Cronaca

Virus, tamponi e ritardi: "Sono in sedia a rotelle e mangio scatolette da 20 giorni"

Storie di disagio dovute all'emergenza sanitaria. Rosa Maria e Fabrizio, rientrati in Sicilia e sottoposti a quarantena, sono da giorni in attesa del supporto o del responso dell'Asp. Faraoni: "Sforzi incredibili, dobbiamo fare i conti con una vasta popolazione"

Uno è bloccato a casa e controlla continuamente mail, telefono e citofono nella speranza che arrivi l’esito degli accertamenti. L’altra invece il tampone per il Coronavirus non lo ha ancora fatto e, racconta, non sa quanto potrà resistere sulla sua sedia a rotelle, da sola, costretta a mangiare cibo in scatola e a “lavarsi a pezzi” dal 20 marzo. "Così ci muoio in questa casa. Nessuno - spiega a PalermoToday Rosa Maria, 62 anni - si è preso la briga fino ad oggi di darmi qualche indicazione. Sono stata a Monza per un’operazione al ginocchio, mi sono registrata e ho seguito tutte le procedure ma niente. Adesso la ferita mi brucia e ho paura. Non ce la faccio più".

Stando all’ultimo aggiornamento fornito della Regione il numero dei tamponi effettuati sino ad oggi è di 47.715, mentre il totale dei casi sale a 2.672. Sono 305 i guariti e 196 i deceduti, 526 i ricoverati. Dietro ogni numero, anche fra quelli che non compaiono tra i dati ufficiali, si nascondono altre storie di disagio e sofferenza dovute all’emergenza sanitaria, ma anche ai ritardi forse fisiologici della sua difficile gestione. Come per Fabrizio, titolare di una piccola impresa artigiana. "Sono andato il 12 marzo a Roma - racconta a PalermoToday - e durante il rientro, una volta arrivato a Messina, ho scoperto che mi sarei dovuto registrare e fare la quarantena".

Fabrizio, 37 anni, racconta di aver seguito tutte le procedure fino al fatidico giorno. "Mi sono messo la mascherina, sono andato in auto al presidio Asp della Guadagna e senza scendere sono stato sottoposto al tampone. Era il 7 aprile, mi avevano detto che ci sarebbero volute 48 ore al massimo e dopo 11 giorni nessuno dice niente. Io sto bene, non avuto alcun sintomo, ma serve questo referto. La mia attività per ora è chiusa ma se potessi uscire, con le dovute precauzioni, potrei vendere la merce che ho in magazzino e andare avanti. E’ una situazione assurda". Ostaggio del tempo e della burocrazia ma libero, nonostante i sacrifici comuni a tanti, di prepararsi un piatto di pasta e farsi una doccia.

Piccole azioni della routine senza le quali, tra le tante altre rinunce, si rischia di impazzire. "Ho fatto tutto quanto mi è stato richiesto, una mia amica mi ha dato una mano - confessa disperata Rosa Maria - e ha fatto l’ennesimo sollecito, l’ultimo oggi. Mi trovo su una sedia a rotella ed è già tutto molto complicato. Non posso cucinare, non mi posso fare una doccia. Chiamiamo ai numeri dell’Asp e fanno lo scaricabarile, dal 118 dicono mi dicono di contattare la guardia medica che a sua volta mi dice che devo andare io. Però, come ho spiegato, ho una disabilità e non posso muovermi, men che meno senza aver fatto il tampone. E’ vergognoso, cosa devo fare?".

"Continuiamo a ricevere segnalazioni - dice Antonio Triolo, commissario provinciale del partito di Salvini a Palermo - da parte di cittadini rientrati in Sicilia durante l’emergenza coronavirus e che, nel perfetto rispetto delle norme si sono posti in quarantena ottemperando a tutti gli adempimenti imposti dalla legge. Contattati via Pec o in altra forma dall’Asp nei primi giorni di isolamento, gli è stato comunicato che in prossimità della fine della quarantena (che dovrebbe durare 14 giorni) avrebbero dovuto essere sottoposti a tampone prima di uscire. Parliamo di persone assolutamente asintomatiche e che non avevano né hanno avvertito alcun sintomo di Covid19”.

Asp: "Fatti 3 mila tamponi su 4.500"

Il 67% delle persone rientrate a Palermo dal 14 marzo scorso e registratesi nel portale Costruire Salute, fanno sapere dall'Asp, sono già state sottoposte a tampone dal personale dell’Asp. Con uno sforzo organizzativo sono stati effettuati 3.000 tamponi sui 4.500 complessivi nelle aree parcheggio del Pta Guadagna e della Casa del Sole così come in tutti i distretti dell’Azienda. Coloro che non possono usare l’auto, vengono raggiunti al proprio domicilio da una equipe dedicata. L’Asp è anche attivamente impegnata nell’effettuare i tamponi al personale delle forze dell’ordine che necessitano di tale esame per rientrare nelle sedi di lavoro.

"Gli sforzi che stanno compiendo gli operatori sono incredibili - ha detto il direttore generale dell’Asp di Palermo, Daniela Faraoni - spiace leggere dell’impazienza di qualcuno che deve attendere qualche giorno per potere riconquistare una libertà che nessuno in questo momento ha. Le sorti della nostra popolazione meritano rispetto e se qualcuno va su e giù per l’Italia deve comprendere che ci sono condizioni da rispettare e difficoltà da superare. Anche le condizioni in cui lavorano tutti i nostri operatori vanno rispettate. E’ un sacrificio che chi lamenta la circostanza di non aver fatto il tampone ed è pertanto obbligato a casa non riconosce. Siamo alle prese con una delle più grandi città d’Italia, con una popolazione provinciale più vasta della Sicilia. Stiamo approntando metodi innovativi tra i primi in Italia che faciliteranno le attività diagnostiche. Abbiamo costruito argini contro una pandemia che in questa Provincia, grazie alla collaborazione della stragrande maggioranza della gente, hanno dato sino ad ora ottimi risultati. Se chi non capisce si lamenta e non avendo altro da fare riesce a conquistarsi la ribalta - dice però rispondendo alle polemiche sollevate da qualche esponente politico - non possiamo fare altro che dirgli  che continueremo a lavorare per fare meglio e per fare di più ma, certamente, non riusciremo a non farlo lamentare. L’errore o l’anomalia possono accadere e ce ne scusiamo con la preghiera di darne segnalazione all’indirizzo di posta elettronica dipprevenzione@asppalermo.org".

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