Coronavirus, quelle 1.313 persone in isolamento a casa: "Assistenza non adeguata"

Accanto a chi combatte la guerra contro l'infezione in ospedale c'è una grossa fetta di popolazione, positiva al virus o a rischio, costretta tra le mura domestiche e che ha necessità di supporto clinico. Lo Snami: "Il governo ha previsto delle unità speciali. Nel Palermitano devono essere 25, ne sono nate 4"

Covid-19, ormai è chiaro, significa febbre, tosse, significa non riuscire a respirare, significa il ricovero in ospedale in reparti dedicati e spesso costruiti da zero o quasi perchè il contagio ha travolto tutto e tutti, senza distinzioni geografiche, costringendo i Paesi - a al loro interno le Regioni - a ripensare il propio assetto: sanitario, sociale ed economico facendo anche i conti con carenze strutturali. Accanto ai pazienti ricoverati, che combattono la guerra contro il virus, nei nosocomi c'è una grossa fetta di popolazione in "isolamento domiciliare". Sono quelli che, con un sorriso a mezza bocca, possono definirsi "fortunati", quelli che pur avendo contratto l'infezione possono gestirla con la terapia somministrata in casa, e i "sospetti" quelli cioè che hanno un rischio maggiore di infettarsi perchè sono stati a contatto con positivi o perchè hanno vissuto in zone "a rischio".

Coronavirus, in Sicilia 73 nuovi casi: ora però i guariti sono più dei morti

In Sicilia, gli ultimi dati (aggiornati a oggi ndr) parlano di 1.313 casi. Non solo numeri. Sono 1.313 persone, 1.313 volti di persone che finora hanno sostanzialmente fatto un "automonitoraggio", comunicando da soli i parametri ai medici di famiglia. "C'è un sostanziale ritardo nell'attuazione delle unità speciali, previste dal governo nazionale, per la cura e il monitoraggio di questi pazienti (le Usca ndr.). A Palermo e provincia ne sono previste 25 ma quelle in via di formazione sono solo quattro. Poche, pochissime per garantire una tutela adeguata", dice a PalermoToday Simona Autunnali, medico di continuità assistenziale e vicesegretario nazionale Snami (Sindacato nazionale autonomo dei medici italiani).

simona autunnali-2"Il 9 marzo - spiega Autunnali - un decreto del Governo ha previsto la creazione delle Usca, ovvero delle Unità speciali di continuità assistenziale. Si affida ai medici delle vecchie 'guardie mediche', ai medici titolari o supplenti di continuità assistenzale, ai medici che frequentano il corso di formazione specifica in medicina generale e in via residuale ai laureati in medicina abilitati e iscritti all'Ordine il compito di gestire i pazienti in isolamento. In Sicilia ci si attiva a fine marzo, quando viene emanato un avviso pubblico per la selezione del personale. Attualmente si stanno concludendo le convocazioni, poi si passerà alla formazione e quindi all'operatività. Mentre però ci si organizza, e serve tempo, i pazienti ci sono, sono a casa e il monitoraggio è affidato a loro stessi con il supporto dei medici di famiglia. Pazienti che non sempre sono in grado di fornire un quadro chiaro e veritiero".

E' il paziente a misurare la temperatura corporea e, in alcuni casi, la saturazione. Dati che vengono comunicati via telefono ai medici di famiglia che poi valutano come eventuali provvedimenti e fanno le comunicazioni del caso alle Asp. "Anche quando le unità speciali entreranno a regime - sottolinea Autunnali - non si risolveranno i problemi: per Palermo e provincia sono previste 25 unità. Ne stanno attivando quattro: una per Palermo città e le altre a Corleone, Lercara e Misimeri. Da 25 a 4 il divario è troppo". 

Tra i problemi sollevati dal sindacato anche quello della strumentazione. La legge prevede che il personale sia "obbligatoriamente in possesso di adeguata dotazione di Dpi, della strumentazione utile alla valutazione dei parametri clinici, di mascherina Ffpp2 o Ffpp3, di tuta integrale monouso con cappuccio o in alternativa di tuta e copricalzari monouso, occhiali, guanti, ricettario e strumenti diagnostici".  

"E' necessario avere in dotazione - dice la rappresentante dello Snami - strumenti come stetoscopio, sfigmomanometro, pulsossimetro, termometro da usare solo per questi servizi. In modo da non contaminare i pazienti con cui i medici entreranno in contatto quando, finito il turno come Usca, torneranno alla loro postazione per il lavoro 'normale'. Non basta dire 'usate gli stessi e poi disinfettateli'. Anche perchè perfino il disinfettante è merce rara".

Sullo sfondo resta infatti il problema delle mascherine, dei guanti, delle protezioni apparentemente più comuni. "I medici di continuità assistenziale - dice Autunalli senza nascondere il rammarico - siamo l'ultimo anello della catena. Veniamo considerati 'sacrificabili'. Da mesi i rifornimenti sono carenti. Ma anche noi visitiamo i pazienti, siamo esposti al contagio. Se ci ammaliamo noi, che siamo ogni giorno in guardia medica, diventiamo vettori di contagio. Esattamente come accaduto nelle regioni del Nord. I medici di continuità sono stati scelti per l'assistenza domiciliare dei positivi e dei fortemente sospetti, ma sono gli ultimi a essere protetti".

Un paradosso che rischia di presentare un conto altissimo e per il quale il sindacato ha anche inviato anche una lettera al prefetto, come rappresentante dello Stato sul territorio. "Molti medici, in particolare la stragrande maggioranza di medici di continuità assistenziale e di
assistenza primaria (medici di famiglia) sono stati lasciati ancora allo sbaraglio - si legge nella missiva - senza dispositivi di protezione individuali adeguati (mascherine omologate, camici monouso, occhiali, guanti) prescritti". "Solo adesso, a un mese dall'emergenza - precisa Autunnali - abbiamo trovato le mascherine. Un primo carico era stato requisito. Adesso è giunto un secondo carico e le abbiamo pagate personalmente".

C'è poi un altro problema: la sanificazione dei mezzi dopo ogni visita domiciliare. "La mancata igienizzazione - avverte Autunnali - potrebbe essere la causa di una forte ripresa dei contagi che vede i medici e gli infermieri delle Usca gli untori nei confronti di quei pazienti che richiedono la visita ma che non erano positivi al virus. Come Snami - sottolinea - abbiamo poi insistito perchè i medici delle Unità speciali venissero sottoposti a tampone prima di iniziare a effettuare le visite a domicilio. La nostra salute non è un capriccio, è una garanzia per i pazienti".

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E i tamponi per il sindacato rappresentano un'altra nota dolente. L'orientamento della Regione sembra quello di eliminare l'obbligo del tampone per chi ha terminato i 14 giorni di isolamento domiciliare preventivo. "Un gravissimo passo falso - secondo Autunnali - considerato che non sono ancora state attivate le Usca di riferimento che comunque i medici di queste tali unità non saranno dotati di mezzi per una diagnosi di certezza di Covid-19, non si può sorvolare sulla salute pubblica in nome di una carenza di kit diagnostici". Da qui la proposta non solo di lasciare l'obbligatorietà del test ma, se questo non dovesse essere possibile, di "prolungare il periodo di quarantena per ben oltre i 14 giorni. Un allentamento delle misure restrittive in questo momento cruciale - ricorda la rappresentante dello Snami - eliminerebbe la possibilità di tenere sotto controllo la diffusione dell'infezione, rendendo vani tutti gli sforzi fin qui effettuati dalla popolazione e dell'ottimo lavoro svolto dalla politica siciliana"

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