Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca

Il ritorno di 60 mila emigrati in Sicilia, il coordinatore del Cts: "Vietati baci e abbracci"

Agostino Miozzo, che guida il Comitato tecnico scientifico, avvisa: "C'è un rischio il 21 dicembre se si va dal Nord al Sud. Controlli e raccomandazioni alla prudenza sono fondamentali"

Sono circa 60 mila gli arrivi previsti in Sicilia nel corso dell’esodo di fine anno quando tutti gli studenti, i lavoratori, decidono di festeggiare in famiglia le festività natalizie. Il coordinatore del Cts Agostino Miozzo avvisa: "C'è un rischio il 21 dicembre se si va dal Nord al Sud". In un'intervista rilasciata al Messaggero il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico chiede la denuncia penale per chi trasgredisce le regole: "Gran parte della popolazione italiana le raccomandazioni le sta rispettando. Poi ci sono i soliti furbetti che alterano l’equilibrio tra ordine e raccomandazione, sono quelli che navigano negli spazi lasciati dalle migliori intenzioni del governo. Per questo a preoccupare è il meccanismo emulativo. Servono controlli rigidi e segnali importanti".

Di che tipo? "Se si ferma un soggetto e questo produce un’autocertificazione che ad una verifica risulta falsa, non puoi dargli solo la multa di 300 euro. Devi perseguirlo effettivamente con una denuncia per falso in atto pubblico. Per estremizzare bisogna portarlo di fronte ad un giudice penale, così non c’è il rischio si prendano sotto gamba le misure. Non può passare il messaggio che si tratta di una sorta multa per divieto di sosta, va a finire che qualcuno che dica “chi se ne frega” lo trovi sempre". Anche perché prima del 21 dicembre l’esodo appare inevitabile. "È assolutamente un rischio, uno o due giorni prima del 21 e poi al ritorno si vedranno belle scene. D’altronde lo stesso Dpcm dice giustamente che puoi rientrare al tuo indirizzo di residenza. Ma questa era una necessità dettata dal bisogno di far convivere un punto di vista epidemiologico con quello sociale e quello economico".

A riempirsi di “nuovi arrivati” saranno le Regioni meridionali - Sicilia in primis - che però hanno più difficoltà a livello sanitario. "Certo, sono le regioni dell’emigrazione per il lavoro, di gente che è costretta a vivere lontano da genitori e parenti perché non ha alternative e, quindi, se vede che qualcuno non tiene conto delle restrizioni è pronto a fare lo stesso. In questo senso controlli e raccomandazioni alla prudenza sono fondamentali. Non deve passare il messaggio che si torna a casa e ci sono baci e abbracci come in passato".

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