Coronavirus, il monito della Camera penale: "No alla smaterializzazione del processo"

Il presidente della Camera penale, Fabio Ferrara: "Il fondato timore è che, dalla straordinarietà legata all'emergenza sanitaria si voglia mettere in moto una progressiva demolizione del processo accusatorio"

"La proposta di emendamento presentata dal Governo in sede di conversione del decreto-legge Cura Italia, il parere espresso dal Csm e la nota emanata dal Consiglio Nazionale Forense, prefigurano la cosiddetta smaterializzazione del processo penale, poiché attraverso la possibilità per i Capi degli uffici giudiziari di redigere protocolli consentirebbero di celebrare le udienze penali con imputati da remoto: udienze virtuali, giudici collegati dalle loro stanze, avvocati nei loro studi, o persino nelle loro case, detenuti in carcere, gli altri imputati in studio con l'avvocato". E' quanto denuncia il presidente della Camera penale, Fabio Ferrara, che ha firmato un documento con il Consiglio direttivo.

"Ecco come si dovrebbe realizzare il pubblico dibattimento, il contraddittorio sulla prova,il confronto tra accusa e difesa innanzi al giudice terzo - dicono i penalisti - Quale possibilità di produzione documentale? Quale possibilità di mostrare documenti ai testimoni? Quale possibilità per il Giudice di controllare la veridicità dei documenti esibiti? Quale possibilità per le Parti di intervenire tempestivamente durante l'esame dei testi o delle Parti? Quale segretezza della camera di consiglio? Uno scenario aberrante - dice la Camera penale - Proposte che, se attuate, segnerebbero, di fatto, la fine del nostro sistema processuale di stampo accusatorio. Si finirebbe così per introdurre delle norme processuali in bianco, in quanto si delegherebbe ai protocolli taluni importanti aspetti dell'iter procedimentale che, invece, devono rimanere di esclusiva riserva del codice di rito. Il fondato timore è che, dalla straordinarietà legata all'emergenza sanitaria si voglia mettere in moto una progressiva demolizione del processo accusatorio; poiché senza la pubblicità dell'udienza, e il conseguente controllo democratico del processo, e senza i requisiti dell'oralità e della immediatezza - in nome di un efficientismo che promette figurativamente il formale rispetto dei diritti di difesa - si finisce per stravolgere il processo penale liberale".

"Tali pratiche emergenziali si tradurrebbero nella manifesta violazione del diritto di difesa e dei principi costituzionali del giusto processo previsti dall'articolo 111 della Costituzione, diritti fondamentali che non possono essere compressi nemmeno in periodi emergenziali, poiché il principio di immediatezza nell'assunzione in contraddittorio dei mezzi di prova alla presenza del Giudice costituisce il cuore, il dato identitario del processo accusatorio", denuncia ancora la Camera penale. "In questa raccapricciante prospettiva", la Camera penale di Palermo "non intende firmare alcun protocollo o aderire a 'linee guida' che consentano di derogare alle norme del Codice di rito del 1988 che regolano il processo penale; tanto più che le direttive pattizie con le quali si vorrebbe regolare la trattazione del processo telematico, con le Parti e i testi 'da remoto', sarebbero affidate alle disposizioni dettate da un 'burocrate' del ministero; protocolli che potrebbero, persino, concretizzarsi in modalità disomogenee di trattazione dei processi, con l'effetto di prevedere percorsi procedurali differenti, disuguali, fra i vari Tribunali del Paese. La Camera Penale di Palermo si oppone a questa deriva e dichiara con forza un fermo no ad un simulacro di processo, in difesa dei principi costituzionali sanciti dall'articolo111 della Costituzione".

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Fonte AdnKronos

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