Coronavirus, a maggio scuole chiuse pure in Sicilia: "Un problema far rispettare distanze"

La strada sembra tracciata: a settembre la riapertura degli istituti. L'assessore Lagalla: "La Regione terrà conto delle indicazioni ministeriali, adotteremo misure a noi più confacenti". Il parere di uno dei "saggi" scelti da Musumeci: "Rischio medio per le scuole, no classi-pollaio"

Alunni a scuola

A maggio le scuole non riapriranno, si andrà avanti con la didattica a distanza: questo è l'orientamento del ministro dell'Istruzone Lucia Azzolina. Per gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado l'appuntamento sui banchi è rinviato a settembre. Anche in Sicilia. Lo scenario di ripresa dettato dal Coronavirus è delineato nel decreto legge sulla Scuola, già pubblicato in Gazzetta ufficiale, nella parte in cui prevede che "con una o più ordinanze del ministro dell'Istruzione sono adottate misure volte alla definizione della data di inizio delle lezioni per l'anno scolastico 2020-2021 d'intesa con la conferenza Stato-Regioni".

L'assessore all'Istruzione Roberto Lagalla afferma che la Regione terrà "chiaramente conto delle indicazioni ministeriali". Prima però, annuncia a PalermoToday, "attendiamo l'incontro tra gli assessori regionali d'Italia e il ministro Azzolina, nell’ambito della conferenza Stato-Regioni: sulla base di questo e del confronto con l’Ufficio scolastico regionale adotteremo le misure più confacenti alle situazione della Sicilia". 

Anief: "Classi con non più di 15 alunni"

"Nessuno farà nulla se non in piena sicurezza" aggiunge il professor Cristoforo Pomara, ordinario di Medicina legale, uno dei "saggi" chiamato dal governatore Musumeci a far parte del comitato tecnico-scientifico per la gestione dell’emergenza Coronavirus in Sicilia. "Abbiamo collocato la scuola su un rischio medio - spiega Pomara in un'intervista al quotidiano La Sicilia -. Ho paura di immaginare il ritorno in classi-pollaio. La mia personale opinione è che si dovrebbe tornare alla scuola dei nostri nonni, con 15 o massimo 20 alunni".

L'orientamento dei "saggi" è di fornire quelle evidenze scientifiche che possano consentire al governo regionale di parametrare ogni decisione alla realtà locale. Insomma, decidere cosa fare e come farlo. Nel caso della scuola, pur essendo al competenza in capo allo Stato, è la Regione che stila il calendario scolastico.

Quel che oggi appare più probabile è che si possa tornare sui banchi di scuola fin dai primi giorni di settembre, l'1 o il 2, ma solo per recuperare le materie in cui gli studenti si sono mostrati carenti nell'anno scolastico in corso; mentre dalla seconda metà del mese inizierebbero le lezioni del nuovo anno scolastico (2020-2021). "Certamente - conclude Lagalla - si pone il tema del recupero degli apprendimenti perduti, così come si pone il problema del modello organizzativo da adottare per rispettare il distanziamento sociale all’interno degli ambienti scolastici". 

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