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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

Il virus e la crisi nera degli avvocati: in 5.600 hanno chiesto il bonus da 600 euro del governo

Dei 9 mila professionisti che lavorano nel distretto giudiziario di Palermo - che comprende anche i tribunali di Termini Imerese, Trapani, Marsala, Agrigento e Sciacca - più della metà è in difficoltà economica ed ha dovuto ricorrere al sostegno dello Stato

Ben 5.600 avvocati sui quasi 9 mila che esercitano la professione nel distretto giudiziario di Palermo hanno chiesto il bonus di 600 euro previsto dal decreto “Cura Italia” per cercare di arginare la crisi economica che la pandemia di Covid-19 sta generando. Più della metà dei legali - che lavorano non solo in città, ma anche a Termini Imerese, Trapani, Marsala, Agrigento e Sciacca - si trova quindi in una situazione così difficile da dover ricorrere al sostegno dello Stato pre i lavoratori autonomi.

Sono numeri che “fanno rabbrividire” come ha detto il presidente dell’Ordine degli avvocati di Palermo, Giovanni Immordino. Un segno tangibile di come il blocco dell’attività giudiziaria - che ormai va avanti dall’8 marzo - si stia pesantemente ripercuotendo su tutta la categoria. Secondo il presidente della Camera penale di Palermo, Fabio Ferrara, “anche se non abbiamo informazioni precise, ritengo che ad essere maggiormente colpiti in questa fase siano i colleghi più giovani, soprattutto quelli che vivono nelle città, perché nei piccoli centri si può contare maggiormente sull’aiuto della famiglia, per esempio”.

E i problemi non riguardano certo solo la Sicilia. Ieri pomeriggio la Cassa forense (l’ente di previdenza degli avvocati) ha infatti comunicato di aver messo in pagamento a livello nazionale i primi 73.881 bonus da 600 euro, attingendo al fondo di 200 milioni previsto per i professionisti (non solo per gli avvocati, quindi) stanziato dal governo nazionale.

A dispetto di un certo populismo, che ha fatto gridare allo scandalo perché avvocati e notai hanno presentato tante istanze per ottenere il sostegno economico durante l’emergenza sanitaria, i numeri raccontano di una categoria che non sempre naviga nell’oro e che non può contare su chissà quali rendite. Molto spesso a determinare le difficoltà economiche dei legali è una specie di paradosso: aspettano anche decine di migliaia di euro dalle difese che hanno assunto con il gratuito patrocinio e che lo Stato paga con estremo ritardo, per esempio, ma vantano crediti anche dai loro clienti, che in questo periodo non se la passano meglio di loro. I soldi quindi li avrebbero, ma non arrivano e così molti professionisti si ritrovano senza liquidità e con un reddito pari a zero nell’ultimo mese di marzo.

La Camera penale chiede di ripartire al più presto - il blocco dell’attività giudiziaria è stato fissato fino all’11 maggio - non solo garantendo la salute di tutti, ma anche sfruttando “modelli organizzativi innovativi - come spiega Ferrara - per evitare assembramenti e snellire i procedimenti”. La stessa linea espressa qualche giorno fa anche dal presidente della Corte d’Appello di Palermo, Matteo Frasca.
“Quando ripartiremo - dice il presidente della Camera penale - ci sarà un arretrato enorme e la politica potrebbe propendere anche per scelte drastiche, come l’amnistia per i reati minori, in modo da ridurre il numero dei procedimenti. Pensiamo che vadano salvaguardati i diritti, ma che per riavviare l’attività sarà necessario sfruttare molte pratiche usate durante l’emergenza, come il maggiore ricorso agli strumenti telematici e alla digitalizzazione degli atti, evitando passaggi inutili e anche il sovraffollamento del palazzo di giustizia. Se i giudici organizzassero le udienze fissando degli orari precisi per ciascun processo, si potrebbe ricominciare in maniera più ordinata e sicura per tutti”.

Anche Frasca ritiene, come ha spiegato, che occorre fare tesoro delle buone pratiche sperimentate e diventate necessarie in questo momento drammatico perché l’arretrato potrebbe essere tale da vanificare tutti gli sforzi fatti negli ultimi anni per cercare di ridurre la durata dei processi e i tempi della giustizia. 
 

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