Bambino con la distrofia muscolare attende esito tampone da 11 giorni: "Costretto a saltare le terapie"

A raccontare a PalermoToday la storia è la mamma di uno studente disabile di una scuola elementare di Villagrazia di Carini. "L'Asp è sparita. Per la sua patologia queste cure equivalgono al bere o al mangiare". Il paradosso: "Lui è isolamento obbligatorio, il resto della famiglia no"

Bambino disabile attende esito del tampone da 11 giorni - foto archivio

Da quando hanno sottoposto suo figlio al tampone per Coronavirus sono passati ormai 11 giorni. "Da allora l'Asp non ci ha mai più risposto, e non solo a noi. Lo stesso disagio lo stanno vivendo tante altre famiglie ma mio figlio - racconta a PalermoToday Arianna (nome di fantasia) - ha una rara forma di distrofia muscolare. Dovrebbe seguire la sua terapie, 5 volte a settimana, e invece ha dovuto saltare numerose sedute. Eppure per la sua patologia, che colpisce i muscoli, fare la terapia equivale a bere o mangiare".

Tutto è iniziato lo scorso 13 ottobre, quando in una scuola elementare di Villagrazia di Carini è stato accertato un caso di positività al Covid-19. "La comunicazione è arrivata dalla dirigente scolastica: studenti a casa e didattica a distanza. Poi - continua Arianna - si è messa in moto la macchina dell'Asp, che ci ha chiesto di portare mio figlio di 10 anni per sottoporlo al tampone in modalità drive in. Da allora sono spariti tutti. Abbiamo provato a scrivere al Dipartimento di prevenzione e a telefonare ai numeri forniti per il Distretto 34 dell'Asp, ma alzano il telefono e riattaccano".

Al ritardo rischia di aggiungersi un altro elemento che avrebbe del paradossale: "Solo mio figlio è stato sottoposto all'isolamento obbligatorio - aggiunge - mentre il resto della famiglia no. Dobbiamo quindi augurarci doppiamente che il suo tampone sia negativo, altrimenti... Noi abbiamo continuato con la nostra routine. Siamo coscienti del fatto che sia una situazione delicata e che gestire l'emergenza, per l'Asp, non sia semplice. Però sino a quando non arriveranno i risultati, da inoltrare poi al nostro medico curante, mio figlio non potrà ricevere né il fisioterapista né il logopedista".

Una storia simile la racconta un'altra donna: "Sono mamma di 3 figli. Mi chiedo se è normale, a 10 giorni dal tampone, che i miei figli non possano rientrare a scuola perché l'Asp è sparita. Senza il risultato dell'esame infatti la pediatra non può firmare il certificato necessario per il loro rientro. Tutto nasce da un contatto che i miei figli hanno avuto due settimane prima con un parente positivo. In via precauzionale, anche per tutelare la salute dei compagni di scuola, anche noi genitori abbiamo fatto il tampone privatamente ed è risultato negativo".

Dopo due settimane di clausura forzata, forse non necessaria, la madre s'interroga: "E' normale dopo solleciti, chiamate e mail non ricevere ancora il referto? Perché ad oggi non risulta nulla. Per quale ragione fare perdere loro giorni di scuola senza motivo? Forse non era poi cosi male la didattica a distanza dello scorso anno, così i bambini non avrebbero dovuto piegarsi alla burocrazia e a un sistema che non funziona, che genera stress, che costringe le famiglie a rincorrere un referto 'fantasma'. Siamo abbandonati a noi stessi, vorrei solo potere riportare i miei figli a scuola".
 

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