Il plasma contro il Coronavirus, l'esperto: "Buon aiuto terapeutico, ma non è risolutivo"

Francesco Vitale, docente d'Igiene all'università di Palermo: "Può avere dei rischi, ma sarebbe utile nell'emergenza per evitare complicazioni nei casi più gravi, solo col vaccino bloccheremo la malattia". Esclusa ogni teoria del complotto: "E' una cura nota da tempo, già usata per altre malattie"

“Un aiuto terapeutico importante, non definitivo ma di emergenza”, è così che Francesco Vitale, docente d’Igiene all’università di Palermo, nonché responsabile del laboratorio di riferimento regionale per l’analisi dei tamponi del Policlinico, definisce la terapia con il plasma di cui tanto si parla in questi giorni come rimedio salvifico contro il Covid-19. Il professore - che sbaraglia ogni teoria del complotto (“questo tipo di cura è noto da anni, è già stato utilizzato per altre malattie, cosa si dovrebbe nascondere?”), mette però in guardia da alcuni rischi e chiarisce anche che l’unica vera soluzione è il vaccino. 

Può spiegare molto semplicemente in cosa consiste questa cura con il plasma?
“Il plasma, in termini molto elementari, è quella parte del sangue senza cellule e che contiene anche gli anticorpi. La terapia consiste nel prelevare il plasma dei malati convalescenti o guariti dopo essere stati infettati dal Covid-19 e di trasferirlo a pazienti per i quali si teme possano esserci complicazioni gravi della malattia. E’ semplice da dire, ma si tratta in realtà di una procedura che, seppure molto collaudata, è complessa e che, è bene rimarcarlo, può essere eseguita soltanto in centri specializzati”.

Ci sono dei rischi?
“Certo, perché nel plasma, oltre agli anticorpi, potrebbero esserci anche altri virus che al momento non conosciamo e che potrebbero quindi contagiare il paziente che lo riceve. E’ esattamente ciò che è accaduto negli anni Ottanta con gli emoderivati infetti, che a volte contenevano il virus dell’epatite C o dell’Hiv, che allora erano ignoti. Per questo vengono compiuti controlli molto rigorosi”.

Questo tipo di terapia, secondo lei, potrebbe essere la cura definitiva per sbarazzarci del Covid-19 o la nostra unica salvezza sarà il vaccino?
“Il vaccino, che non credo potrà essere pronto prima di un annetto, eviterà che possano esserci nuovi casi e nuovi malati, sarà dunque una soluzione definitiva. Il plasma potrebbe essere invece un aiuto terapeutico importante, di emergenza e transitorio, peraltro poco costoso e la cui tecnica è nota da tempo. Una soluzione per permetterci di risolvere alcuni casi clinici prima che si complichino ed abbiano bisogno di cure intensive. Credo che entro un mese o giù di lì la cura potrebbe peraltro essere standardizzata”.

In ogni caso non abbiamo quantità illimitate di plasma per poter curare tutti, non è un limite questo? 
“Tutti i pazienti ospedalizzati e guariti in tutto il mondo potrebbero fornire quantità variabili di plasma, che permetterebbero di superare questo limite”.

Si dice però che mediamente ogni guarito col suo plasma può fornire anticorpi ad un solo malato, è corretta questa affermazione?
“No, è semplicistica. Al momento, e gli studi sono alle battute finali, si sta cercando di capire proprio quale possa essere il dosaggio corretto di plasma con il Covid-19 e anche la fase della malattia in cui è possibile ricorrere a questa terapia”.

Francesco Vitale-2Il Covid-19 è un virus che si sta imparando a conoscere soltanto da pochi mesi, allo stato sappiamo quanto durano gli anticorpi sviluppati da ogni paziente, cioè per quanto tempo possono proteggerci?
“Gli anticorpi passivi, quelli che vengono trasferiti dal paziente guarito a quello malato, hanno una vita limitata, durano qualche mese, ma nel frattempo la persona infetta riesce a sviluppare i suoi, nel caso del Covid-19 questo dovrebbe avvenire in 15/20 giorni. Ma la risposta immunitaria di ogni individuo è variabile e i tempi, dunque, non sono uguali per tutti. Allo stato non sappiamo per quanto tempo questi anticorpi ci proteggano dalla malattia. Non è ancora neppure del tutto chiaro se questo virus venga annientato definitivamente soltanto con gli anticorpi o se sia necessaria anche una risposta cellulare. In questo secondo caso il plasma, da solo, non basterebbe”.

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Intorno al plasma, che pure come diceva anche lei è una cura ben nota e rodata, si sono scatenate teorie del complotto. Qualcuno sostiene che ci vengano nascosti gli effetti quasi miracolosi di questa terapia per favorire lobby e grandi gruppi farmaceutici che avrebbero interesse per il vaccino in quanto potrebbero speculare maggiormente. Ha un senso tutto questo?
“No, perché nessuno nasconde nulla e appunto la terapia col plasma non è stata certo scoperta ora. Inoltre in questo momento ogni cosa può essere utile sia sul piano sociale che su quello economico. La scienza ha però i suoi tempi e, fin quando non ci sono esiti definitivi, chiari, sottoposti a revisione, è corretta una certa riservatezza. Anche con il plasma, peraltro, le case farmaceutiche hanno un ruolo nella commercializzazione. Se proprio si vuole parlare di business, ci sarebbe anche in questo caso”.

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