Agenti positivi al Pagliarelli, il Dap blocca la traduzione dei detenuti: saltano i processi

La disposizione è arrivata questa mattina dopo che venti guardie sono risultate affette da Covid. Per evitare ulteriori contagi, gli imputati non possono essere accompagnati al palazzo di giustizia. Rinviati diversi giudizi, compreso "Cupola 2.0" che si svolge nel bunker del carcere

Stop alla traduzione dei detenuti dal carcere Pagliarelli, dopo che venti agenti della polizia penitenziaria sono risultati positivi al Covid. A disporlo stamattina con uno specifico provvedimento è stato il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Si tratta di una misura per evitare che il contagio si allarghi, ma che già in queste ore sta avendo pesanti ripercussioni sull'attività giudiziaria.

Sono saltati infatti tutti i processi in cui gli imputati avrebbero dovuto essere accompagnati al palazzo di giustizia per partecipare alle udienze. Ed è saltato, nell'aula bunker del Pagliarelli, anche il maxiprocesso a Cosa nostra "Cupola 2.0", che si sta svolgendo con il rito abbreviato davanti al gup Rosario Di Gioia. Anche se diversi imputati sono reclusi proprio in quel carcere, portarli dalla loro cella all'aula è di fatto una traduzione.

Per il momento i giudici hanno rinviato i processi a date abbastanza brevi, ma certo - dopo il blocco totale tra marzo e maggio, la lentissima ripresa prima dell'estate con tante limitazioni, il periodo feriale, in cui dalla fine di luglio all'inizio di questo mese, si sono svolte solo le udienze urgenti - questo nuovo rallentamento non ci voleva.

Tra gli agenti penitenziari non è detto che non spuntino altri casi positivi (uno è stato rilevato anche al carcere dell'Ucciardone) e poi ieri si è scoperto che un avvocato penalista, che ha frequentato aule e cancellerie negli ultimi giorni, ha contratto il virus. Come in altri ambienti, scattano subito le misure di sicurezza, ma il palazzo di giustizia, come i penitenziari, sono luoghi in cui circolano centinaia di persone ogni giorno e un solo caso di Coronavirus, magari di una persona asintomatica, può obiettivamente diventare in niente un focolaio.

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