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Il Coronavirus stronca il "nuovo Buscetta": morto l'ex boss Francesco Di Carlo

Il mafioso di Altofonte, storico narcotrafficante di Cosa nostra, si era pentito nel 1996. Francesco Marino Mannoia lo aveva accusato di aver ucciso il banchiere Roberto Calvi, trovato impiccato nel 1982 sotto il ponte dei Frati Neri sul Tamigi

Negli anni 90 i procuratori di Palermo lo avevano definito "il nuovo Buscetta". Francesco Di Carlo, il mafioso di Altofonte, storico narcotrafficante di Cosa nostra, è morto per una polmonite da Coronavirus. Le sue condizioni erano peggiorate negli ultimi giorni.

L'ex boss per anni era stato detenuto in Inghilterra dove, dietro il paravento di una società di import-export, gestiva traffici di cocaina per miliardi di sterline. Prima di diventare collaboratore faceva parte del gotha di Cosa nostra palermitana. Un altro pentito, Francesco Marino Mannoia, affermò che Di Carlo aveva ucciso il banchiere Roberto Calvi, trovato impiccato nel 1982 sotto il ponte dei Frati Neri sul Tamigi.

Di Carlo iniziò la collaborazione con la giustizia italiana nell'estate del 1996, al suo rientro in Italia dopo anni e anni di galera nelle carceri inglesi. I sicari mafiosi, appena si sparse la voce, lo vollero punire subito. Così i killer uccisero a colpi di pistola Giuseppe Giovanni Caffrì, 44 anni, presunto mafioso, legato da vincoli di parentela con Francesco Di Carlo. Caffrì, infatti, era cognato di Andrea Di Carlo, fratello del collaboratore di giustizia.

Di Carlo diventò in fretta tra i grandi accusatori dell'ex senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri che indicò come il mediatore dei rapporti che l'ex premier Silvio Berlusconi avrebbe avuto con la mafia. L'ex boss di Altofonte nell'ottobre del 1996 raccontò la storia "segreta" di Cosa Nostra, facendo i nomi dei suoi più illustri affiliati degli Anni Cinquanta e Sessanta, spiegando con dovizia di particolari il ruolo di ministri e avvocati al servizio delle "famiglie" della Sicilia occidentale. Nomi pesanti come Bernardo Mattarella, Girolamo Bellavista, principe del Foro, Giovanni Musotto, docente di Diritto Penale, Calogero Volpe, sottosegretario alle Finanze, Casimiro Vizzini, senatore della Repubblica.

Francesco Di Carlo era stato condannato nel 1987 insieme a cinque complici per aver importato in Inghilterra eroina e cannabis per un  valore di 78 milioni di sterline pari a 180 miliardi di lire. Da sempre "titolare" insieme ai fratelli Giulio e Andrea dei grandi traffici internazionali di eroina, Di Carlo era stato già arrestato in precedenza in Inghilterra. Divenne capo famiglia mafiosa di Altofonte a metà degli anni 1970, e quando nel 1996 decise di collaborare con le autorità italiane venne, così, trasferito dalla sua prigione del Regno Unito a Roma. Poi fu trasferito all'estero sotto falso nome.

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