti, a contenere le occasioni di assembramento. Ci vengono  richiesti sacrifici gravi per contenere la diffusione del virus - scrive Trizzino - Il governo questa volta non ci ha chiesto di sospendere le celebrazioni festive e sono consapevole che questo sia comunque un diritto da difendere per la nostra comunità. Ma io le chiedo di prendere volontariamente questa decisione e di rinunciare per alcune domeniche a questo diritto, per contribuire ad un bene comune che è il contenimento del contagio. In questo momento - prosegue il deputato - essere cristiani non significa difendere i propri diritti ma lottare per i diritti di tutti. Mi scuso se con questo appello posso avere turbato la coscienza di tanti credenti ma lo faccio nell'esclusivo interesse di tutta la nostra Comunità. Sono certo che con la Sua sensibilità potrà accogliere questa richiesta".

Al momento la celebrazione delle funzioni religiose è regolamentato da un protocollo tra il Governo e la Conferenza episcopale italiana, richiamato anche nel Dpcm del 3 novembre. Nel documento si stabilisce che "l’accesso individuale ai luoghi di culto si deve svolgere in modo da evitare ogni assembramento sia nell’edificio sia nei luoghi annessi, come per esempio le sacrestie e il sagrato". Il rispetto della normativa sul distanziamento obbliga a indicare la capienza massima dell’edificio di culto e a contingentare l’accesso alla chiesa. I fedeli devono indossare la mascherina e non è consentito accedere al luogo della celebrazione in caso di sintomi influenzali o se la temperatura corporea supera i 37,5 gradi. Continua a essere vietato scambiarsi il segno della pace e nel momento della distribuzione della Comunione l’ostia deve essere offerta dal celebrante senza venire a contatto con le mani dei fedeli.

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