Virus, l'esperto: "Contagio difficile all'aria aperta, mascherine utile difesa dagli asintomatici"

Parla il palermitano Ernesto Burgio, luminare di epigenetica e biologia molecolare: "Il contagio avviene principalmente nei luoghi chiusi, a casa o al lavoro". Anche se i dati degli ultimi giorni sono più ottimistici, ipotizza una lenta riapertura "non prima della metà di maggio"

I dati sulla diffusione del Covid-19 si stanno facendo più ottimistici e non a caso si inizia a parlare sempre più insistentemente di “fase 2”. Molte persone sono già convinte che a breve potranno riprendere la loro vita normale, anche se non è affatto così. E lo chiarisce bene, in una lunga intervista a Business Insider Italia, l’esperto palermitano di epigenetica e biologia molecolare, Ernesto Burgio, che è anche presidente del comitato scientifico della Società italiana di medicina ambientale e membro del consiglio scientifico dell’European cancer and environment research institute di Bruxelles. Riaprire? “Non prima di metà maggio”, afferma Burgio, che spiega anche quali siano i luoghi in cui è più probabile il contagio, cioè “in casa, in famiglia e al lavoro, non certamente all’aria aperta”. Ma si sofferma anche sugli asintomatici e sull’ipotetica durata di un’eventuale immunizzazione, elementi fondamentali per poter capire quando e come superare restrizioni e misure di contenimento.

Dove ci si infetta, la “mezza fake” del virus che uccide all’aria aperta

“Il 90 per cento dei contagi – chiarisce Burgio – avvengono tra persone che hanno un rapporto diretto, che hanno un’esposizione ravvicinata, in ambienti chiusi. Cioè famiglia, luoghi di lavoro e purtroppo ospedali”. E sfata quella che definisce una “mezza fake news”: “E’ molto difficile – afferma l’esperto palermitano – che ci si contagi per strada. Questa idea venuta fuori negli ultimi giorni è una mezza fake news: se fosse un virus che basta respirare per strada per ammalarsi, saremmo tutti morti”.

Ernesto Burgio-2Mascherine sì o no?

Alcune Regioni hanno reso obbligatorie le mascherine, ecco come la pensa Burgio: “Le mascherine vanno utilizzate in modo serio e continuo” negli ambienti sanitari “e così non è stato”. Ma “per la gente comune, la mascherina prima di essere un obbligo avrebbe dovuto essere qualcosa da indossare spontaneamente per tutelare gli altri”, dice l’esperto. “Infatti – aggiunge – se siamo esposti a una persona che tossisce, la mascherina è insufficiente; ma se siamo esposti ad un asintomatico che neanche sa di avere il virus, la mascherina blocca la gran parte delle goccioline, il veicolo principale di contagio. Tuttavia – rimarca – ci sono giornali che titolano: ‘L’aria pullula di virus, mettete la mascherina’. Non solo è eccessivo, ma se anche il virus può essere nell’aria lo è in quantità minima, per cui è quasi meglio incontrarlo: non possiamo farne a meno se vogliamo prima o poi immunizzarci. L’importante è non incontrarlo in quantità pericolosa”.

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Quando riaprire?

Per Burgio “dovremo sperare di poter avere una parziale riapertura di alcune parti del circuito economico-finanziario intorno a metà maggio, sempre che si confermi la quasi scomparsa dei casi. A quel punto bisognerà far capire a chi di dovere, e cioè essenzialmente da un lato a chi governa e, dall’altro, a chi regge le sorti economiche del Paese, che c’è una cosa fondamentale da fare”, ovvero “rafforzare il sistema sanitario, aiutando i cittadini ad avere una diversa consapevolezza, a essere informati, formati e protetti".

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