Coronavirus, Confintesa: "Nessuna discriminazione, tutele anche per Asu e Pip"

Il dipartimento regionale Lavoro ha disposto che il personale ex Pip in servizio presso i vari enti pubblici siciliani, laddove l’ente dovesse rimanere chiuso, non dovranno recarsi al lavoro. Le ore dovranno essere recuperate successivamente

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Con una nota pubblicata ieri mattina il dirigente fenerale del dipartimento regionale Lavoro ha disposto che gli ex Pip in servizio presso i vari enti pubblici siciliani, laddove l’ente dovesse rimanere chiuso, non dovranno recarsi al posto di lavoro. Le ore non lavorate dovranno essere recuperate successivamente.

"Una disposizione a dir poco discriminante ed in palese contrasto con il decreto legge 17 marzo 2020 n. 18. Il Consiglio dei Ministri infatti con l’art. 87 del Decreto Legge 17 marzo 2020 n. 18 (Misure straordinarie in materia di lavoro agile e di esenzione dal servizio) prevede particolari misure nell’ottica di contenere la diffusione del Covid-19 ed a tutela della salute dei lavoratori. E’ previsto, ad esempio, il ricorso al lavoro agile o Smart - Working come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa e qualora non fosse possibile ricorrere al lavoro agile, le amministrazioni utilizzano gli strumenti delle ferie pregresse, del congedo, della banca ore, della rotazione del personale. Esperite tali possibilità le amministrazioni possono motivatamente esentare il personale dipendente dal servizio. Il periodo di esenzione dal servizio costituisce servizio prestato a tutti gli effetti di legge". Lo dichiarano Rosario Greco, coordinatore regionale Confintesa Precari, e Domenico Amato, segretario regionale Confintesa Sanità Sicilia.

"Perché - domandano - queste misure non devono essere applicate anche ai Pip o agli Asu che al pari dei lavoratori dipendenti prestano servizio presso gli Enti Pubblici? Cosa impedisce al lavoratore Asu o Pip di far ricorso al lavoro agile? Perché a pagare il “dazio” devono essere come al solito sempre i più deboli? La salute di un lavoratore Pip o Asu forse vale meno di quella di un lavoratore dipendente? Forse la Costituzione italiana nel contemplare il diritto della salute dei lavoratori ha escluso i lavoratori Pip o Asu?"

"Non è certamente il momento migliore per fare polemiche e ne avremmo fatto a meno - concludono Greco e Amato - ma non possiamo permettere che in un momento così delicato si giochi con la pelle di 8.000 lavoratori. Auspichiamo un intervento immediato e risolutivo del presidente Musumeci e dell’assessore al Lavoro Scavone riservandoci di sollecitare l’intervento delle autorità giudiziarie in assenza di risposte eque e razionali".

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