Ristoranti, gioiellerie e anche parrucchieri: il Coronavirus abbassa le saracinesche a Palermo

Il decreto "Resto a casa" ridisegna i consumi. Chi ha attività di ristorazione potrebbe accogliere i clienti fino alle 18: "Ma per chi apriamo se tutti devono stare a casa?". Anche nei centri commerciali in tanti chiudono. Il titolare di Crisafi: "Norma contraddittoria, servono aiuti"

L'avviso in un negozio

Una città rallentata, se non ferma. Le vie dello shopping che si svuotano, il vociare delle persone che lascia spazio ai rumori delle poche auto in circolazione, i ristoranti che non aprono le porte, i commerciantiche sembrano avere solo due immagini in testa: il registratore di cassa che non si apre e le scadenze che incombono. E si chiedono: "Sì, possiamo aprire... Ma per chi?". Eccola la Palermo "zona protetta". La paura del contagio del Coronavirus c'è e forse anche il senso di responsabilità dei singoli sembra palesarsi, ma i negozianti non nascondono i timori e il disorientamento. Come Francesco Crisafi, titolare dell'omonima gioielleria in via Maqueda, che a PalermoToday dice: "Le misure per evitare il contagio sono giuste ma è contradditorio dirci che possiamo stare aperti se poi la gente non può uscire". Lui infatti ha abbassato la saracinesca. Esattamente come hanno fatto anche ristoratori, titolari di negozi di abbigliamento e di negozi di parrucchiere. I primi fino alle 18 potrebbero accogliere il pubblico, gli altri non hanno limitazioni orarie. Ma sono i clienti a mancare come vuole il motto-vincolo "Resto a casa".

Coronavirus, stop anche ai mercatini: "Troppa folla e rischio contagio"

Negozi 

Formalmente i negozi di abbigliamento o di oggettistica non hanno subito limitazioni negli orari, di fatto però in tanti hanno scelto di chiudere. "Limitiamo i danni - spiega Crisafi -. Prima a frenare gli acquisti era la paura, adesso con il nuovo decreto c'è un divieto non scritto ma evidente a frequentare attività come le nostre. La legge dice che noi possiamo restare aperti, ma allo stesso tempo i cittadini possono uscire solo per urgenze di carattere santario, per lavorare o per acquistare generi di prima necessità. Quindi da me non vengono. E allora? Per chi apro? Noi siamo un'azienda a carattere familiare, non ci sono dipendenti. Ma penso ai colleghi che oltre alle utenze hanno anche le spese per il personale".

crisafi-2Mentre parla con noi Francesco Crisafi è in negozio "rigorosamente porta chiusa. Già quando ci sono stati i primi casi al Nord sapevo che saremmo arrivati alla chiusura. Abbiamo subito avuto un contraccolpo. Poi è andata meglio, ma solo per un paio di giorni complici il bel tempo e il sole di Palermo. Con l'aumento dei casi le vendite sono calate di botto. Poi l'esodo dal Nord e la nuova legge. Adesso sono qui per assicurare le spedizioni di chi ha fatto acquisti online. Quelle le garantiamo". Molti infatti sperano che i consumi proseguano con l'e-commerce. "Chiaramente i volumi di affari non sono gli stessi. Pochi ordini, meno dei giorni 'normali'".

"Non critico il decreto che ha fatto diventare tutta Italia 'zona protetta' - charisce Crisafi - bisogna limitare il contagio il più possibile. Ma forse l'esecutivo ha prodotto una norma tanto contradditoria per il nostro settore per 'paura', perchè non aveva i mezzi per dire 'state chiusi, qui c'è un pacchetto di misure compensative'". Misure che sono attualmemte al vaglio dell'Esecutivo. "Servono dei provvedimenti - ribadisce Crisafi - non è rinviabile. Quanto possono reggere le attività senza introiti? Un mese? Due? Ma poi? Senza guadagno non si pagano affitti, fornitori, crollano gli ordini. Tutto il sistema entrerebbe in una crisi di difficile soluzione. Chiediamo a Roma di non trascurare tutto questo".

