Scontro Comune-Regione sulla scuola, Anief: "No a prese di posizione politiche"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

"Sul tardo pomeriggio di ieri abbiamo assistito a una serie di dichiarazioni, in seguito all’ordinanza del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando che, con una sua determina, prospetta la chiusura delle scuole a Palermo a partire da lunedì 16 novembre. Sia l’assessore all’Istruzione Lagalla che l’assessore alla Sanità Razza hanno rilasciato dichiarazioni non favorevoli a questa decisione, definendola immotivata. Noi come sindacato non entriamo nel merito della questione puntuale, abbiamo già espresso il nostro parere nelle sedi opportune. Vogliamo però esprimere la nostra vicinanza all’intera comunità scolastica, dai lavoratori agli studenti, dai dirigenti alle famiglie, che non possono più tollerare il chiacchiericcio confuso e litigioso di esperti in cerca di visibilità e di politici che utilizzano la scuola come scontro politico in perenne campagna elettorale". Lo dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, sottolineando che “la scuola pubblica italiana è un caso quasi stupefacente di resilienza. Ha retto l'urto di una dimenticanza, o perlomeno di una sottovalutazione politica decennale. Non esiste governo che abbia davvero creduto alla centralità dell’istruzione pubblica e anzi alla sua priorità assoluta: prima la scuola, poi tutto il resto, ovvero prima i ragazzi, poi tutto il resto, prima il futuro, poi tutto il resto”.

“La vera domanda da porsi – dichiara Andrea Messina, segretario generale Anief - sulla scuola pubblica italiana è come sia possibile che ancora esista e operi, dopo molti anni in cui tutto ciò che è pubblico è stato trattato come zavorra. Ben prima che il Covid pretendesse misure eccezionali, erano le misure normali a incontrare ostacoli notevoli. Dai soffitti che crollano alle palestre risalenti all'epoca di Sparta antica, dalla faticosissima gestione di cattedre e supplenze alla cronica mancanza di fondi, fino agli stipendi miserabili, tra i più bassi d'Europa, per un corpo insegnante troppo bistrattato”.

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