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Medici e infermieri del Covid hospital di Partinico

Medici e infermieri del Covid hospital di Partinico

A Partinico dopo la paura i sorrisi: "Guarire dal Covid-19 è possibile, dimettiamo 5 pazienti"

Tra loro anche due ultranovatenni. Elio Bennici, direttore dell'Uoc di Radiodiagnostica del nosocomio e a capo del dipartimento di Diagnostica per immagini dell’Asp di Palermo: "Le preoccupazioni umane, professionali, sociali sono legittime ma se tutti facciamo la nostra parte sconfiggiamo il virus"

Il numero dei tamponi effettuati, il conteggio dei positivi e dei negativi, il timore del famigerato "picco" e la ricerca di una curva finalmente "amica" che possa fare tirare un respiro di sollievo. Il Coronavirus cambia il modo di vedere le giornate: "buone" se i contagi restano limitati, "nere" se invece i numeri salgono più di quanto si voglia credere facendo allungare l'ombra della paura un po' su tutti. All'ospedale Civico di Partinico è finalmente arrivata una "buona giornata": domani saranno dimessi i primi cinque pazienti clinicamente guariti. "Di Coronavirus si muore, è vero, ma si guarisce. Tra i pazienti che verranno dimessi ci sono anche due arzilli ultranovatenni. Noi medici facciamo la nostra parte, lo stesso devono fare i cittadini rispettando le indicazioni date", dice a PalemoToday Elio Bennici (foto in basso), direttore dell'Uoc di Radiodiagnostica del nosocomio e a capo del dipartimento di Diagnostica per immagini dell’Asp di Palermo.

Il Civico di Partinico è in prima linea nella gestione dell'epidemia. La Regione lo ha infatti indicato come "Covid hospital" (con il Cervello di Palermo e il Giglio di Cefalù ndr). Due parole che sono molto più di un'etichetta. Implicano una vera e propria rivoluzione: per il territorio, per i medici, per i pazienti. "E' stata una svolta epocale - spiega Bennici -. Non cambia solo il nome, significa cambiare l'approccio mentale alla professione. L'ospedale tradizionale come lo immaginiamo non esiste, perchè tutto dedicato ai pazienti certamente positivi al virus". 

bennici-2Una nuova "missione", che porta con sè la rimodulazione degli spazi, nuove pratiche, la nascita delle "zone filtro" e tutta una nuova serie di procedure da rispettare. La trasformazione dell'ospedale ha avuto anche uno strascico polemico, con l'arrivo dei primi pazienti rinviato di qualche ora per le proteste di parte del personale. "Alcuni - ridimensiona Bennici - hanno espresso i propri timori, umani e professionali. Erano preoccupati perchè temevano di non avere adeguate tutele. Sono stati rassicurati e nessuno si è sottratto. Io per primo - racconta - ho riunito tutta la mia squadra prima che la rimodulazione fosse operativa. Ho spiegato loro cosa sarebbe cambiato per noi e li ho rassicurati. Nessuno sarebbe stato 'in trincea', solo, senza adeguate tutele. Tutto il personale ha dato prova di grande professionalità e di umanità".

Malumori erano stati espressi anche dai cittadini del comprensorio. "Il 'Civico' - sottolinea con un pizzico di orogoglio che sembra quasi di leggergli negli occhi lasciati liberi dalla mascherina - è un 'gioiellino'. E' normale che chi vive in zona sia preoccupato all'idea di non avere più a disposizione la struttura in caso di necessità (L'utenza adesso deve fare riferimento ad altri presidi come l'ospedale di Alcamo ndr). Ma sono sacrifici necessari in un momento del genere. E' importantissimo evitare la promiscuità tra pazienti Covid e non Covid. Siamo stati travolti tutti da questo nemico invisibile".

Gli esami di radiologia sono fondamentali per la diagnosi e la cura dei pazienti positivi. "Eseguiamo una radiografia al torace ed eventualmente, se necessario, un approfondimento con la Tac", dice Bennici. L'esame radiologico viene eseguito con l'attrezzatura mobile. Ovvero non è il paziente che si sposta, ma il tecnico che lo raggiunge direttamente al suo letto. "Chiaramente - sottolinea - abbiamo fatto in modo che i nostri tecnici di radiologia, maggiormente esposti al rischio clinico perché hanno più contatto diretto con il paziente, siano adeguatamente protetti".

Proteggersi per il personale significa indossare camici, calzari, guanti, mascherine. I cosiddetti "Dpi". "Ecco - sottolinea Bennici - questa è la sola criticità al momento. Finora abbiamo avuto tutto il necessario. L'unico timore è che il rifornimento non sia costante per i problemi di approvvigionamento che ben conosciamo e che non solo siciliani, ma nazionali e internazionali".

Il timore del contagio Bennici lo conosce bene, in prima persona. Lui stesso si è dovuto sottoporre all'accertamento condividendolo suo malgrado anche con la sua compagna di vita. Un momento non facile, condensato e forse anche un po' esorcizzato sui social con arguta ironia una volta avuto il risultato, fortunatamente negativo: "Fai questo lavoro ed in un momento simile, di oggettiva preoccupazione generale e personale, ne sei cosciente e senti tutto il peso del ruolo e della responsabilità, da tradurre in impegno e presenza, per te stesso ed ancor più per gli Altri, ove gli Altri allo stesso piano dei Pazienti sono i Tuoi stessi Colleghi e Collaboratori, professionisti uomini e donne, con il Loro vissuto ed i propri affetti familiari, come tutti, e che, come Te, hanno deciso convintamente e coscienziosamente di esserci! Sai però che il rischio c’è ed è elevato, molto elevato ed in qualsiasi momento potrebbe concretizzarsi, ma 't’imponi' di non pensarci".  

"Siamo umani, ci preoccupiamo anche noi - dice - Ecco, i tamponi li estenderei al personale sanitario. Quello sì. Per la tutela di tutti. Di chi nelle strutture lavora e di chi invece varca i cancelli da paziente. Le preoccupazioni umane, professionali, sociali sono legittime - conclude Bennici - ma le cinque dimissioni di domani ci fanno ben sperare. Le misure di distanziamento sociale funzionano. Difficili da digerire magari ma efficaci, perchè il virus vuole le persone per propagarsi. E quel che ci porta a sorridere e ben sperare è anche la generosità dei cittadini. In tanti ci hanno contattato pronti a fare delle donazioni: sono esempi di solidarietà civile gratificanti... soprattutto quando la stessa solidarietà non c'è tra regioni della stessa nazione, divise da politiche di smembramento del sistema sanitario avvenute negli anni".

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