Cronaca Libertà / Via Principe di Paternò

Una speranza per bar e locali: "Niente sfratto se l'affitto non è stato pagato durante il lockdown"

Un'ordinanza del tribunale civile dà ragione al titolare del "Matteotti Cafè" di via Principe di Paternò: per via della chiusura forzata non era riuscito a versare i canoni di marzo, aprile e maggio. Il proprietario chiedeva di cacciarlo per morosità

Niente sfratto se il titolare del bar non ha pagato l'affitto durante i mesi di lockdown legato all'emergenza Coronavirus. Lo ha stabilito il giudice della seconda sezione civile del tribunale, Antonina Giardina Giardina, con un'ordinanza che - in via cautelare - ha respinto la richiesta del proprietario dell'immobile in cui si trova l'attività commerciale, il "Matteotti Cafè" di via Principe di Paternò, che chiedeva invece di cacciare l'inquilino per morosità.

E' una decisione perfettamente in linea con le norme emergenziali previste dal decreto "Cura Italia", che sono state fatte valere dall'avvocato Domenico D'Alessandro che assiste il titolare del locale, Gaetano La Mantia. Ed è una decisione che offre una speranza alle tante attività che, proprio per via del Covid, hanno toccato o sfiorato il tracollo (come per esempio il Cavù di piazza Rivoluzione che ha annunciato la chiusura dopo 12 anni di esercizio). Il giudice ha rinviato a febbraio dell'anno prossimo per affrontare la vicenda nel merito.

La storia del bar (operativo dal 2016) al centro del processo inizia a complicarsi a marzo scorso quando, per via del blocco per limitare i contagi da Covid, il titolare - come tutti i suoi colleghi - è costretto a chiudere l'attività. Non avendo entrate, non paga l'affitto - di 1.250 euro mensili - né a marzo, né ad aprile, né a maggio. Un periodo durante il quale - nonostante la situazione evidentemente straordinaria che investe non solo l'Italia, ma tutto il mondo - il propietario dell'immobile non manca di farsi sentire: con una serie di diffide, intima infatti il pagamento degli arretrati "entro 7 giorni", pena lo sfratto.

L'imprenditore ricomincia a pagare l'affitto con un acconto per sanare la morosità già da giugno e gradualemente riesce a recuperare un mese di arretrato. Uno sforzo tuttavia non apprezzato dal proprietario che mantiene la promessa: si rivolge al tribunale per ottenere lo sfratto dell'inquilino moroso. Che il giudice però non gli ha concesso.

"Ritenuto che nella fattispecie oggetto del presente giudizio - si legge infatti nell'ordinanza - non può ritenersi sussistente un inadempimento grave del conduttore, stante la grave situazione di emergenza sanitaria a causa del Covid-19, che ha portato all'adozione dei provvedimenti governativi di chiusura degli esercizi commerciali per più di tre mesi. L'articolo 91 del decreto legge numero 18/2020 (cioè il così detto 'Cura Italia', ndr) consente di valutate il rispetto delle misure di contenimento ai fini dell'esclusione della responsabilità del debitore, anche relativamente all'applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi pagamenti".

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