Coronavirus, allarme delle comunità alloggio: "Anziani contagiati? Non sappiamo come gestirli"

I rappresentanti delle strutture non hanno ricevuto risposte dopo la lettera inviata a ministero della Salute, Regione e Comune per avere indicazioni sulla gestione di eventuali casi positivi. Nuovo appello: "Servono locali per quarantena, tamponi e dispositivi di protezione"

Lo scorso 19 marzo hanno scritto un'accorata lettera al ministero della Salute, all’assessorato regionale alla Sanità e al Comune di Palermo per avere istruzioni su come comportarsi nel caso in cui in una delle loro strutture dovesse esserci un contagio da Covid-19. Finora però non hanno ricevuto risposta.

E così una quindicina tra case di riposo e comunità alloggiosiciliane (5 del Palermitano), che ospitano centinaia di anziani, rinnovano il loro appello alle istituzioni: "Indicateci eventuali strutture per la quarantena in caso di soggetti positivi al Coronavirus, effettuate i tamponi per la ricerca di eventuali tracce di Covid-19 in tutti i decessi che dovessero verificarsi, forniteci i necessari dispositivi di sicurezza per tutelare la salute di chi di anziani e operatori delle nostre strutture".

Sono queste in sintesi le richieste contenute nelle missive inviate a Stato, Regione e Comune dall’avvocato Andrea Dell’Aria per conto dei rappresentanti legali delle comunità alloggio. Domenico Tudisco ne gestisce una in viale Regione Siciliana: "In un tempo in cui il Covid-19 sta di fatto decimando le generazioni più vulnerabili - dice - abbiamo sulle spalle la responsabilità della vita di tanti grandi anziani che, per quanto mi riguarda, sono parte integrante della mia famiglia. Non mi perdonerei che qualcuno di loro venisse contagiato e per questo intendo lanciare il mio grido d'allarme nella maniera più altisonante possibile, visto che le nostre lettere sono state vane".

Rispetto alle case di riposo, la situazione delle comunità alloggio è più critica: "Le nostre strutture - prosegue Tudisco - sono abitazioni civili che si trovano in normali contesti residenziali e quindi dobbiamo stare attenti a preservare al meglio la salute di tutti: chi sta dentro e chi sta fuori. Per il momento non possiamo più ospitare nessuno. Ma soprattutto non siamo nelle condizioni di garantire l'isolamento in caso di eventuali soggetti contagiati".

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Il responsabile della comunità alloggio "Anita" lamenta anche la difficoltà nel reperire i cosiddetti dispositivi di protezione individuale: "Abbiamo bisogno di guanti, mascherine e tute. Avremmo diritto ad una corsia preferenziale sull’acquisto di questi dispositivi invece da diverse settimane sono pressoché introvabili. Anche sulle scorte alimentari sarebbe utile evitarci le code ai supermercati che ci espongono ad enormi rischi di contagio. Bisogna dimostrare con i fatti e adesso - conclude Tudisco - di aver a cuore la salute dei nostri amati anziani".

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