Il focolaio di Covid-19 nella Rsa di Villafrati, scattano gli accertamenti della Procura

L'indagine conoscitiva, cioè senza ipotesi di reato e senza indagati, è un atto dovuto per verificare se vi siano eventuali responsabilità penali nel contagio di una cinquantina di anziani e di una ventina di operatori. L'intero paese è zona rossa

“Villa delle Palme”, la struttura per anziani di Villafrati diventata uno dei focolai di Covid-19 e che ha fatto scattare la zona rossa, finisce all’attenzione della magistratura. La Procura di Termini Imerese, guidata da Ambrogio Cartosio, ha infatti aperto un’inchiesta conoscitiva – vale a dire senza ipotesi di reato e indagati – per verificare se vi siano profili penali nella diffusione del contagio. Si tratta di un atto dovuto, visto anche l’elevatissimo numero di infettati dal virus (ben 74, di cui 50 anziani e 20 operatori) e la decina di morti che la malattia ha già provocato.

Inizialmente si era diffusa la voce che a portare il Covid-19 nella residenza sanitaria assistita fosse stata una giovane che, tornata dalla Lombardia, sarebbe andata a fare visita al nonno ospitato a Villafrati. Dopo pochi giorni la ragazza avrebbe avuto la febbre e sarebbe risultata positiva al virus. Ricostruendo i suoi contatti si era arrivati anche a “Villa delle Palme”, dove in poche ore il numero di anziani e operatori contagiati era rapidamente cresciuto, tanto da spingere la Regione a isolare l’intera struttura. Il sindaco di Villafrati, Franco Agnello, aveva poi spiegato su Facebook che certamente il virus sarebbe arrivato da fuori, visto che nel resto del paese in quel momento non vi erano casi di persone positive, ma aveva anche invitato a smetterla con la “caccia alle streghe”, perché a portare la malattia avrebbe potuto essere anche un operatore sanitario e comunque in maniera del tutto inconsapevole.

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Il fascicolo “modello 45” della Procura di Termini Imerese servirà a capire se ci siano effettivamente delle responsabilità nella diffusione dell’epidemia nella Rsa. Per il momento, invece, non ci sarebbero accertamenti simili da parte dell’ufficio giudiziario di Palermo, guidato da Francesco Lo Voi, nello specifico in riferimento per esempio al caso della clinica “Villa Maria Eleonora”, dove sono una trentina le persone risultate infette. 

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