Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

Palestre salve almeno per una settimana, ma resta l'allarme: "Non fateci chiudere"

E' l'appello lanciato dall'Anif, al quale si aggiunge anche quello della Lega Impianti Sportivi (Lis), un gruppo che raccoglie migliaia di presidenti ed operatori di associazioni e società sportive dilettantesche di tutta Italia che stanno vivendo ore di apprensione per le proprie realtà

Palestre sì, palestre no? La questione ha spaccato anche il Comitato Tecnico Scientifico, che aveva raccomandato la chiusura nei giorni scorsi ma alla fine si è dovuto accontentare del "penultimatum" di Conte: gli impianti al momento rimangono aperti, ma - come ha sottolineato ieri sera il premier - in questi giorni verrà verificato il rispetto dei protocolli di sicurezza e tra una settimana la stretta potrebbe arrivare davvero. Intanto gli addetti ai lavori sono in bilico e chiedono chiarezza. "Stiamo vivendo momenti di grandissima incertezza, pensiamo che chiudere i centri sportivi come le palestre sia un grande errore", dice Germano Bondì, presidente regionale Sicilia dell'Anif (associazione di categoria impianti fitness di Confindustria). 

Il motivo del ritardo nella tabella di marcia del nuovo decreto della presidenza del consiglio dei ministri è stato proprio il punto delle palestre e delle piscine, che è stato oggetto di un lungo braccio di ferro all'interno del governo e con il Coni. "Nonostante i centri sportivi abbiano dimostrato di essere in prima linea per la salvaguardia della salute dandosi a regole certe, con protocolli di sicurezza validati scientificamente, continua la campagna mediatica su un’imminente chiusura", puntualizza Bondì.

Il presidente regionale Sicilia dell'Anif elenca quindi in pochi punti per quale motivo chiudere i centri fitness sarebbe un errore: "L’attività fisica è in grado di prevenire il rischio tumori del 20-40%: ma non solo, anche patologie cardio-vascolari, diabete, malattie legate alla sindrome metabolica. Si stima che 3 milioni di persone l’anno potrebbero salvarsi la vita facendo attività fisica (dati OMS). Si tratta peraltro di patologie che entrano in concorrenza nel peggioramento del quadro clinico per Covid-19. L’attività fisica innalza le difese immunitarie. Fondamentale nella lotta al Coronavirus. I centri fitness seguono protocolli rigidi per il contenimento della pandemia. Ciò non avviene in centri di ritrovo pubblici dove una parte delle persone si riverserebbe per continuare ad effettuare una parte dell’attività fisica. Inoltre l’attività seguita da trainer professionisti aiuta la riduzione di infortuni. Diversi studi scientifici hanno dimostrato come tramite lo sport si producano delle molecole implicate nel buonumore, tra queste le endorfine e la serotonina e, al contrario, si abbassi il livello di cortisolo nel sangue. In un periodo così volubile e incerto come quello che stiamo vivendo è fondamentale mantenere in luce l’aspetto psicologico".

Bondi poi prosegue: "Mai come in questo periodo la salute è al centro dell’agenda di Governo. Le associazioni e società dilettantistiche sono infatti quei luoghi dove tutta la popolazione, indipendentemente dall’età, ha la chance di intraprendere un percorso di salute come cambiamento dello stile di vita tramite un’attività costante e strutturata. Sin dall’inizio della pandemia Anif si pone l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione nel considerare i centri fitness come una vera e propria infrastruttura della salute pubblica, e non luoghi di assembramento alla stregua degli ambienti da movida. In Italia un bambino su tre è obeso o in sovrappeso. La sedentarietà è causa del 14,6% delle morti nazionali, ossia 88.200 casi annui con una conseguente spesa del Sistema Sanitario di 1,6 miliardi annui. Quanti danni avverrebbero qualora i centri fitness, avamposto della tutela della salute fisica, venissero chiusi fino a data da destinarsi?".

E all'appello dell'Anif si aggiunge anche quello della Lega Impianti Sportivi (Lis), un gruppo che raccoglie migliaia di presidenti ed operatori sportivi di associazioni e società sportive dilettantesche di tutta Italia che stanno vivendo ore di apprensione per le proprie realtà.
"L’aumento esponenziale dei contagi da Covid-19 delle ultime settimane ha fatto ripiombare tutti nel caos, rendendo necessarie ulteriori ed incisive azioni di sostegno economico nei confronti di un settore rilevante per la salute pubblica. L’insostenibilità finanziaria degli impianti è un tema oramai cruciale ed il rischio di default strutturale è grande; una enorme fetta dello sport italiano rischia un collasso senza precedenti. Ciò che ne scaturirebbe sarebbe molto grave, ovvero la possibile e concreta non riapertura di migliaia di realtà sportive".

"Lo sport - spiegano dalla Lis - è una leva importante per ripartire, è un punto di riferimento per i nostri ragazzi e le nostre ragazze, per
le famiglie e per le comunità locali che si aspettano che, passata la pandemia, ritroveranno i loro punti di riferimento, la loro passione, la loro squadra, i propri amici. Ma invece così sembra che per qualcuno non debba essere, togliendo sogni e spensieratezza ai ragazzi.
Chiediamo quindi al Governo un intervento affinchè il mondo sportivo riesca a superare questa fase tremendamente incerta tramite le seguenti istanze che riguardano: le utenze, con la riduzione e l'annullamento fino al 31 dicembre 2020 delle utenze contabilizzate da marzo 2020 (data inizio Lockdown); le indennità dei compensi sportivi (estensione del bonus dei collaboratori sportivi con una ripartizione equa che includa coloro che percepiscono altri redditi sino a 20 mila euro annui); tributi (annullamento fino al 30 giugno 2021 di imposte, Tari, Siae, adempimenti fiscali/previdenziali e dei versamenti alle agenzie di riscossione; fondo perduto (azione per sopperire alla grave riduzione degli incassi da marzo a dicembre 2020); estensione dell’ecobonus 110% ai lavori ammissibili su tutta la struttura e non
solo sulla porzione spogliatoi".

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