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Saloni di acconciatura chiusi in zona rossa? Confartigianato: "Danni enormi, vaccinare operatori"

L'ipotesi di uno stop nelle aree più critiche preoccupa l'associazione di categoria: "le imprese in questi mesi hanno applicato con la massima diligenza le linee guida dettate dalle autorità sanitarie e dal Governo, intensificando le già rigide misure previste dal settore sul piano igienico-sanitario"

Cresce l'attesa per il prossimo Dpcm che detterà le regole di comportamento, nuovi divieti e nuovi via libera per la pandemia. Torna insistentemente l’ipotesi di chiudere le attività di barbieri e parrucchieri nelle "zone rosse" e l'idea preoccupa molto Confartigianato Sicilia e in particolar modo la categoria degli acconciatori. "Non solo non vanno chiuse queste attività nei comuni o nelle regioni in zona rossa, ma - si legge in una nota - Confartigianato chiede anche che venga data priorità alle vaccinazioni degli operatori di questo settore produttivo".

"Non capiamo il motivo per il quale si ipotizza la chiusura in zona rossa delle attività di barbieri e parrucchieri – dice Giuseppe Pezzati, presidente di Confartigianato Sicilia –. Le imprese di acconciatura in questi mesi hanno applicato con la massima diligenza le linee guida dettate dalle autorità sanitarie e dal Governo, intensificando le già rigide misure previste dal settore sul piano igienico-sanitario, e si sono riorganizzate per garantire la massima tutela della salute degli imprenditori, dei loro collaboratori e dei clienti. Hanno calendarizzato gli appuntamenti, anche con app specifiche, e hanno adottato particolari accorgimenti per i distanziamenti. Riteniamo semmai più opportuno che vengano tutelati proprio questi operatori, dando loro una corsia preferenziale tra le fasce della popolazione da vaccinare”.

Alessandro Silvio-3La sospensione delle attività svolte in sicurezza finirebbe per innescare l’impennata dell’offerta di prestazioni da parte di operatori abusivi, secondo Alessandro Silvio, presidente regionale della categoria Acconciatori . “Chi opera in maniera abusiva – dice Silvio – rappresenta il vero pericolo per la salute dei cittadini, oltre a danneggiare ulteriormente sul piano economico le aziende in regola. Senza considerare che, a fronte di ulteriori misure restrittive, gli imprenditori non possono attualmente contare su alcuna certezza per quanto riguarda gli interventi di ristoro”. In Sicilia, per il settore benessere, tra marzo, aprile e maggio 2020, si sono registrati oltre 63 milioni di ricavi in meno. Confartigianato Sicilia, con la sua categoria, fa appello al governo Musumeci, affinché in sede di conferenza Stato-Regioni, intervenga col governo centrale per far sì che nel testo definitivo del nuovo Dpcm, venga cancellato il provvedimento di chiusura per le attività di acconciatura, consentendone lo svolgimento anche nelle zone rosse, a tutela della salute dei cittadini e dell’economia del settore. Alla luce proprio delle buone prassi che sono state portate avanti dagli acconciatori da quando è stata consentita la riapertura, dimostrando nei fatti che questo è un settore dove si lavora in sicurezza".

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