Giustizia, regole diverse in ogni ufficio ed è subito caos: avvocati in stato di agitazione

L'attività dei palazzi di giustizia riprenderà con norme differenti tra tribunale e Corte d'Appello. I legali dovranno anche fare i conti con i provvedimenti non omogenei degli altri uffici del distretto. Protesta l'Ocf che li rappresenta a livello nazionale: "E' una babele, intervenga Mattarella"

“Una babele”, è così che l’Organismo congressuale forense, che rappresenta gli avvocati a livello nazionale, definisce le regole con le quali è stata tracciata la ripresa dell’attività giudiziaria che scatterà domani. Alla luce di questo "caos" – in cui esistono norme diverse non solo tra un tribunale e l’altro, ma persino, in alcuni casi, tra sezioni dello stesso ufficio – ha deciso di proclamare lo stato di agitazione e anche di lanciare un appello al presidente della Repubblica, garante della Costituzione, perché intervenga su una situazione davvero complessa, se non ingestibile.

Le regole differenziate a Palermo

A Palermo, per esempio, il presidente del tribunale, Salvatore Di Vitale, anche per via degli spazi ristretti di cui dispone soprattutto per il monocratico, ha emanato regole molto stringenti, fissando addirittura un limite massimo per udienze e processi da trattare fino al 31 luglio; quello della Corte d’Appello, Matteo Frasca, ha deciso al contrario di non porre preventivamente un tetto ai fascicoli da esaminare. Questo vuol dire che all’interno dello stesso palazzo di giustizia, basta semplicemente cambiare piano per avere norme differenti.

La babele nel distretto giudiziario

Ma per gli avvocati palermitani c’è anche un altro problema, legato ai processi che devono seguire negli altri tribunali dello stesso distretto giudiziario, che comprende anche Termini Imerese, Trapani, Marsala, Agrigento e Sciacca: anche qui, ogni ufficio ha fissato le sue regole, che non combaciano tra loro. Quindi prima della trasferta occorrerà studiarsi per bene non solo i processi, ma anche tutti i provvedimenti.

La posizione della Camera penale

La Camera penale di Palermo condivide sostanzialmente la linea dell’Ocf, ma il presidente dell’organismo, Fabio Ferrara, ribadisce la contrarietà al processo da remoto nel penale. Ferrara sottolinea anche che in città potrebbe essere molto importante e utile l’istituzione dell’osservatorio tra magistrati ed avvocati: “Siamo molto soddisfatti per questa iniziativa – spiega – perché potremo dialogare e periodicamente renderci conto della situazione. E, laddove ce ne sarà la possibilità, questo permetterà magari di allargare ulteriormente le maglie anche in tribunale, dove attualmente le restrizioni sono maggiori, sia per motivi strutturali che di personale”. L'osservatorio è composto dal presidente del tribunale, dal presidente dell'Ordine degli avvocati, Giovanni Immordino, da due rappresentanti del Consiglio e dai magistrati che coordinano le sezioni civili e penali. Si riunirà per fare il punto ogni 15 giorni.

In Italia 200 protocolli diversi

Il caos e la mancanza di omogeneità tra gli uffici giudiziari è il frutto – come denuncia anche l’Ocf, di cui è coordinatore Giovanni Malinconico – di una scelta precisa del governo nazionale, che anziché definire almeno delle linee guida valide per tutto il territorio, ha deciso di demandare appunto ai capi dei vari uffici, caricandoli anche di un’enorme responsabilità dal punto di vista sanitario. “L’emergenza nella fase 2 è stata regolata su base territoriale in modo totalmente disomogeneo, con discipline e termini di ripresa differenziati in modo ingiustificato per diversi settori della giustizia senza adeguate garanzie per la difesa delle parti e la tutela dei loro diritti”, si legge nel documento dell’Ocf, che chiede alla presidenza del Consiglio e ai ministri della Giustizia e delle Finanze “un tavolo unico per definire un piano nazionale”. Si sottolinea poi che la ripresa è stata regolata “con oltre 200 provvedimenti dei capi degli uffici giudiziari, una babele” e che “in mancanza di un orientamento uniforme, di mezzi e personale, si stanno moltiplicando per di più le prese di posizione delle rappresentanze dei magistrati e del personale di cancellerie che, per il timore di contagi, osteggiano la ripresa delle attività lavorative in sede, anche per il noto stato di inadeguatezza della gran parte degli edifici in cui sono ubicati gli uffici giudiziaria”.

A rischio il processo da remoto

A rischio sarebbe anche il processo da remoto, secondo l'Ocf “in mancanza di una uniforme e ragionevole disciplina che individui le attività  per le quali possa essere praticato, detti le misure di garanzie per le parti, predisponga gli strumenti con il personale di cancelleria possa accedere ai fascicoli in regime di lavoro agile”.

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L'appello a Mattarella

Tutto questo “fa temere che con la ripresa del decorso dei termini processuali, perdurando però gli ostacoli all’accessibilità degli uffici, i difensori delle parti - dice l'Ocf - non possano svolgere adeguatamente la loro funzione, con il rischio di grave danno per i diritti delle parti”. Da qui la proclamazione dello stato di agitazione e l’appello al presidente Sergio Mattarella.

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