E la scelta di Crisafi è stata condivisa da tanti, grandi e piccoli, su strada o all'interno dei centri commerciali: da Desigual a Navigare pasando per Luisa Spagnoli, Stroili, Golden Point, Alcott o Dmail. Chiusa anche La Rinascente in via Roma, Zara e H&M in via Ruggero Settimo ma anche tutti i negozi della catena 7camicie di Palermo e Termini Imerese. "Scelta non per niente semplice per tantissimi motivi - recita una nota - ma riteniamo che sia un'azione responsabile per contribuire, nel nostro piccolo, ad accelerare la ripresa affinché tutto ritorni al più presto alla normalità.  Le disposizioni parlano di non uscire, cambiare le nostre abitudini, stare in casa e aspettare. Tutto questo è sacrosanto! Quando tutto sarà passato, avremo il piacere di brindare tutti insieme".

Lo stop è stato poi deciso a livello nazionale per alcuni marchi in franchising. "In seguito alle più recenti restrizioni introdotte a livello nazionale dal governo italiano per contenere l’epidemia di Covid-19, il marchio di cosmetici Kiko - recita una nota - annuncia la chiusura da oggi e, salvo diversa comunicazione, fino al 3 aprile di tutti i suoi negozi italiani. Tale misura, che coinvolgerà i 340 punti vendita dell’azienda in Italia, è finalizzata a tutelare la salute di tutti coerentemente con le indicazioni del Governo di ridurre al minimo le occasioni di contagio". 

VIDEO | Coronavirus, tutte le risposte sul decreto "Resto a casa"

Ristoranti

I ristoratori cittadini si sono essenzialmente divisi. C'è chi ha chiuso del tutto, come Villa Costanza, Pizzicotto, Quattro Venti Comfort Food,  Ristorante Branciforte, la Corte dei Mangioni, Caponata, Pot e Mo' Avast per citarne alcuni.

villa costanza-2-3"Le notizie che si sono susseguite in queste ultime 48 ore hanno gettato nella confusione tutti noi - scrivono i gestori di Villa Costanza su Facebook - . Le nuove indicazioni emanate dal Governo hanno rimesso in discussione le priorità di ognuno. Qualcosa che sembrava lontano adesso è una presenza costante, pericolosa. Impossibile non pensarci, impossibile agire come se nulla fosse. Abbiamo riflettuto sulle opportunità di continuare a lavorare, rispettando le linee guida ministeriali.
Tuttavia, dopo una lunga riflessione condivisa, abbiamo deciso di chiudere fino al 3 aprile. Lo facciamo per i nostri ragazzi - spiegano - perchè possano guidare le loro famiglie oltre questo momento. Lo facciamo per dare un un segnale chiaro a chi ci sta accanto e ha fiducia in noi. Stare a casa è un atto di amore reciproco. Chiudiamo per ridurre gli spostamenti di chi probabilmente, se rimanessimo aperti, continuerebbe ad accordarci fiducia. Nutriamo rispetto per le istituzioni per il delicato compito di guidare tutti noi. Vogliamo dare un segnale forte di solidarietà a tutto il personale medico che in queste settimane sta sacrificando tutto, al servizio della collettività.  Chiudiamo per tanti motivi, tutti importanti allo stesso modo. Questa è una terra forte, che ha partorito grandi persone e grandi cuori. Serviranno quando tutto questo sarà passato e dovremo ricostruire anche le più piccole cose. Lo faremo come collettivo". 

Dello stesso tenore il post comparso sulla pagina di Quattro Venti: ""Nel rispetto delle direttive ricevute - si legge - è inevitabile anche per noi chiudere al pubblico il nostro ristorante. Dobbiamo riordinare le idee per affrontare questo difficile distacco ma non vediamo l'ora di avervi presto di nuovo vicini". Altri invece hanno chiuso le porte al pubblico ma si affidano al domicilio (che al momento è consentito). Tra questi la pizzeria Mistral.

Negozi di parrucchieretheo-2

Capitolo a parte sono e attività di parrucchiere e barbiere. Centri benessere e spa sono chiuse per legge, ma nessuno stop per loro. Se non le limitazioni generali: norme igieniche scrupolose e un metro di distanza tra i presenti. 

Anche in questo settore quindi si procede in ordine sparso. In molti hanno preferito abbassare la saracinesca. Luci spente e asciugacapelli spenti per l'Atelier Giuseppe Caramola, Francesco Cospolici, Theatrò immagine, Mood, Riccardo Ruisi, Cardillo parrucchieri, Beppe Grispo parrucchieri, Unghie&bellezza estetica, Whaoo parrucchieri, Teresa Miceli. Altri, come Theo invece continuano ad accogliere i clienti. 

Articolo aggiornato alle ore 13.44 dell'11 marzo 2020

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