Cronaca

Almaviva, in cuffia con il terrore Coronavirus: "Costretti a lavorare senza tutele"

I call center non rientrano nelle attività bloccate dai nuovi decreti per arginare il Covid-19. In via Cordova le linee sono sempre occupate. Gli operatori rispondono anche al numero di emergenza nazionale 1500. L'Sos a PalermoToday: "Eravamo esuberi, ora costretti a stare in stanze affollate e non sanificate"

Non c'è contatto visivo e non c'è conoscenza diretta, ma con la loro voce guidano i cittadini - palermitani a non - e li aiutano a risolvere piccoli problemi quotidiani: dalla connessione internet "ballerina" al cambio dell'abbonamento per la pay tv, dalle informazioni per un volo di linea fino a quelle sul temuto e ormai più che noto nuovo Coronavirus. Sono gli operatori del call center Almaviva che dalle loro postazioni di via Cordova lanciano l'Sos e a PalermoToday dicono: "Noi siamo qui, con più turni e più chiamate, ma senza tutele per la nostra salute. Le norme tanto sbandierate per evitare il contagio sembra che per noi non contino. Il mese scorso eravamo esuberi, ora siamo indispensabili. Domani non si sa. Nel frattempo non siamo tutelati". Diverse le commesse su cui lavorano, alcuni rispondono perfino al numero di emergenza 1500, ma la voce è una sola: "Qui l'igiene non c'è mai stata. Una situazione grave, ma adesso l'allarme sale e abbiamo paura anche noi".

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"Lavoro in Almaviva da 19 anni e adesso rispondo per Alitalia - racconta una lavoratrice -. Nelle ultime settimane la situazione è diventata surreale. Eravamo in cassa integrazione, esuberi, non necessari, un peso. E' lunga la lista delle definizioni che abbiamo sopportato come se noi fossimo numeri e non persone. Il 20 febbraio la situazione cambia: revoca della cassa integrazione e la mole di chiamate che aumenta vertiginosamente. Mentre negozi e attività chiudono per una maggiore sicurezza di tutti, noi lavoriamo. Ma nessuno pensa alle condizioni in cui operiamo". 

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"Gli incassi dell'azienda dipendono dalle telefonate - racconta l'operatrice - cosi siamo stati tutti richiamati. Con un preavviso ridicolo di poche ore, i turni sono diventati più lunghi e i giorni liberi rinviati. I permessi negati o dati con il contagocce. Il datore di lavoro deve garantire anche la sicurezza dei sottoposti. Cosi non è. Non lo è mai stato. Solo da due giorni hanno iniziato a farci sedere a scacchiera. Provvedimento a dir poco tardivo. Le postazioni non vengono sanificate. O meglio siamo noi stessi a farlo. In fretta e furia perchè dobbiamo registrarci e iniziare a rispondere. Quindi sta a noi, con le nostre comunissime salviettine, pulire lo spazio in cui staremo per ore. Il gel igienizzante? Poco, pochissimo. Le finestre? Non si aprono quindi impossibile il ricambio d'aria. In fondo che volete che sia... un open space con centinaia di persone per ogni turno. La sporcizia dentro quei locali - rincara da dose - regna sovrana. Non è un problema nuovo, ma con l'emergenza Coronavirus è tutto più grave".

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"Ricordo a tutti - dice senza nascondere l'amarezza - che noi fino al mese scorso eravamo esuberi e che le proteste per difendere le nostre famiglie hanno dato fastidio a tanti. Adesso siamo indispensabili. Bene, ma allora dobbiamo essere tutelati. Siamo persone e anche noi rischiamo di contrarre il virus. Non pretendiamo di restare a casa, ma di potere scegliere se lavorare o no. L'azienda dovrebbe almeno ridurre le presenze, curare gli spazi in cui lavoriamo e farci stare al sicuro. Come, tra l'altro, è stato espressamente indicato dal presidente del Consiglio per tutti i lavoratori".

