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Cronaca

Coronavirus in Sicilia, stabile la curva dei nuovi casi (+46): ancora in discesa i ricoveri

Solo l'1,7% dei 2.767 tamponi validati è risultato positivo. Altre 12 persone sono guarite, mentre 6 sono state dimesse dagli ospedali e due dalla terapia intensiva. Purtroppo tre persone hanno perso la vita

Ancora un basso numero di casi, 46, a fronte di un grosso numero di tamponi validati 2.767. Una percentuale che si assesta dunque - come negli ultimi giorni - all'1,6%. Un buon numero di guariti (12) e una pressione ospedaliera sempre minore: con 6 pazienti usciti dagli ospedali e due dalla terapia intensiva. Sono numeri ancora ottimi quelli che arrivano dalla Protezione regionale, nonostante il venerdì 17, in merito all'emergenza Coronavirus. Unica nota dolente i 3 nuovi decessi. 

Dall'inizio dei controlli i tamponi effettuati sull'Isola sono stati 45.172 e i casi totali riscontrati salgono a 2.625. Attualmente sono ancora contagiate 2.139 persone (+31 rispetto a ieri), 296 sono quelle guarite e 190 quelle decedute. Degli attuali 567 pazienti (-6) sono ricoverati, cui 46 in terapia intensiva. I restanti 1.572 (+37) si trovano in isolamento domiciliare con sintomi lievi o senza sintomi. 

Questa invece la divisione degli attuali positivi nelle varie province: Agrigento, 129 (0 ricoverati, 2 guariti e 1 deceduto); Caltanissetta, 114 (15, 14, 10); Catania, 607 (114, 73, 65); Enna, 304 (170, 29, 25); Messina, 377 (127, 52, 38); Palermo, 335 (71, 44, 25); Ragusa, 59 (5, 5, 5); Siracusa, 101 (58, 60, 16); Trapani, 113 (7, 17, 5).

Coronavirus, il bollettino nazionale

Numeri sotto controllo: perchè non allentare le maglie?

Come si evince dai numeri la percentuale casi registrati in Sicilia è appena dello 0,05% (2.625 contagi su 5 milioni di abitanti), contro il 6% della Lombardia. Anche ipotizzando - come hanno affermato gli esperti - che la stima dei reali contagiati sia 10 volte quella reale (considerando anche la grossa fetta di asintomatici non sottoposti al tampone) ecco che la percentuale potrebbe salire allo 0,5%. Insomma, non è follia affermare che fortunatamente (ma anche grazie alle misure restrittive attuate) il virus sull'Isola non si è espanso. Negli ultimi 15 giorni il numero dei nuovi casi è rimasto pressocchè costante: il primo aprile se ne sono contati 73, oggi invece 46. Da considerare poi che buona parte dei positivi è arrivata dal Nord o dalle "zone rosse" (Villafrati, Agira, Salemi e Troina) o ancora dai focolai (vedi Villa Maria Eleonora a Palermo, 33 contagi).

In provincia di Palermo poi le percentuali sono ancora più basse rispetto al resto dell'Isola. Qui il numero di casi totali è appena sopra le 400 unità. Su una popolazione di 1,2 milioni di abitanti siamo dunque allo 0,03%. Con la città di Palermo che è penultima nella graduatoria tra tutte le città italiane per numero di contagiati da Coronavirus in rapporto al numero di abitanti: ci sono infatti appena tre casi ogni 10 mila residenti. 

Quello che in molti si chiedono allora è: che senso ha dopo un mese e mezzo attuare le stesse misure restrittive di una regione (la Lombardia appunto) che registra quasi 700 mila casi? Con un'ordinanza - così come fatto in passato in maniere più stringente - Musumeci potrebbe concedere qualche libertà in più ai siciliani. Con le dovute precauzioni ovviamente: dalla mascherine all'obbligo di distanziamento di almeno un metro l'uno dall'altro. Tutti gli esperti sono concordi nel dire che il 90% dei contagi avviene nei luoghi chiusi. Ragion per cui in un momento in cui l'emergenza sembra concedere una tregua, si potrebbe permettere ai siciliani quantomeno di uscire per fare attività all'aperto, passeggiate o corsa che si voglia, o magari aprire i parchi per consentire ai bambini - forse quelli che più stanno soffrendo questa interminabile quarantena - di stare all'aria aperta (cosa consentita tra l'altro nella maggior parte dei paesi europei), con i dovuti controlli da parte delle forze dell'ordine per evitare assembramenti.

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E tutto ciò potrebbe avvenire prima della fatidica data del 3 maggio, fine (teorica) del lockdown in tutta la nazione. Poi si potrebbe consentire di far riaprire le saracinesche alle piccole attività commerciali. Se dobbiamo imparare a convinvere col Coronavirus, in attesa del vaccino, è giusto dar fiducia al cittadino e consentirgli di "allenarsi" a vivere per i mesi futuri. Visto che a quanto pare il "numero di contagi 0" non ci sarà mai.

Come leggere i numeri

I numeri vanno letti e interpretati, se si vuole davvero capire come evolve, in positivo o in negativo, un'epidemia. E si rischia di incorrere in particolare in un equivoco, che va spiegato. Quali sono i numeri che vanno analizzati per capire "come sta andando"? Sono prevalentemente due: i decessi, che sono il dato purtroppo più attuale e più correlabile quindi all'andamento della curva epidemica giorno dopo giorno. E poi il numero di casi totali, perché come detto è solo quello che dà conto di aumenti o diminuzioni nei contagi.

Ovviamente è molto importante per tutti anche il numero dei guariti, ma è un dato clinico, non epidemiologico: se ad esempio domani ci fossero 300 nuovi casi e guarissero tutti all'istante, facendo un'ipotesi estrema, pur essendo una splendida notizia non cambierebbe nulla sul piano della curva epidemiologica, che risulterebbe in salita di 300 casi.

Curva del virus in Sicilia, i grafici del 16 aprile

Ecco perché il dato che più trae in inganno è quello degli "attualmente positivi". Molti fraintendendo lo considerano il numero dei nuovi contagiati del giorno, ma è evidente che non è così. Si tratta solo del "paniere" dei malati totali di Coronavirus a cui via via vengono sottratti i morti e i guariti. Dipende quindi non dal numero di persone che fisicamente il giorno prima sono state sottoposte a tampone e dichiarate positive, ma dagli altri due fattori, morti e guariti. Ed ecco perché si crea l'equivoco: se aumentano guariti e deceduti è inevitabile che calino gli "attualmente positivi", il che non vuol dire affatto che ci siano meno contagi oggi rispetto a ieri.

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