Carini, il consigliere comunale Gallina: "E' l'ora dell’helicopter money, soccorso diretto ai cittadini e alle famiglie"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Carini. E' arrivato il momento che il governo dia respiro alle famiglie per mitigare la dura prova a cui si è sottoposti e non vanificare le misure adottate, inutile soffermarsi sulla già precaria situazione in cui si trovavano le famiglie prima del covid_19 oggi allo stremo. Pertanto, alla luce dei fatti e visto l'acuirsi delle difficoltà economiche a cui ci si avvia, e' necessario un piano shock volto anche a tutelare le misure contingenti già attuate della permanenza nel proprio domicilio. COME? Attuando la Politica Economica denominata helicopter money in fase di attuazione negli USA e in corso di discussione in UK dalla stesso Boris Johnson Precursore l'economista Milton Friedman che propose il modello di distribuire denaro direttamente nelle tasche dei cittadini per sostenere i consumi. Oggi la misura è duplice sia per mantenere i consumi ma anche per l'ordine pubblico al fine di vincere l battaglia a cui siamo chiamati. Distribuire come Honk Hong la cifra di 1000,00 € a cittadino e l'unica alternativa per non aggiungere tragedia su tragedia. Per tanto alla luce delle posizioni della Bce e del UE che per ultima a dichiarato attivata clausola di stop patto chiediamo al governo di non perdersi in mille decreti il tempo scorre andiamo dritto al punto e incisivamente alle famiglie. Dal punto di vista tecnico, l’helicopter money “denaro distribuito con l’elicottero” è uno strumento per aumentare la domanda aggregata . Cioè la Banca Centrale stampa moneta e la distribuisce ai cittadini, non in cambio di qualcosa (acquisto di titoli di Stato, ecc.), ma in modo permanente e a fondo perduto.

Secondo Wall Street Italia stanno proprio per arrivare “elicotteri carichi di denaro destinato direttamente a cittadini e imprese. Almeno a giudicare dall’andamento del mercato dei bond, dove i trader sono pronti a scommettere su nuovi interventi di allentamento monetario straordinari da parte delle banche centrali” Come avanza la scienza? Nella quiete e nel riposo del pensatore, che crea nuove idee e nuovi paradigmi? O nella polvere e nelle macerie di un terremoto, che smonta e distrugge quel che si pensava prima, facendo emergere una realtà che le teorie precedenti non potevano spiegare? Per quanto riguarda la scienza economica, l’economista del secolo scorso Jacob Marschak non ha dubbi: già in un articolo del 1945 passò in rassegna la situazione della scienza economica, la progressiva comprensione di che cosa muova i cicli dell’economia, e fece un confronto con quel che muove i progressi delle altre scienze. Scrisse che nella sismologia, per esempio, i progressi “sono dovuti a migliori strumenti di rilevazione, a più affinate teorie e a più frequenti esami dei terremoti Nel caso dell’economia, concludeva Marschak, “è tutto dovuto ai terremoti”.

Fuor di metafora, l’economia si decide a cambiare pelle quando nel mondo reale, in quanto differente dalle rappresentazioni che ne fanno i modelli economici, succede qualcosa di imprevisto. E questo imprevisto è di solito talmente grosso che costringe gli economisti a tornare alla lavagna e a inventarsi altre spiegazioni sugli alti e bassi del sistema economico. La Grande recessione del 2008-2009 è stata senza dubbio un terremoto per la scienza economica , il più grosso inciampo dell’economia mondiale dagli anni ‘30 e ha frantumato quelle attese di crescita costante che erano state il fiore all’occhiello del Dopoguerra, di quei decenni che avevano incorniciato il periodo di più forte e continua espansione dell’economia nella storia dell’umanità. Quella crisi ha spezzato le ‘aspettative crescenti’, quelle pacate certezze che guardano a un futuro migliore, quelle convinzioni che ogni generazione avrebbe conosciuto un livello di benessere più alto rispetto alla generazione precedente. A crescere non è solo il populismo. Aumentano anche le diseguaglianze. Il rimescolio dei posti innestato da tecnologia e globalizzazione ingenera incertezza e tensioni. La sicurezza del posto di lavoro non è più una certezza. Populismo e diseguaglianze non hanno solo ramificazioni politiche. Hanno anche effetti economici. L’economia rallenta perché l’invidia sociale e l’incertezza sull’avvenire minano le propensioni alla spesa di famiglie e imprese. Ecco perché avanzano nuovi dogmi. Basta chiacchere per questo chiedo al Governo ed all’Unione Europea di svegliarsi dal torpore e dare segnali concreti di vicinanza al disagio che vivono cittadini , le famiglie e che ci possa essere una sinergia tra tutti i livelli di governo. Adesso più che mai, bisogna prendere posizioni nette per venire incontro ai problemi dei popoli. ADESSO O MAI PIU’.

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