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Coronavirus, cuoco palermitano in Belgio: "Da qua l'Italia è vista come un esempio"

Salvatore, 35enne che lavora in un ristorante di Charleroi: "Ho notato soprattutto negli ultimi giorni una crescita della paura da parte della popolazione belga, nell'ultimo fine settimana abbiamo avuto un crollo delle prenotazioni"

L'Europa dell'Erasmus e del mercato globale si trova ad affrontare l'emergenza coronavirus e tanti sono gli italiani, e ovviamente anche i palermitani, emigrati all'estero per motivi di studio o lavoro negli ultimi anni. Da quando il nostro Paese è diventato uno dei più colpiti al mondo dal Covid-19 le autorità di diversi Stati hanno chiuso le frontiere ai nostri connazionali. 

Salvatore, cuoco a Charleroi: "Pochi controlli in Belgio" 

GenovaToday ha intervistato alcuni italiani che vivono all'estero. Il viaggio è partito dal Belgio, dal paese di Nivelles nei pressi di Charleroi. Qui vive e lavora Salvatore, 35enne palermitano che ha studiato a Genova, dove si è laureato in scienze politiche. Si è trasferito in Belgio da qualche anno e lavora come cuoco in un ristorante italiano. Proprio nei giorni precedenti allo scoppio dell'emergenza era tornato a Genova per una breve vacanza, e racconta: "Ho preso un aereo da Charleroi a Pisa venerdì 20 febbraio e poi mi sono spostato a Genova, anche se l'emergenza non era ancora scoppiata del tutto nell'aeroporto toscano mi hanno controllato la temperatura con il termoscanner, cosa che non era stata fatta invece in Belgio. Tra sabato e domenica sono stati presi i primi provvedimenti da parte del governo e io sono tornato a casa, mi ha colpito molto il fatto di non essere stato ricontrollato all'aeroporto di Charleroi".

La comunità italiana in Belgio è molto numerosa ed è radicata da ormai 50 anni, come spiega ancora Salvatore, che racconta come, nelle ultime settimane, il comportamento dei belgi nei suoi confronti non sia cambiato: "Non mi sono sentito “discriminato”, ma credo sarebbe impossibile in questo Paese considerando la storia delle migrazioni italiane verso il Belgio, soprattutto nella regione della Vallonia dove vivo io e a Charleroi dove ci sono molte famiglie italiane, ma anche discendenti di coloro che erano partiti per lavorare nelle miniere nel Dopoguerra. Non escludo che in altre zone dell'Europa la situazione possa essere diversa. Ho notato invece, soprattutto negli ultimi giorni, una crescita della paura da parte della popolazione belga, nell'ultimo fine settimana abbiamo avuto un crollo delle prenotazioni nel nostro ristorante. La gente ha paura non perché siamo italiani, ma perché pensa che il governo stia sottovalutando la situazione e non stia prendendo adeguate contromisure".

"Governo criticato, Italia presa come esempio"

Passando alla situazione politica Salvatore critica infatti l'atteggiamento delle autorità del Belgio: "Anche a me sembra che qui sia stato sottovalutato il problema, almeno nei primi giorni di crisi. Non essendo stati effettuati controlli negli aeroporti il virus è arrivato anche in Belgio perché molte persone sono rientrate dalle vacanze nelle località sciistiche italiane o da Venezia dove si era svolto il Carnevale. Nonostante questo non sono state adottate le misure necessarie a partire dal termoscanner. Solo successivamente, ma in maniera tardiva, il governo ha raccomandato, ma senza legiferare in merito, di evitare i viaggi in Italia. Per il resto gli eventi proseguono normalmente, così come il campionato di calcio con i tifosi allo stadio. Nelle ultime settimane è anche andato in scena il Carnevale con migliaia di persone che hanno affollato le maggiori città del Paese. I contagi sono però aumentati in maniera esponenziale negli ultimi giorni: I casi, inoltre, potrebbero essere molti di più perché solo una struttura in tutto il Paese, a Leuven, è in grado di fare le analisi sui tamponi. Il popolo belga rimprovera al Ministro della Sanità la mancanza di tempismo mentre gran parte della stampa prende come esempio proprio l'Italia, criticando lo scarso decisionismo del proprio governo. Anche per quello che riguarda le scuole tanti in Belgio spingono per la chiusura, ma al momento rimangono aperte lasciando che siano i genitori a scegliere se mandare o meno i propri figli alle lezioni".

Fonte GenovaToday

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