Chiusura scuole, la proposta: "Screening di massa per garantire la sicurezza"

Flc Cgil Palermo e Sicilia: "Non basta isolare uno studente o un docente. La tutela di operatori e studenti sia prioritaria"

“La scuola viva è in presenza. La Flc è stata la prima a sostenerlo e a volere le scuole aperte. Ma questo si può attuare solo se le condizioni lo permettono e se il sistema funziona nel suo complesso. Purtroppo non è stato così, la situazione è in continuo peggioramento. Non possiamo far finta che #andratuttobene, dobbiamo prendere atto che i protocolli di sicurezza, perfetti in teoria, non funzionano come supposto. La tutela della salute dei lavoratori e soprattutto degli studenti, sono prioritarie, vengono prima di ogni cosa”. A dichiararlo sono i segretari generali della Flc Cgil Palermo e Sicilia, Fabio Cirino e Adriano Rizza, allarmati dalla crescita dei numeri della pandemia, che hanno già raggiunto i livelli della primavera scorsa, e preoccupati del venire meno delle  condizioni per garantire  la  sicurezza del mondo della scuola.

Gli slogan come “la scuola è un luogo sicuro” non bastano più a fare stare tranquilli e a evitare un nuovo lockdown. “Bisogna agire immediatamente – aggiungono Cirino e Rizza - La scuola fa parte della comunità, il virus circola fuori e  silenziosamente arriva dovunque, anche dentro le scuole.  I protocolli di sicurezza, come stiamo vedendo anche a Palermo e in Sicilia  si sono frantumati nella pratica, soprattutto nel sistema del trasporto pubblico. Ma anche in altri pezzi fondamentali: il tracciamento, i tamponi, le attività delle Usca e delle Asp  non funziona tutto come dovrebbe. E non  basta, per esempio, trovare un alunno o un docente positivo e applicare protocolli di quarantena teorici su contatti stretti o non stretti, quando magari sono presenti più alunni o docenti o personale Ata asintomatici. Occorrerebbero screening di massa per capire la reale circolazione del virus all'interno delle scuole. Bisogna agire immediatamente, per il bene di tutti”.

“La didattica a distanza  o la didattica digitale integrata – concludono Cirino e Rizza - non sono e non possono essere considerati la soluzione al problema. Esiste una sola didattica, quella in presenza e in sicurezza. Ma  in questo momento non ci sono le condizioni per garantirla”.

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