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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Cronaca Partanna-Mondello

Un'estate al mare... col virus, l'Italo-Belga: "Pronti a partire appena avremo indicazioni chiare"

L'ad della società che gestisce gran parte dei lidi di Mondello, Gristina: "Ferme le prenotazioni delle cabine. Attendiamo disposizioni sulla sicurezza sanitaria, ma sarà una stagione diversa: dimentichiamoci di come abbiamo vissuto le spiagge negli ultimi 50 anni. Gabbie di plexiglass? Una fesseria"

Più di un segnale porta a pensare che almeno il mare forse non ci sarà vietato. Per il momento però tutte le attività sono (ancora) sospese e Antonio Gristina, presidente e amministratore delegato della società Italo-Belga, che gestisce la maggior parte dei lidi di Mondello, non si sbilancia sulle date di ipotetico avvio. Ma “appena avremo indicazioni chiare per garantire la sicurezza sanitaria - spiega - noi siamo pronti a ripartire”. A parte le idee che rasentano l’assurdo – dalle gabbie in plexiglass ai bagni fatti con guanti e mascherine – una cosa è certa: “Questa stagione sarà completamente diversa - dice - e dobbiamo dimenticarci il mare come l’abbiamo vissuto negli ultimi 50 anni”.

Allo stato siete completamente fermi?
“Per il momento, in base ai decreti emergenziali, rientriamo tra le attività chiuse, quindi sì. Il problema principale è naturalmente quello legato all’individuazione di regole sanitarie che ci consentano di riprendere in sicurezza. Non ci stiamo muovendo come singoli, ma come categoria in modo da ottenere la possibilità di iniziare ad intervenire sulle spiagge ed avviare la stagione. Attualmente manutenzione e allestimento dei lidi sono comunque interrotti”.

Quindi per il momento non è neppure possibile prenotare ed affittare le storiche cabine?
“No, purtroppo. Sul nostro sito abbiamo informato i cittadini di questa situazione. Per ora tutto è sospeso in attesa di provvedimenti ed indicazioni da parte della Regione e ovviamente dell’autorità sanitaria”.

C’è un dialogo con queste autorità? Cosa chiedete nello specifico?
“Sì, come categoria è in corso un confronto per capire come muoversi. L’aspetto sanitario è naturalmente una prirorità. Ciò che chiediamo è che i protocolli e le prescrizioni che saranno individuati per garantire la sicurezza sanitaria siano provvedimenti effettivamente sostenibili e realizzabili, non solo sul piano economico...”.

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Si riferisce anche alle fantasiose gabbie di plexiglass pensate da un’azienda modenese?
“Sì, anche, perché questa è una fesseria bella e buona, sia da un punto di vista amministrativo, visto che sulle spiagge non si può montare qualsiasi cosa, che da quello procedurale: s’immagina la temperatura all’interno di questi spazi in plastica? E cosa accadrebbe nelle giornate di vento? Non si garantirebbe neppure la sicurezza dei bagnanti”.

Quali valutazioni si stanno facendo quindi?
“Si sta cercando di programmare l’avvio in ritardo della stagione. E, quando e se arriverà il via libera, ci saranno comunque delle attività preliminari da realizzare nei lidi che hanno i loro tempi. Ad esempio per il momento è sospeso il campionamento delle acque, ma soprattutto sono fermi la manutenzione e l’allestimento degli arenili. Attività che solitamente partono a marzo e che possono richiedere anche due mesi. Noi cercheremo comunque di accelerare questa tempistica, procedendo per step”.

Più di uno spiraglio lascia pensare che forse il mare non ci sarà vietato. Che stagione sarà e quando potrebbe partire?
“Sull’eventuale partenza è impossibile fare previsioni, perché tutto dipende dall’andamento dell’epidemia. Sarà però certamente una stagione completamente diversa. Il nostro modo di andare al mare sarà rivoluzionato, dobbiamo dimenticarci ciò che abbiamo fatto in spiaggia negli ultimi 50 anni. Credo che la regola principale sarà il distanziamento sociale. Gli stabilimenti balneari però si trovano all’aria aperta, cioè in una condizione migliore rispetto ad altri ambiti per limitare il contagio. Penso che sarà forse una stagione un po’ meno rilassante, vista l’attenzione che dovremo avere per tutelare la nostra salute, ma ricordiamoci che gli stabilimenti balneari, nati alla fine dell’Ottocento, avevano anche questa finalità, perché consentivano terapie adatte alla cura della tubercolosi per esempio”.

L’idea di persone che fanno il bagno con guanti e mascherine le sembra sensata, realistica?
“Qualsiasi protocollo di sicurezza, al quale naturalmente noi ci adegueremo, non potrà prescindere dal comportamento e dalla responsabilità individuale: ognuno dovrà fare la sua parte per garantire la salute di tutti. Più che bagnanti con guanti e mascherine, una cosa che mi sembra impraticabile ed ingestibile, immagino che invece il nostro personale dovrà esserne dotato, così come saranno necessari interventi regolari di sanificazione delle attrezzature e degli spazi comuni, la presenza di dispenser con gel igienizzanti, per esmpio”.

E se per garantire il distanziamento sociale vi fosse imposto, per esempio, di ridurre il numero delle cabine?
“Ci adegueremo. Le cabine, che fanno parte della tradizione della città, sono comunque una parte ormai residuale dei nostri lidi”.

Quanto peserà la pandemia sul vostro settore? Avete fatto una stima delle perdite, considerando anche che, proprio per garantire il distanziamento sociale, magari potranno accedere ai lidi anche meno persone?
“Gli scenari sono molteplici e tutto dipenderà dalla data di avvio della stagione. La stima comunque è di una perdita di almeno il 50 per cento del fatturato, legata anche al fatto che potremo contare soprattutto su un turismo domestico. Nel 2019, in Italia, si sono contate 430 milioni di presenze turistiche, di cui un terzo di tipo balneare. Con le limitazioni negli spostamenti, questi numeri sono attualmente impensabili. Per il momento comunque lo scenario è fluido, l’obiettivo quest’anno sarà quello di coprire almeno i costi fissi e più breve sarà la stagione, più difficile sarà raggiungere questo scopo. Anche per questo sono stati chiesti interventi a livello centrale: le aziende balneari rientrano nel settore maggiormente colpito dalle conseguenze economiche della pandemia, cioè quello turistico. Ma ci sono delle distinzioni che ora pesano maggiormente: per esempio l’Iva nella filiera alberghiera è al 10 per cento, per le aziende balneari al 22”.
 

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