Covid a Palermo, medico si sfoga: "Macché complotto, tante richieste di ricovero e reparto pieno"

L'appello al buon senso di Andrea, che lavora all'ospedale Civico: "Stanotte una paziente mi ha supplicato di lasciarla andare a casa per cedere il posto alla madre, anch'essa positiva e con sintomi. Non abbiamo un momento di riposo"

"La situazione? Provo a spiegarvela. Quattro ricoveri in 12 ore. Di questi, due a notte inoltrata. Un quinto arriverà oggi e il reparto a questo punto sarà pieno. Tre pazienti già ricoverati hanno necessitato di monitoraggio costante e aumento del carico di ossigeno. Stanotte una paziente mi ha supplicato di lasciarla andare a casa per cedere il posto alla madre, anch'essa positiva e con sintomi". Inizia così lo sfogo di Andrea, giovane medico dell'ospedale Civico, che massacrato da turni estenuanti e preoccupato dall'incubo Coronavirus, stamattina ha dato sfogo alla disperazione e si è appellato al buon senso generale attraverso un post pubblicato su Facebook.

"Stanotte - ha scritto - mi sono dovuto vestire due volte per un totale di 5 ore su 12 dentro l'imbracatura. Ci sono volute 3 bottigliette d'acqua per reintegrare in parte i liquidi persi. E questo è nulla in confronto a quanto tempo stanno dentro gli infermieri o gli operatori socio-sanitari. Le altre 7 ore, passate a impostare cartelle, prescrivere esami, fare terapie e ricevere telefonate per altre richieste di ricovero. Non un solo momento di riposo".

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"La situazione a Palermo è questa - aggiunge il medico -. Siete liberi di farvene una ragione o meno, così come lo eravate anche prima. Tuttavia ve lo dico: questa libertà di opinione che aspirate tanto a rivendicare non può inibire il diritto degli altri a essere tutelati. Per cui, se volete libertà, se volete rispettati i vostri diritti, non vi resta che fare lo sforzo di capire bene cosa sta accadendo, senza barricarvi dietro gli slogan, senza minimizzare, senza gridare ai complotti, senza accusare determinate categorie di persone. Fatelo, sto sforzo, così da non trovarvi un giorno (si spera mai) nella condizione di voler cedere il vostro letto di ospedale ad un altro a voi caro".

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