Quella crociera da incubo: "Chiuso dentro una cabina da 40 giorni con l'ansia del virus"

Il calvario di Giovanni Seidita, musicista palermitano di 24 anni, che si trova "prigioniero" a bordo della Costa Favolosa attraccata per la quarantena al porto di Taranto. Era risultato positivo al Covid-19 più di un mese fa. "Siamo isolati, fateci i tamponi. Vogliamo tornare a casa"

Giovanni Seidita

Da 50 giorni è a bordo di una nave da sogno, una di quelle in cui tutti sperano di poter salire almeno una volta nella vita. Da 40 in quella nave è in isolamento, chiuso in quarantena forzata, dentro una cabina e senza contatti con l'esterno. Da 5 giorni, da quando la mega imbarcazione è ormeggiata alla banchina del porto di Taranto, davanti a sé vede solo il cemento. E' la denuncia, che arriva a gran voce a rompere il silenzio, di Giovanni Seidita, musicista palermitano di 24 anni che doveva scendere dalla Costa Favolosa il 21 aprile, con la fine del suo contratto, ma che è in attesa di sapere come e quando potrà tornare a casa. 

Era l'11 marzo quando l'equipaggio della nave da crociera della compagnia genovese ha lasciato il porto di Tortola, la maggiore isola del territorio d'oltremare delle Isole Vergini britanniche, ignaro di quanto sarebbe accaduto di lì a breve a causa della pandemia da Coronavirus. Miami, le Bahamas, Las Palmas: tutti i porti, infatti, hanno chiuso loro le porte. Gli unici a poter attraccare sono stati i circa duemila passeggeri presenti a bordo. "A Miami - racconta Giovanni a PalermoToday - è sbarcata solo la parte artistica dell'equipaggio ma non io perché ero risultato positivo al Coronavirus". Con l'arrivo dei primi sintomi tra i membri dell'equipaggio, per Giovanni e per tutti è iniziata la vera quarantena. "Mi hanno dato - continua - una cabina con un balconcino in cui restare in isolamento. Resto qui tutto il giorno, non ho contatti con l'esterno se non per misurare la temperatura. Mangiamo benissimo, ci trattano davvero bene però non ce la facciamo più".

Resilienza è la capacità che Giovanni, in tutti questi giorni, ha scoperto di possedere dentro di sé anche perché nelle settimane passate anche lui ha dovuto fare i conti con quel nemico invisibile che oggi li tiene fermi lì. "Il 24 marzo ho scoperto con il test sierologico di essere positivo al Covid-19. Ho avuto la febbre per 3 giorni, mal di testa, pesantezza agli occhi e non percepivo odori e sapori. Mangiare un pezzo di pomodoro o di cioccolato era la stessa cosa. Non senti nulla, neanche l'odore del bagnoschiuma. Oggi sto bene ma visto che non mi hanno fatto nessun tampone non posso sapere se sono o meno ancora positivo. E come me, altri membri dell'equipaggio. E finché non lo saprò, non potrò scendere dalla nave".

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Stanchezza e amarezza nelle parole del musicista perché da giorni non hanno notizie e in pochi sanno della loro situazione. "Hanno parlato di tutte le altre navi ma non della nostra. A bordo, a oggi, siamo 674 membri dell'equipaggio. C'è anche un'altra ragazza palermitana ma ognuno è chiuso nella propria cabina. Nessuno ci dice nulla. Altre navi attraccate nei porti dopo la nostra, hanno già avuto il trattamento sanitario necessario. In altre hanno già fatto il tampone a tutti, mentre noi solo 100 e non sappiamo cosa aspettarci. Non ci fanno mancare nulla, il comandante durante la traversata nell'Atlantico mi ha rincuorato e hanno fornito, a chi ne avesse bisogno, supporto psicologico telefonico. Per far passare il tempo mi alleno tutto il giorno ma non posso neanche suonare perché avevo imballato la chitarra per il rientro. Sono stanco, siamo stanchi". 

La Costa Favolosa, che si è mossa dalle Canarie allo Ionio, potrà restare attraccata in quarantena al molo polisettoriale tarantino fino al 4 maggio, data per la quale il concessionario della banchina ha dato la sua disponibilità. "Poi - aveva detto il presidente dell'Autorità portuale Sergio Prete - bisognerà eventualmente pensare a una collocazione alternativa della Costa Favolosa". Ma Giovanni e gli altri membri dell'equipaggio non ci stanno. "E' ora che si prenda una decisione. Ci facciano i tamponi per capire chi è nelle condizioni di poter andare via. Noi siamo in quarantena e in sicurezza, isolati, da 40 giorni. Ora vogliamo tornare a casa". 

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