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Coronavirus, Circoli della Lega dei meridionali: "Tutelare piccole e medie imprese"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

"È impensabile che, alla luce di quello che sta accadendo per l’emergenza sanitaria legata al virus Covid-19, il governo abbia varato un atto che non mira a tutelare le piccole e medie imprese, così come le stesse partite iva e le famiglie”. Lo dice il coordinatore dei Circoli della Lega dei Meridionali, Giovanni Gallina. 

Per Gallina "Le piccole e Mìmedie Imprese sono ancora il motore d’Italia. Se in Europa la percentuale degli addetti delle imprese si aggira intorno al 69,4%, in Italia il numero sale: è quasi il 79% degli addetti a far parte di quelle medio-piccole che sono il cuore pulsante del paese. Per di più nel nostro Paese le micro e piccole imprese in generale con meno di cinquanta addetti costituiscono l’asse di tutto il sistema. L’ultimo gecreto del governo, il “Cura Italia”, contiene misure che di certo non sono nemmeno lontanamente e pallidamente sufficienti a far fronte alla gravissima crisi in corso. Manca il sostegno al reddito, manca ciò di cui maggiormente ha bisogno il Paese e manca perché l’Italia è schiava dell’elemosina di qualcun altro. In relazione al provvedimento del Governo che avrebbe stanziato un contributo economico per le partite, ciò che andrebbe fatto immediatamente, senza perdersi in oboli una tantum che poco servono, è intervenire direttamente sulle banche chiedendo il blocco delle segnalazioni al Crif (centrale rischi finanziari) che di fatto mettono in ginocchio il tessuto economico di tantissimi commercianti e artigiani impossibilitati poi a chiedere qualsiasi tipo di prestito o mutuo".

"L’Unione . aggiunge - si è rivelata puntualmente incapace di mettere a punto regole e indicazioni sulle procedure da adottare sia sotto un punto vista sanitario sia economico questo e’ quanto affermato da Gallina che continua, del resto la vulnerabilità, la mancanza di coesione tra paesi membri, l’inefficienza di una politica comune si erano oltretutto avvertiti in questi anni quando, sotto i colpi della crisi dei migranti, molti paesi scelsero di sospendere ogni accordo lasciando sola l’Italia costretta ad affrontare la tragedia degli sbarchi senza nessun aiuto. Tutti i fautori dell’Unione ci hanno girato le spalle. E ora il contagio rischia di sancirne la definitiva cancellazione. questa condizione di crisi sanitaria rivela ancora una volta l’assenza di Bruxelles dimostratasi incapace di dettare le regole per il contenimento del contagio. La proliferazione del Coronavirus si è trasformata dunque nell’ennesimo banco di prova per l’Unione europea. E il motivo sta nel fatto che questa disgregazione si è in effetti rivelata non all’altezza nella gestione di una crisi esplosa dentro i suoi confini, attuando politiche tardive e inadeguate contro un’epidemia che rischia di mettere in ginocchio l’economia dell’Eurozona".

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