Coronavirus, Arcidiocesi Palermo: "Perché un negozio può aprire e la chiesa no?"

Don Carmelo Torcivia, responsabile della Pastorale, disegna il futuro. Ovvero preti con i guanti, addio comunione alla bocca e funerali all'aperto: "Diciamolo, se non ci fosse stata la Caritas in questi due mesi saremmo con le pezze nel sedere, dobbiamo essere onesti"

Una messa in diretta tv causa Covid

"Non siamo dei negletti, perché un negozio può aprire e la chiesa no? Anche noi siamo capaci di sanificare un ambiente. I tempi sono maturi per riaprire le Chiese". Don Carmelo Torcivia, responsabile della Pastorale dell'Arcidiocesi di Palermo, in una intervista all'Adnkronos spiega i motivi per i quali il Governo Conte "dovrebbe riaprire al più presto" i luoghi di culto.

"Sappiamo perfettamente che nulla potrà essere come prima - dice ancora don Carmelo Torcivia -. Andranno rispettate le distanze di sicurezza. Ad esempio, tra una panca e l'altra serve più spazio. Avremmo bisogno di allargare l'attuale distanza e all'interno di una panca non ci può essere una persona a stretto contatto con un'altra. Ci sono poi problematiche tecniche come la sanificazione. Faccio un esempio: la domenica ci sono più messe l'una di seguito all'altra, ma non potrà più essere così. Perché bisogna sanificare l'ambiente. Emergono, dunque, problemi importanti per chi gestisce la chiesa. Ma sappiamo quello a cui andiamo incontro".

"Dobbiamo tenere presente le regole incontestabili che dobbiamo seguire tutti. Perché, mi chiedo, l'unico aspetto negletto deve restare quello religioso? - dice ancora don Torcivia -. Non siamo mica bambini? Sappiamo che se prima in una grande chiesa entravano fino a 500 persone ne potranno entrare solo 200. I fedeli capiranno, ne sono certo. Magari ci sarà qualche messa in più, altri fedeli preferiscono restare a casa. Ma non possiamo aspettare un vaccino o che riapra tutto per fare riaprire le chiese in Italia".

E sulla messa, già le idee sono chiare: "Il segno della pace ovviamente è escluso - dice - non ci sarà l'acqua nell'acquasantiera. E per quanto riguarda la comunione, verrà data nella mano e non più nella bocca, ma queste sono regole che già abbiamo attuato prima ancora del lockdown". "Il prete sa che prima della messa si deve insaponare le mani per tre volte di seguito - dice ancora - oppure potrebbe usare anche dei guanti, perché no?".

E si augura che tra la Cei e il Governo "si trovi al più presto un accordo". "Siamo in Italia e siamo tra persone civili - dice don Torcivia - io ho molta fiducia negli uomini e nella politica. Stupisce che si arrivi a questo. Ha fatto bene, anzi benissimo, la Cei ad esprimersi. Ma devo ammettere che ieri, nel discorso che fatto il premier Conte prima ancora della reazione della Cei, il Presidente del Consiglio già ringraziava i vescovi e si dichiarava dispiaciuto per la chiusura delle chiese. E parlava di un protocollo. Insomma ha messo tutte le carte in tavola".

Sui futuri funerali, che prevedono non più di 15 persone per l'omelia, don Torcivia spiega: "Preferibilmente vanno fatti all'aperto - dice -. Il problema è dell'edificio, cioè della Chiesa... Forse non si ha fiducia che questi ambienti si possano trasformare in ambienti sanificati?". E ribadisce: "Noi non siamo superuomini ma manco 'sub uomini', siamo dotati di un minimo di intelligenza - dice - e se ci saranno dei parroci che non rispetteranno le regole ne pagheranno le conseguenze personalmente, proprio come accade in tutti gli altri settori". Parlando della messa del Papa della mattina, sempre più seguita sul web, don Torcivia, dice: "Rendiamoci conto che l'esperienza religiosa in questo periodo è stata fondamentale, sia per la figura del Papa ma anche per i laici che si sono in qualche modo identificati". E ricorda l'importanza della Chiesa in questo periodo: "Diciamolo, se non ci fosse stata la Caritas in questi due mesi saremmo con le pezze nel sedere, dobbiamo essere onesti". E ricorda quanto gli manca "il riunirsi con i fedeli". "Mi sto inventando di tutto - spiega - ho scaricato l'app 'zoom' per fare partecipare tanti giovani, tengo i contatti. Ho fatto cose che non avrei mai pensato di fare o escogitare. Pur di restare vicino ai miei fedeli". "Io devo sorreggere la mia gente, se perdiamo la dimensione religiosa noi perdiamo le dimensione umana".

Fonte: Adnkronos

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