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(foto archivio)

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Mini focolaio al Civico, arriva la conferma: "Ci sono quattro casi di variante inglese"

Il dato è stato certificato nel laboratorio dell'istituto d'igiene del Policlinico dov'è stato sequenziato il genoma virale. Dalla direzione: "No ad allarmismi, la battaglia non è vinta. Bisogna tenere alta la soglia d'attenzione"

Quattro casi di "variante inglese" nel reparto di Medicina d’urgenza del Civico. Le analisi di sequenziamento del genoma virale effettuate nel laboratorio dell’istituto d’igiene del Policlinico hanno evidenziato che quattro pazienti risultati positivi nei giorni scorsi al tampone per Covid-19 presentavano delle caratteristiche attribuibili alla variante B.1.1.7.

"Questa notizia tutt’altro che inaspettata - spiegano dall’ospedale - piuttosto che ingenerare facili allarmismi, deve prospettare una serena e consapevole percezione che la battaglia contro il Covid non solo non è vinta ma bisogna tenere alta la soglia di attenzione rispetto ai connessi rischi di contagio avvalendosi degli ormai arcinoti presidi e procedure di protezione individuale e collettiva".

Per evitare ulteriori casi di contagio all’interno dell’ospedale stesso la direzione aziendale del Civico ha dichiarato che "manterrà lo scrupoloso approccio cronologico nel governare gli intervalli tra i test di laboratorio a cui si sottopone, con sensibile spirito di coscienza del ruolo, tutto il personale sanitario impegnato nell’assistenza e serrerà la sorveglianza sulle procedure di accettazione".

Cosa dicono i primi dati sulla letalità della variante inglese

La variante inglese di Sars-CoV-2, identificata con la sigla B.1.1.7, è "più contagiosa dal 30% al 50%" rispetto agli altri ceppi in circolazione ed è associata "ad un aumento del rischio di ospedalizzazione e morte", secondo le conclusioni preliminari a cui è arrivato il New and emerging respiratory virus threats advisory group (Nevrtag), cioè la controparte britannica del nostro Comitato tecnico scientifico.

La variante inglese è stata isolata per la prima volta nel settembre 2020 in Gran Bretagna. Viene monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata ed è stata ipotizzata anche una maggiore patogenicità, ma al momento non sono emerse evidenze di un effetto negativo sull'efficacia dei vaccini. Fino a questo momento, spiega l'Istituto superiore di sanità, non sembra causare sintomi più gravi in nessuna fascia di età.

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