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Coronavirus, dagli ambulatori l'Sos dei medici: "Non siamo protetti, aiutateci ad aiutare"

In servizio presso le ex guardie mediche, sono tra i primi ad accogliere i cittadini che accusano problemi di salute. La denuncia a PalermoToday: "I kit con mascherine, guanti, camici monouso e calzari non bastano per tutti. Vogliamo curare, ma in sicurezza. Se si ammalano i medici la situazione si aggrava"

Un esercito senza armi, senza mezzi di trasporto, senza munizioni. Ai tempi del Coronavirus si possono ritrarre così i medici di continuità assistenziale, ovvero le vecchie guardie mediche. Ogni paziente che entra è un potenziale rischio. I camici bianchi lo sanno, ma non arretrano. PalermoToday ha ascoltato le ragioni di uno di loro, Federica Urso, medico in formazione di medicina generale e di continuità assistenziale della Regione Siciliana: "Dateci gli strumenti per proteggerci, aiutateci ad aiutare".

federica urso 2-2-2I medici di continuità assistenziale sono tra i primi ad accogliere i cittadini che accusano problemi di salute. "Garantiamo l'assistenza - spiega la dottoressa Urso- dalle 20 alle 8 del mattino dal lunedi al venerdi, mentre siamo presenti per l'intero il finesettimana dalle 10 del mattino di sabato al lunedi mattina. Entriamo in serivizio quando i medici di base non sono reperibili. Lavoriamo su turni, 5 per ogni guardia medica, e ci alterniamo. Io sono ad Alia e Castronovo'".

"Alla fine di febbraio - racconta - hanno inviato per ogni postazione alcuni kit: mascherine, camici, calzari e dei teli. Pochi, pochissimi. Il materiale contenuto non basta per i cinque medici che si alternano. Come se non bastasse non siamo più stati riforniti nonostante le richieste avanzate ai distretti di competenza, Lercara nel mio caso".

Cliniche private in aiuto della Regione: a disposizione posti letto e mascherine

mascherine-2La mascherina è l'ormai famosa "Ffp3", quella con il filtro. "Quello che non tutti sanno - spiega il medico - è che il filtro, dal momento dell'attivazione, dura solamente otto ore. Dopo dovrebbe essere cambiato. Quindi di fatto, chi ha superato questo tempo di utilizzo, non è protetto in modo adeguato. Nel mio caso la porto solo quando visito, quindi l'ho tolta e indossata più volte, ma ci vuole poco a raggiungere le otto ore di efficacia. Pensiamo a quanti sono negli ospedali, dove l'accesso delle persone è continuativo. Molti colleghi l'hanno comprata privatamente, ma adesso non si trovano. Il rifornimento sia per tutti e frequente. Una situazione che aumenta l'insicurezza per noi. Nell'ultimo periodo si sono verificate parecchie aggressioni contro noi medici, che si troviamo siamo costretti a farci accompagnare da fidanzati, mariti e genitori. In queste condizioni come facciamo ad aiutare?".

Aiutare... cioè visitare. E il rapporto con i pazienti si modifica. "Per le visite - spiega Federica - effetuiamo il triage telefonico, compiliamo un questionario che ci è stato inviato proprio per l'emergenza Coronavirus. Gli accessi in questo modo sono calati, ma ovviamente c'è ancora chi viene. Cosi come c'è stato chi si è recato in pronto soccorso nonostante siano state allestite le tende per il triage esterno. Se un paziente manifesta i sintomi dell'infezione causata dal Covid-19 indichiamo i numeri di riferimento. In assenza di patologie gravi si opta per l'assistenza domiciliare, se invece le condizioni lo richiedono scattano il trasferimento e l'ospedalizzazione".

Coronavirus, Cgil: "Anche chi pulisce ospedali o lavora in mensa sia protetto"

E' di oggi la notizia che il dipartimento della Protezione civile nazionale "ha provveduto alla consegna dei dispositivi di protezione individuale (Dpi) destinati ai professionisti del Sistema sanitario regionale della Sicilia impegnati anche nel contrasto all'epidemia Coronavirus. Complessivamente, per l'Isola, sono state recapitate 12.800 mascherine chirurgiche, 10 mila mascherine modello Ffp2 e Ffp3 e 25 mila paia di guanti monouso. Ulteriori scorte saranno effettuate con cadenza regolare". Il materiale è stato preso in carico dal dipartimento di Protezione civile regionale, così come previsto dalle direttive nazionali dell'Unità di crisi sul l'emergenza Coronavirus, che ha poi proceduto alla distribuzione alle aziende del sistema sanitario regionale. Stamane l'assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, ha avviato contatti con un'azienda siciliana per immaginare l'avvio di una linea di produzione nell'Isola.

"I dispositivi siano dati a tutti e con regolarità. Aiutateci ad aiutare - l'appello di Federica Urso - . Siamo in prima linea e facciamo il nostro lavoro con amore ma, lo ripeto, aiutateci ad aiutare. Dateci i dispositivi di protezione per potere continuare a fare il nostro lavoro in sicurezza, la nostra esposizione non giova a nessuno. Se si ammalano i medici la situazione diventa ancora più difficile". 

Dispositivi da un lato e più attenzione dall'altro. "Ai cittadini chiediamo di rispettare le regole - conclude - Provo rabbia nel vedere le centinaia di persone che hanno assaltato i treni diretti in altre regioni da quella in cui vivono. Non si rendono conto del potenziale pericolo a cui hanno esposto loro stessi, i loro cari che li attendevano a casa e in generale tutti noi. Capisco quanto sia faticoso in un momento come questo essere lontani da casa. Mio fratello è uno studente Erasmus a Bucarest. Sono preoccupata per lui e lo vorrei qui ma al momento la cosa più importante è fermare la diffusione del virus, anche se comporta di sacrifici. Serve l'impegno di tutti".

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