Coronavirus, l'appello delle aziende palermitane: "Senza aiuti vince la mafia"

Un gruppo di imprenditori e associazioni siciliane - fra cui Moltivolti,  Libera, Addiopizzo e Arci - ha inviato una lettera alla Commissione antimafia regionale e a quella nazionale

Un murales di Falcone e Borsellino imbrattato - foto ANSA

"Abbiamo scelto di restare e di investire nella nostra terra per dimostrare quanto fosse possibile sconfiggere vecchi sistemi clientelari, appositamente inefficaci, che nella logica del favore e del malsano consenso politico hanno costruito le basi dell'arretratezza e del mancato sviluppo. Attraverso le nostre piccole imprese e organizzazioni abbiamo assunto centinaia di giovani e meno giovani. Lo abbiamo fatto, provando a declinare in atti concreti la nostra idea di rispetto dei diritti e della legalità, stipulando contratti di lavoro ripagati con sudore, fatica e tanta dignità. Diritti e legalità, valori che abbiamo in questi anni trasmesso fino allo sfinimento alle migliaia di giovani incontrati a cui abbiamo raccontato un'alternativa possibile". Inizia così una lettera inviata da un gruppo di imprenditori e associazioni siciliane - fra cui Moltivolti,  Libera, Addiopizzo, Arci inviata alla Commissione antimafia regionale e a quella nazionale.

Le aziende denunciano "i rischi di infiltrazioni mafiose che derivano dai ritardi nel pagamento della cassa integrazione". "Siamo un gruppo di giovani imprenditori e rappresentanti di realtà associative siciliane - scrivono le circa venti realtà dell'Isola a Nicola Morra, Claudio Fava e al governatore Nello Musumeci - che hanno scelto di restare nella propria Isola nel tentativo di invertire quell'emorragia che nei decenni ha visto allontanarsi la maggior parte dei propri affetti e legami nonché della migliore forza produttiva siciliana. Abbiamo scelto di restare e di investire nella nostra terra per dimostrare quanto fosse possibile sconfiggere vecchi sistemi clientelari, appositamente inefficaci, che nella logica del favore e del malsano consenso politico hanno costruito le basi dell'arretratezza e del mancato sviluppo".

"E' una storia già scritta, che la nostra terra conosce molto bene - prosegue la lettera- e che proprio per questo intendiamo arginare, denunciando questi rischi alla commissione Parlamentare Antimafia della nostra regione ed a quella nazionale, affinché vigilino e accendano i riflettori sul concreto pericolo di infiltrazione criminale che il vuoto governativo può innescare tra le pieghe dei suoi disastri. A distanza di sessanta giorni dal lockdown, comunicando di aver processato soltanto il 4% delle pratiche di cassa integrazione ricevute, la Regione Siciliana, incapace di offrire risposte alle lavoratrici, ai lavoratori e alle loro famiglie, consegna di fatto alle mafie la gestione di un bisogno che quest'ultima, come la storia dimostra, è in grado di sfruttare a proprio vantaggio con efficienza e pragmatismo".

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"E' un rischio che conosciamo tutti molto bene. Un rischio che costantemente si trasforma in triste realtà e che ci sentiamo di sintetizzare in un'unica richiesta, perfettamente espressa nelle parole del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa quando disse: 'Lo Stato dia come diritto ciò che la mafia dà come favore'", conclude la lettera che vede tra i firmatari Moltivolti, Libera Palermo, Comitato Addiopizzo, Addiopizzo Travel, Arci Sicilia, Al Reve's Società Cooperativa Sociale - Sartoria Sociale, Balata, Ballarak, Bisso Bistrot, CantiereCucina srls, CESIE, Centro per lo sviluppo creativo Danilo Dolci, Clac ETS, Freschette, Mare Memoria Viva, Palma Nana Soc. Coop, Send Sicilia, Terradamare cooperativa turistica, U'Game soc coop.

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