Coronavirus, lo psicologo: "Per tante coppie la convivenza forzata può essere un detonatore"

In Cina dopo il blocco determinato dal Coronavirus c'è stato un boom di separazioni. Accadrà lo stesso da noi? Il professore Gioacchino Lavanco a PalermoToday: "In questa fase di clausura siamo obbligati a parlarci e non possiamo più nascondere le nostre emozioni, in molte relazioni nulla sarà più come prima"

Il professore Gioacchino Lavanco

La clausura forzata dettata dall’emergenza Coronavirus rischia di essere “un detonatore, una miscela esplosiva” per la vita di coppia. In Cina, per esempio, dopo il blocco, le richieste di separazione sono aumentate in maniera molto significativa. Cosa succederà da noi, invece? Secondo il professore Gioacchino Lavanco, docente di Psicologia di comunità e di Psicologia sociale all’università di Palermo, in questa fase siamo costretti a metterci a nudo e per molte persone “nulla sarà più come prima”.

Cosa comporta questa convivenza forzata per le coppie? C’è il rischio che… scoppino?
“E’ un dato assodato che in generale dopo le vacanze, quando appunto le coppie passano più tempo insieme, le separazioni aumentano. La convivenza forzata fa infatti emergere problemi e contraddizioni già esistenti. Si aggiungano l’ansia e l’angoscia, le paure e il bombardamento mediatico determinati dall’emergenza sanitaria e si ottiene un detonatore, una miscela esplosiva per la coppia. E’ una situazione questa a cui non siamo abituati e si determinano dunque dei meccanismi nuovi”.

Su quali aspetti si riflette maggiormente l’obbligo di stare insieme 24 ore su 24, magari anche in appartamenti non particolarmente grandi?
“Le ripercussioni riguardano sostanzialmente tre ambiti. In primo luogo quello della comunicazione, perché in questa situazione siamo obbligati a parlarci, mentre questo è invece un tempo in cui ci si parla sempre di meno. Poi c’è l’aspetto legato alla gestione delle emozioni: abbiamo cresciuto intere generazioni, e penso in particolare a chi oggi ha tra i 35 ed i 40 anni, a cui abbiamo inculcato che mostrare le proprie emozioni non fosse una cosa importante e in questa fase, soprattutto con il partner, è del tutto impossibile invece mascherarle e nasconderle. Infine, un altro riflesso si ha sul piano della finzione: ci viene detto: ‘Continuate a fare a casa la vostra vita quotidiana’, mentre in realtà la nostra vita quotidiana è completamente diversa rispetto a prima. Infatti iniziamo ad avere delle casalinghe sempre più angosciate, che passano le giornate a pulire per compensare, per esempio, così come abbiamo assistito all’acquisto su vasta scala di uova e farina perché ci si dedica molto di più alla cucina”.

Le coppie sono dunque più vulnerabili?
“Sì. Negli ultimi 40 anni sono aumentate le separazioni e questo dipende dal fatto che, a differenza di quanto accaduto per secoli, ormai ci si sposa per amore e non per contratto o per interesse. Ma l’amore implica delle competenze specifiche che di fatto non abbiamo, rendendo appunto le relazioni più fragili. Al di là della spinta dei sentimenti, ci si è organizzati comunque in termini economici. Non ci si è preoccupati del ‘mi piace vivere con te’, ma ha prevalso il ‘mi organizzo bene con te’. E su questa situazione, non dimentichiamolo, pesa anche una grave crisi economica, con tutti i problemi che questo comporta”.

Rischiamo di avere anche qui un boom di separazioni com’è accaduto in Cina?
“E’ difficile fare un paragone con la Cina perché comunque il nostro Paese è più abituato ad un certo tipo di relazioni. Dobbiamo cercare di essere fiduciosi sul fatto che questa situazione non abbia un impatto devastante. Direi però che per le coppie di lungo corso nulla sarà più come prima: questa fase mette a nudo problemi e contraddizioni e una volta che si è visto il fondo del baratro è difficile poi fare finta di nulla. Su tante cose potremo recuperare e magari anche velocemente, ma di fronte al fatto che una persona a cui teniamo non ci ha mai dedicato un’attenzione o chiesto come stavamo, non essendoci più la scusa del lavoro o della vita frenetica, bisognerà necessariamente fare i conti”.

E cosa può succedere invece alle relazioni extraconiugali, alle coppie "clandestine"?
“Non ho elementi scientifici per dire cosa stia accadendo ai rapporti paralleli che, seppure in modo distorto, hanno avuto magari la funzione finora di equilibrare matrimoni e convivenze. Possiamo immaginare che in questa fase di clausura ci siano maggiori rischi che vengano scoperti dai compagni ufficiali, per esempio”.

E nel rapporto con i figli? Questa situazione sta avendo delle ripercussioni?
“Certamente, visto che i genitori si ritrovano a dover passare molto più tempo con loro, a non essere solo dei tassisti che li trasportano da un corso all’altro, ma che devono invece magari passare ore con loro per fare i compiti. I rapporti più a rischio sono quelli con gli adolescenti, che almeno negli ultimi 15 anni sono cresciuti senza quasi avere una vita famigliare e proiettandosi molto nelle relazioni esterne. Ci sono famiglie in cui si comunica inviandosi messaggi all’interno della stessa casa e che ora devono invece parlare per forza con i loro figli, trovare un canale comunicativo con loro e non è affatto una cosa semplice”.

In fondo però questa emergenza potrebbe portarci a rivedere in meglio le nostre esistenze, può essere un’opportunità per le coppie e le famiglie?
“Il consiglio che possiamo dare è quello di evitare i conflitti in questo momento e di rimandare le discussioni a dopo. Ma, come tutte le crisi, questa situazione ci porta a non poterci più nascondere e camuffare, ci vediamo veri, per quello che siamo realmente. E se lo abbiamo travisato finora, le conseguenze possono essere davvero molto pesanti. Esattamente come si dice che non si muore ‘per’ Coronavirus, ma ‘con’ il Coronavirus, potrebbe accadere qualcosa di simile alle coppie”.

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