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almaviva messaggio-3Una richiesta che unisce tutti i lavoratori del call center. Non solo chi lavora su Alitalia. Ogni giorno a rispondere alle chiamate che arrivano al numero di emergenza 1500 ci sono tanti palermitani, anche loro da via Cordova. "Ero su un'altra commessa - spiega un'operatrice - quando sono stata avvisata tramite sms che avevo questo nuovo incarico. Era venerdì sera, iniziavo lunedi. Ci hanno fatto fare dei corsi di formazione e abbiamo iniziato. Siamo il primo 'livello'. Chiaramente - sottolinea - non forniamo indicazioni mediche o altro. Smistiamo a chi di competenza. Ma siamo in prima linea. Le chiamate sono migliaia al secondo. Non mi lamento del lavoro, lo faccio perchè è giusto, ma voglio anche io tutele".

Gli operatori parlano di situazione "critica". "Anche noi - dice - siamo seduti a scacchiera solo da un paio di giorni. Ma il cambio turno è rapido. Usiamo la stessa tastiera. Il collega del turno precedente si alza e subentra quello del turno successivo. Spetta al sigolo operatore, se vuole, pulire come può. Non è giusto. I guanti sono finiti quasi subito".

"E' curioso - ironizza - noi eravamo un peso per l'azienda, adesso 'il Paese ha bisogno di noi' come recita un sms che ci hanno inviato. Domani cosa accadrà? Al momento ci chiedono di fare straordinario anche se in busta paga il tempo che passiamo rispondendo alle chiamate, ad aiutare i cittadini, è considerato come 'ora supplementare' e quindi pagato meno dello straordinario. I permessi o i giorni liberi sono rinviati a eccezione di chi ha figli fino a 12 anni".

Da anni ormai i lavoratori Almaviva combattono una battaglia quotidiana per difendere il proprio lavoro, schiacciato tra perdita di commesse e delocalizzazioni. "Quando scendiamo in piazza - dice l'operatrice - diamo fastidio. Ce ne hanno dette di tutti i colori. Quando però c'è un problema lo risolviamo noi. Tv, internet, telefono, aerei, adesso il Covid-19. Siamo sempre noi quelli che rispondiamo alle domande più diverse. Siamo noi di turno giorno e notte. Siamo noi. Allora cosa siamo: esubero o risorsa indispensabile? Non è coerente trattarci da esubero quando si tratta di tutele ma darci doveri e responsabilità delle risorse indispensabili. Chiediamo solo di lavorare e di farlo in sicurezza".

Marcello Susinno-3Dalla parte degli operatori Almaviva si schiera il consigliere comunale di Sinistra Comune Marcello Susinno che con una lettera ha chiesto al sindaco Leoluca Orlando "un intervento per sensibilizzare l’azienda affinché prenda in considerazione l’ipotesi di attivare lo 'smart working' per il popolo del call center di Palermo che si divide tra due edifici, quello di via Cordova e via Ugo La Malfa. Continuo a ricevere segnalazioni - dice Susinno - da parte dei lavoratori preoccupati. La tensione sale, si contano circa 2800 impiegati. In questi giorni sembrerebbe che ci sia stata peraltro un’intensificazione dei servizi, dato che l’azienda è impegnata, tra l’altro, a rispondere al numero di pubblica utilità 1500, attivato per fare fronte alle domande dei cittadini sul Covid 19. Non è complicato – spiega Susinno – avviare una ricognizione tra i lavoratori per verificare le dotazioni informatiche di cui ciascuno è in possesso al fine di poter lavorare da casa. Anche smaltire parzialmente il flusso del personale nei due plessi – dice Susinno – per chi è in possesso di dotazioni informatiche, potrebbe costituire un dato importante. La questione riguarda anche i committenti, tenuti a dare il loro consenso, ma non credo che ciò possa costituire un problema data in piena emergenza Coronavirus".

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