Coronavirus, non solo lezioni ma anche chat e videochiamate: così le scuole raggiungono i ragazzi a rischio

La didattica a distanza ha accentuato il rischio della dispersione scolastica soprattutto in zone "difficili". In quest'ottica l'azione degli 11 Osservatori di Area attivi nel territorio: "Nuove forme di disagio chiedono nuove vie di intervento"

Quaderni e penne schierati sul tavolo, magari accanto ai documenti di mamma e papà, la maestra che sbuca da una finestrella nel pc o sul telefono per spiegare la lezione, i compiti che si materializzano in un foglio dalla stampante. Una nuova routine accompagna migliaia di bambini anche a Palermo ormai da quasi un mese, da quando il dilagare del Covid-19 ha portato alla chiusura delle scuole e ha rubato loro la rassicurante cornice entro cui si muovevano. Non per tutti però la nuova giornata ha come punto fermo la scuola, sia pure dematerializzata. Dove il legame era fragile lo è diventato ancora di più, come una corda già logora che continua a sfilacciarsi. Il difficile compito di ristabilire un contatto spetta agli Osservatori di Area per la prevenzione della dispersione scolastica e la promozione del successo formativo che, dislocati su territorio regionale, nascono proprio per fornire un intervento psicoeducativo a favore delle fasce più deboli dell’utenza scolastica. Undici gli Osservatori attivi a Palermo e provincia, con 25 operatori psicopedagogici (47 in tutta la Sicilia) che “coprono” le scuole dell'obbligo. A loro spetta il compito di contattare i ragazzi per rinsaldare il legame con la scuola ed è un'azione trasversale: dalle zone più centrali alle periferie, dalle famiglie ad alto reddito a quelle meno abbienti.

L'azione degli Osservatori avviene nell'ambito delle iniziative dell'Ufficio scolastico regionale "per intervenire nei casi in cui la scuola ha difficoltà a raggiungere e agganciare studenti e studentesse che per svariati motivi restano tagliati fuori dalla didattica a distanza”.

sara valsavoia-2“La dispersione scolastica è la spia di un grave malessere sociale particolarmente presente in determinate zone a rischio del nostro territorio – spiega a PalermoToday Sara Valsavoia, psicopedagogista dell'Osservatorio di Palermo (nella foto) - . È un fenomeno complesso che fa riferimento a una molteplicità di disagi vissuti dentro e fuori la scuola, che ha ripercussioni negative non solo sull’apprendimento dei saperi, ma anche e soprattutto sulla crescita personale, emotivo-affettivo-relazionale degli alunni e delle alunne che tra i banchi imparano a divenire i cittadini di domani. Noi operatori siamo la 'cerniera' tra i soggetti istituzionali del territorio e la scuola e tra quest’ultima e le famiglie. Adesso che la 'normalità' si è infranta, che tutti viviamo una realtà nuova e spesso destabilizzante, facciamo in modo che la distanza fisica che ci è stata imposta non diventi motivo di abbandono”.

Solo ieri Giovanna Genco, dirigente del circolo didattico De Amicis del quartiere Noce, lanciava l'Sos: "La nostra è una scuola ad alto rischio di dispersione scolastica. Non tutti gli alunni hanno gli ausili tecnologici necessari per seguire la didattica a distanza. Spesso, in casa mancano pc e tablet, c'è chi ha un solo un cellulare da condividere con gli altri membri della famiglia e con una connettività limitata".

C'è infatti chi non ha a disposizione un computer o uno smartphone, chi alla lezione preferisce la tv, chi non può contare sull'aiuto di un adulto, adesso più che mai coinvolti nella vita scolastica dei più piccoli. C'è chi già normalmente collezionava assenze e adesso, sparita la campanella, non punta più neppure la sveglia. Ci sono i bimbi nati e cresciuti a Palermo, ma i genitori vengono da Paesi lontani e una barriera linguistica impedisce loro di aiutare i figli. C'è poi chi ha l'esigenza di un'assistenza specifica e risente dell'interruzione delle attività di riabilitazione e supporto psicologico. In alcune case la convivenza forzata ha accentuato frizioni e conflitti, a volta oltre il livello di guardia. Altre famiglie poi si scontrano con la difficoltà di portare qualcosa in tavola e la scuola scivola inesorabilmente all'ultimo gradino delle priorità. “In tutti questi casi – spiega Valsavoia – il problema più urgente è stabilire un contatto. Dobbiamo tendere la mano e instaurare un dialogo, trovare insieme la strada per includerli nel gruppo classe”.

Come direttori d'orchestra gli operatori fanno dialogare enti locali e privato sociale (Asp, servizi sociali, tribunale per i minorenni, associazioni di volontariato), affiancano e supportano dirigenti scolastici e docenti nella personalizzazione dei percorsi formativi, affinché ciascuno, a prescindere dalle variabili di partenza (condizione socio-economica-culturale, origine etnica), possa realizzare il proprio potenziale educativo.

“Oggi – aggiunge Valsavoia - assistiamo a emergenti forme di disagio e nuove tipologie di 'dispersione' e 'assenza' scolastica. A vari livelli, grandi e piccoli, stiamo vivendo un’esperienza traumatica che rompe il naturale processo della “normalità” creando una frattura tra un prima e un dopo. È all’interno di questa cornice che occorre inquadrare la didattica a distanza. Gli alunni stanno affrontando un compito evolutivo improvviso e inaspettato: sono chiamati a confrontarsi con una prepotente e irruente idea di morte, malattia, con concetti quali incertezza e precarietà. D’altra parte, stanno vivendo il valore della solidarietà, sentendo il peso della responsabilità delle azioni di ciascuno, personale e di gruppo. E poi ci sono le fasce cosiddette 'deboli' della popolazione che a tutto questo sommano l’impossibilità di connettersi, di stare al passo perché privi dello strumento digitale, ora mediatore dei processi di apprendimento. Tutto ciò crea nuove forme di marginalità sociale, che se unite al disorientamento e allo smarrimento, crea condizioni di fragilità che non possiamo non prendere in carico”.

Gli operatori psicopedagogici territoriali si sono attrezzati dunque per fornire un supporto a distanza a docenti, famiglie e alunni, tramite le possibilità oggi offerte dalle nuove tecnologie. “Dalle scuole ci vengono segnalati studenti che non partecipano alla didattica a distanza – racconta Valsavoia – li contattiamo non solo per riagganciarli al percorso didattico proposto, ma per recuperare la relazione diretta. Ascoltiamo famiglie e ragazzi. Molti genitori sono alle prese con più figli e seguirli quotidianamente anche nei compiti non è semplice, quindi forniamo supporto alla genitorialità. Per gli alunni più demotivati, in difficoltà a seguire le attività didattiche, il contatto telefonico diventa un’occasione per mantenere un legame. Certo, talvolta incontriamo atteggiamenti di diffidenza e rifiuto. Entrare nelle vite delle persone non è semplice e capita che il messaggio, la telefonata, il contatto comunque cercato, venga vissuto come un’intrusione”.

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“La comune cornice metodologica di lavoro - conclude - è la pedagogia della speranza: perché solo un atteggiamento di fiducia in sé stessi e nell’altro può, in questo difficile momento storico, accompagnare ciascuno di noi a trovare, nel repentino cambiamento che ci ha investito, quelle risorse creative necessarie alla inevitabile ricostruzione personale e sociale cui siamo chiamati quando le porte di casa si apriranno e siederemo nuovamente vicini tra i banchi della vita”.

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